[Interventi] Sull’ex Prandina solo aria fritta: è ora di agire

Elio Armano: continua a mancare almeno uno straccio di progetto o quantomeno una idea di massima, cosa preoccupante visto il dibattito partecipativo promesso attraverso lo strumento di Agenda 21

PADOVA. Guardare serenamente e senza alcun manicheismo la ormai annosa vicenda del destino dell’area importantissima dell’ex caserma Prandina, prevale sovra ogni cosa lo sconcerto e la delusione. Mentre il tempo trascorre inesorabilmente e all’amministrazione in carica (che chi scrive ha sostenuto fin dall’inizio) resta ormai solo un anno dalle elezioni, l’unica cosa certa è lo sparlare di parcheggi.

Una disadorna e squallida distesa di metri quadrati al servizio dei commercianti del centro illusoriamente convinti che così potranno uscire da una crisi che ha altre pesantissime cause. Si pensi alla proliferazione dei supermercati consentita dalla Regione, purtroppo passivamente subita, e soprattutto alla rivoluzione mondiale degli acquisti via Internet, con Amazon in testa. 

Andare in centro senza parcheggi è impossibile? Sembra di no, visto che in alcuni giorni, persino davanti al rischio del contagio, la città non è stata mai cosi affollata. Comunque sul futuro paiono prevalere idee contraddittorie che puntano all’autosufficienza dei servizi, commercio compreso, in ogni rione.
 
Tornando alla Prandina, continua a mancare almeno uno straccio di progetto o quantomeno una idea di massima, cosa tanto più preoccupante visto che proprio l’amministrazione in carica volle (e giustamente!) avviare in modo preliminare un esteso dibattito partecipativo attraverso lo strumento di Agenda 21.
 
L’input era quello di cogliere l’irripetibile occasione per tutta la città di liberare la grande area dell’ex caserma del Demanio scambiandola con l’area, ora spianata, di via Anelli mettendola a disposizione della Polizia di Stato per la futura nuova Questura. Un’operazione posta sotto il segno della coerente realizzazione di un segmento significativo di quel Parco delle Mura e delle Acque che Padova attende da tempo.
 
Spiace dire in modo schietto che finora si è cucinata solo aria fritta e lo si è fatto non sapendo, o fingendo di non sapere, che tutta l’area dell’ex caserma, e quindi non solo alcuni antichi edifici ormai pericolanti, sono sottoposti ad un vincolo inequivocabile di natura storica, culturale e ambientale. Un vincolo dal quale doveva e deve dunque partire qualsiasi ipotesi di utilizzo senza furbescamente “tirare per la giacchetta” i responsabili pro-tempore della Soprintendenza.
 
A proposito anche di parcheggi, chi scrive, già nel settembre del 2018, aveva dichiarato su questo giornale che la loro coesistenza, con una proposta di largo respiro, non era incompatibile, purché l’occasione culturale imperdibile non fosse pregiudicata. Ora la minestra brucia ormai sul fuoco e non c’è più spazio per trucchetti, dilazioni e travestimenti: si vuole dimostrare di volere – e sapere – fare qualcosa di tangibile prima che i Padovani siano chiamati nuovamente alle urne, non lasciando la patata bollente a chi verrà dopo? 
 
Finché si “studia”, bisognerebbe da subito, predisponendo la permuta con lo Stato, fare almeno quattro cose: 1) Attivare con urgenza le procedure per metterle in sicurezza gli edifici vincolati e in pericolo di crollo; 2) Abbattere gli insicuri fabbricati lungo l’attuale via Orsini e ripristinare l’originaria sede stradale “liberando” subito le Mura; 3) Prendere in cura il verde esistente nell’area; 4) Comprendere nell’atto di permuta anche la grande “Stalla ottocentesca”, compresa nel vincolo ma rimasta di proprietà demaniale. —
 
*già consigliere regionale
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