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"Ho vinto il tumore grazie ai nostri medici padovani, ecco la mia storia"

La testimonianza: "Un giorno mi sono alzata dal letto e tutti i miei ricordi erano scomparsi, un periodo burrascoso ma gli "angeli" ci sono"

PADOVA Lo scorso novembre la mia vita è cambiata dopo aver scoperto di dover affrontare un brutto nemico. Sono Anna Maria: Donna, moglie di Giampietro, mamma di quattro figli e nonna di sette splendidi nipoti.

Sono sempre stata molto attenta alla mia salute: ho seguito una sana alimentazione, effettuato controlli periodici e dedicato le giuste attenzioni al mio corpo. Ma non sempre la cura di se stessi è sufficiente: una maledetta mattina di novembre mi sono alzata con la mente annebbiata: la mia memoria mi aveva lasciato da un giorno all’altro.

Non ricordavo chi fossi, dove mi trovassi e chi fossero le persone che mi circondavano. I miei ricordi erano completamente svaniti e sentirmi spaesata nella mia casa, non riconoscendo le persone che mi circondavano, è stato un trauma molto forte.

Sono stata portata in pronto soccorso d’urgenza e, nell’attesa dei medici, sono rimasta per diverso tempo sola con la mia testa confusa. I pensieri erano offuscati, le parole non uscivano e tutto sembrava scombinato. Tac, risonanze, visite neurologiche, la comprensione della mia confusione era l’obiettivo dei medici che mi seguivano e nel giro di qualche giorno la situazione è risultata subito chiara: una piccola ma infima massa premeva il cervello, offuscando la vista e confondendo il sistema cognitivo. Una piccola parola che ha un’enorme forza di sconvolgerti la vita: tumore.

Ho attraversato giorni burrascosi e la mia famiglia è stata travolta con me. Nei giorni successivi al ricovero il cortisone era diventato il mio più grande alleato: le dosi che assumevo erano direttamente proporzionali alla mia lucidità e più nella mia mente tornava la luce, più la consapevolezza del nemico ad attendermi era grande.

Con l’arrivo di dicembre la situazione era diventata giorno dopo giorno ancor più inequivocabile: tentare di asportare il tumore con un’operazione era l’unica via percorribile.

I giorni che hanno preceduto il 15 dicembre sono stati indubbiamente i più difficili dei miei settant’anni. Ansie, paure e dubbi erano diventati i miei inseparabili compagni di stanza, ma con loro, al mio fianco, si erano mostrati anche i miei più fedeli alleati: i medici dell’Ospedale di Padova.

L’atteggiamento dei medici è stato esemplare: disponibilità, presenza, dignità, conforto, chiarezza e grande umanità. Sono stati dei grandi professionisti che hanno reso il mio umore sempre sereno e fiducioso.

Ero fermamente convinta di essere in ottime mani dato che sapevo per filo e per segno ciò che mi aspettava: conoscevo il male che mi aveva colpito, l’intervento che avrei dovuto subire, le terapie che avrei dovuto iniziare, i benefici e gli enormi rischi dell’operazione. Non nego di aver avuto un’enorme paura, ma il 15 dicembre ho vinto io. Ho superato la prima battaglia, ma la “guerra” non è vinta. Il male è ancora qui con me e mi aspettano mesi duri, ma devo ringraziare il reparto di Neurochirurgia del prof. D’Avella e Neurologia del prof. Corbetta per avermi fatto il più bel regalo della mia vita: un altro Natale a casa con la mia grande famiglia.

Ci tengo, in particolare, a elogiare l’operato del prof. Denaro e della dott.ssa Perini: un “grazie” di cuore per l’umanità e la dedizione alla vostra missione. Una menzione speciale, infine, la devo anche al futuro della nostra sanità: i medici specializzandi Garbin, Crivellari e Caliri. Abbiate fiducia nella sanità pubblica e nei nostri medici, perché troppo spesso dubitiamo della loro eccellenza. —

Anna Maria Piva
 

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