Teatro Olimpico Lo spettacolo è nella sua bellezza

Palladio lo immaginò, morì senza vederlo compiuto è uno dei gioielli italiani più celebri e ammirati nel mondo



«Se queste opere non si vedono di persona, uno non può farsene un’idea» disse Goethe quando, arrivato a Vicenza, aveva appena visitato il Teatro Olimpico e altri edifici palladiani. E anche se oggi la tecnologia consente di ammirare immagini di ogni genere, è solo entrando al Teatro Olimpico che si può capire tutta la magnificenza di quello che è il primo teatro coperto in muratura al mondo. Che oltre a questo primato oggettivo ha anche quello, più soggettivo ma largamente condiviso, di essere il più bello mai realizzato, dove lo spettacolo è in scena dal 1585, anno della sua memorabile inaugurazione.


Maestoso

E lo spettacolo è la sua cavea gradinata ellittica cinta da un colonnato con statue sul fregio, fronteggiante un palcoscenico rettangolare e un maestoso proscenio su due ordini architettonici, aperto da tre arcate e ritmato da semicolonne, all’interno delle quali si trovano edicole e nicchie con statue e riquadri con bassorilievi. Così l’aveva immaginato Palladio quando ricevette l’incarico dell’Accademia Olimpica cui apparteneva, che aveva acquisito dal Comune di Vicenza l’area del castello di San Pietro adibita a carcere per realizzare la propria sede e dotarla di un teatro stabile, in un’epoca in cui i teatri non erano edifici ma allestimenti temporanei, spesso nei cortili o nei saloni dei palazzi. Ispiratosi ai teatri romani descritti da Vitruvio ma adattandoli agli spazi degli edifici preesistenti, Palladio ne approntò il progetto ma vide solo iniziare i lavori, nel maggio del 1580, poiché mori nell’agosto successivo e il progetto fu portato avanti dal figlio Silla e successivamente dall’allievo Vincenzo Scamozzi, che realizzò anche le scene per l’opera d’inaugurazione, Edipo Re di Sofocle. Una scenografia divenuta poi parte integrante del teatro: riproduce le sette vie di Tebe che si intravedono nelle cinque aperture del proscenio con un raffinato gioco prospettico. Sempre a Scamozzi fu affidata, poi, la realizzazione degli ambienti accessori: l’Odeo, ovvero la sala dove avevano luogo le riunioni dell’Accademia, e l’Antiodeo, decorati nel Seicento con riquadri monocromi del pittore vicentino Francesco Maffei.

Il lungo silenzio

La fama di un tale teatro si sparse rapidamente in tutta Italia suscitando l’ammirazione di quanti vi vedevano materializzato il sogno umanistico di far rivivere l’arte classica; ma, nonostante un avvio esaltante, l’attività fu interrotta dalla censura imposta dalla Controriforma e il teatro si ridusse a semplice luogo di rappresentanza, così che accolse papa Pio VI nel 1782, l’imperatore Francesco I d’Austria nel 1816 e il suo erede Ferdinando I nel 1838. Solo a metà dell’Ottocento ripresero saltuariamente le rappresentazioni classiche, ma solo dopo il 1948, scampato il pericolo della Seconda Guerra Mondiale che lo lasciò incolume, e dopo il rimontaggio delle scene scamozziane poste al sicuro durante la guerra, ricominciò l’attività teatrale. Quella di un teatro che non ha eguali al mondo. (teatrolimpicovicenza.it). —

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