Bassa padovana Paesaggi e manufatti una terra di bonifiche

Un percorso turistico semisconosciuto e alternativo tra fiumi e ponti, alla scoperta delle idrovore



Un tempo boschi e acquitrini, spazi incolti e paludi. Oggi un tessuto di terreni coltivabili, canali e fiumi che segnano confini e ritmi di piccoli paesini di campagna. Un puzzle di vita, lavoro e natura tenuto in equilibrio nei secoli da pregevoli opere di idraulica, alcune delle quali ancora oggi visibili. La Bassa padovana offre un percorso turistico alternativo tra idrovore e manufatti, calati in questo territorio prima dai monaci benedettini e poi soprattutto dalla Serenissima, “madre” della grande bonifica di questa fetta di Veneto.




Costeggiando il fiume Frassine, una delle prime tappe è quella delle Tre Canne, appena oltre l’abitato di Vighizzolo d’Este, il secondo comune meno popoloso della provincia padovana. Le Tre Canne sono i tre fornici che alimentano la cosiddetta “botte” e che permettono all’acqua del Fratta di passare sotto al letto del Frassine. È grazie a questo capolavoro d’idraulica che, nel quindicesimo secolo, vengono drenate le acque di quello che fu il lago di Vighizzolo, dove il Fratta si impaludava. A qualche minuto dalle Tre Canne, sempre a Vighizzolo, immersa nella natura si trova l’idrovora Cavariega e, a una manciata di chilometri verso Megliadino San Vitola, quella del Vampadore: costruita nel 1880, si segnala per la bellezza dell’edificio e per la superba perfezione ingegneristica dei suoi canali. I motori Tosi, che nel 1924 sostituirono le vecchie pompe a gas, funzionano ancora con meccanica precisione.



Per ritornare indietro di un millennio, e farsi un’idea di come era questa terra prima della bonifica, in direzione opposta ci si spinge per sette chilometri ed è possibile visitare il Bosco dei Lavacci, tra Sant’Urbano, Granze e Villa Estense. Noto anche come Bacino Valgrande, di fatto è una striscia golenale tra il fiume Gorzone e il canale Masina. È uno degli ultimi e rari esempi di foresta umida che, ancora in epoca medievale, interessava parte delle zone acquitrinose della Bassa Padovana. Si tratta di un’area boschivo-paludosa di circa quattromila metri quadri, dove trovano rifugio una grande varietà di specie animali e floreali.



Ancora, a Sant’Urbano, una visita merita Villa Nani-Loredan, piccolo gioiello di campagna che conserva un ciclo di affreschi di Carletto Caliari, allievo del Veronese. Suggestivo esempio di manufatto idraulico storico è invece la vicina Rotta Sabadina. È quanto rimane della chiusa che un tempo regolava l’afflusso d’acqua a uno dei diversivi più importanti dell’Adige, che permetteva il traffico fluviale delle merci tra i territori a ridosso del Polesine, l’area dei Colli Euganei e Padova. Non esiste un percorso segnato e, anzi, la magia di questi luoghi è proprio incontrare a sorpresa spazi incontaminati, ponti immersi nel silenzio o vecchie chiesette di campagna. —



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