La Lessinia Terra di prati, di pietre e di leggende

L’altopiano a nord di Verona è una continua scoperta i fossili, la grotta infinita e quel ponte che ispirò Dante



Una regione di prati e di pietre, popolata da fade dispettose e punteggiata di cavità misteriose, struggenti contrade e natura generosa abitata dall’uomo fin dal Paleolitico. La Lessinia, il vasto e articolato altopiano a nord di Verona, è solcato da numerose valli a canyon (dette vajo) e ricco di dolci cime erbose alternate, a nord, ad ardue strutture rocciose che precipitano nella profonda valle di Ronchi: armoniosi contrasti paesaggistici che offrono al visitatore spettacolari fenomeni carsici, giacimenti fossili unici al mondo, figure sacre scolpite nella pietra che sottolineano il legame degli abitanti di questi luoghi con quelle formazioni rocciose che milioni di anni fa, qui, hanno preso il posto del mare.


QUANDO C’ERA IL MARE

Sono numerosi, infatti, i fossili del Mesozoico che di quel mare raccontano, mentre quelli più recenti, del Terziario, ci restituiscono oltre 300 specie diverse di pesci nel solo comprensorio di Bolca. Ritrovamenti così ben conservati e così ricchi che già nel Cinquecento fecero conoscere in tutta Europa i siti di Purga, Monte Postale, Monte Spilecco, Monte Vegroni e Pesciara. Quest’ultimo è oggi uno dei siti paleontologici più conosciuti e importanti al mondo, poiché in poche centinaia di metri quadrati sono stati ritrovati circa 100 mila reperti, soprattutto fossili di pesci e piante: esseri vissuti 50 milioni di anni fa conservatisi perfettamente grazie a processi di trasformazione dei sedimenti in roccia e a quelli di fossilizzazione. La maggior parte dei rinvenimenti (che proseguono ancor oggi, senza soluzione di continuità) è ora esposta al Museo di Storia Naturale di Verona e, soprattutto, al Museo di Bolca. (museodeifossili.it).

COVOLI, FADE E FOSSILI

A Camposilvano, pochi chilometri a nord di Velo Veronese, si trova l’enorme “Covolo” originato dal pozzo di crollo di una vasta grotta e attrezzato per facilitare l’accesso all’ampia zona ancora all’aperto: le inversioni termiche al suo interno causano sempre molto freddo, precipitazioni acquose e talvolta nevose anche in piena estate. Un fenomeno tanto insolito che ha fatto del luogo, nella fantasia popolare, una delle dimore delle bellissime e imprevedibili “fade”, la cui tradizione è ben viva in tutta la Lessinia, soprattutto nella zona intorno a Camposilvano. Qui, pare, fu anche richiesto l’intervento del cardinale Carlo Borromeo, di passaggio in Lessinia per andare al Concilio di Trento, per metter pace tra le leggendarie creature e la popolazione locale. Molto probabilmente non è andata proprio così, ma sta di fatto che la chiesa del paese è dedicata, dal 1606, proprio a San Carlo Borromeo. Leggende a parte, la frequentazione del Covolo è stata pressoché ininterrotta dai tempi dell’uomo di Neanderthal e forse prima, come testimoniano i reperti custoditi nel Museo Geopaleontologico di Camposilvano, tra i quali ossa di animali residui di battute di caccia, pugnali e arnesi in selce, armi romane, e punte di frecce di balestre collezionate da Attilio Benetti (1923-2013), nato proprio nei pressi del Covolo e divenuto – pur se autodidatta – uno dei riferimenti internazionali dello studio dei fossili. Nel 1999, la Comunità Montana della Lessinia ha trasformato la sua incredibile collezione privata in un moderno e funzionale museo geopaleontologico, ricchissimo sia di reperti locali, sia di fossili provenienti da molte parti del mondo. (museocamposilvano.it).

Altro sito museale particolarmente significativo è il Museo Paleontologico e Preistorico di Sant’Anna d’Alfaedo, che custodisce un’interessantissima collezione di selci e altri reperti preistorici ritrovati soprattutto nell’area del Ponte di Veja e della Grotta di Fumane, ma anche di fossili rinvenuti nelle cave di pietra della zona, tra i quali un eccezionale esemplare di squalo lungo oltre sei metri. (045.7532656). Ma, come per gli altri musei della Lessinia, il percorso museale è soprattutto una finestra sull’offerta della zona, che nei dintorni di Sant’Anna può proporre un’escursione sul Corno d’Aquilio (m. 1545) per ammirare la grandiosa visione sulla val d’Adige e sul dirimpettaio monte Baldo, oppure il dolcissimo altopiano di malga Fanta. Qui si apre anche la celebre dolina della Spluga della Preta, una delle grotte più profonde al mondo con pozzi che raggiungono la profondità di quasi mille metri finora esplorati: una delle mete più ambite dagli speleologi di tutto il mondo, cui nei pressi è anche dedicata una chiesetta. Senza dimenticare l’imponente Ponte di Veja, il più grande ponte naturale d’Europa ritratto anche da Andrea Mantegna nel Palazzo Ducale di Mantova e che tradizione vuole abbia ispirato Dante per l’ottavo cerchio dell’Inferno (Malebolge); così come non si può non citare la Grotta di Fumane, uno dei maggiori siti archeologici preistorici d’Europa, frequentata a più riprese forse da 100mila fino a 30mila anni fa, dove sono state rinvenute numerose e tracce della vita dell’uomo di Neanderthal (grottadifumane. eu).

LA VALLE DELLE SFINGI

Ma è nei pressi di Camposilvano che la Lessinia esprime tutta la sua assoluta originalità, con la piccola e singolare Valle delle Sfingi: una serie di monoliti disseminati in un dedalo di passaggi erbosi, forme modellate in migliaia di anni grazie alla diversa erosione di due tipi di calcare. Fino a qualche decennio fa si chiamava Vajo del Brutto e Brutto si chiama ancora oggi il piccolo agglomerato rurale posto a metà valle, ma poiché la sua notorietà ha valicato i confini locali, un nome più accattivante era necessario. Le “sfingi” sembrano comporre un’immaginaria città di roccia, ai piedi di uno spuntone dove un monolite più grande, il “Sengio dell’Orco”, rimanda ad altre storie fantastiche. —

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