Villa Pisani La meraviglia viene dai fasti del passato

Un monumento simbolo che tutto il mondo conosce la storia sta tra le mura e nei tanti segreti del parco 



“Nelle ville sulle rive del Brenta il lusso dispiega tutto il suo fasto”, secondo Carlo Goldoni. E Villa Pisani di Stra, delle ville sul naviglio del Brenta è la regina. I fratelli Alvise e Almorò Pisani, nel 1720, iniziarono a costruirla perché potesse offrire “tutto quello che può ricreare la vista e soddisfare il gusto”, celebrando così i Pisani all’apice del potere.


L’apoteosi

Tanto che per un adeguato ritratto di famiglia fu chiamato Giambattista Tiepolo, che ne dipinse l’apoteosi sul soffitto della grande Sala da Ballo dove convergono le stanze del piano nobile. Un insieme raro e grandioso, anche negli arredi, che sono ancor oggi in gran parte originali. Ma il crollo della Repubblica prima e il vizio del gioco poi, spinsero i Pisani a vendere, nel 1807, la villa a Napoleone, nel frattempo diventato re d’Italia, che la concesse al figliastro Eugenio Beauharmais, suo vicerè. Il quale impose grandi cambiamenti sia in molte sale della residenza (mettendo a rischio il soffitto dipinto da Tiepolo, fortunatamente sfuggito alla demolizione) sia nel parco. Poi, nel 1814 arrivarono gli Asburgo, e la Villa divenne luogo di villeggiatura dell’imperatrice Marianna Carolina, che vi ospitò l’intero gotha dell’aristocrazia europea. Dopo l’annessione del Veneto al regno d’Italia, i Savoia la cedettero al Demanio e diventò museo nel 1884, nonché prestigiosa sede di rappresentanza che nel 1934 accolse anche il primo incontro ufficiale tra Mussolini e Hitler.

La storia degli ultimi due secoli è passata nelle sue stanze. Ma anche nel suo parco, che con i suoi undici ettari occupa un’intera ansa del naviglio del Brenta ed è organizzato su lunghe prospettive che richiamano quelle della reggia di Versailles. Che il parco, già nel progetto originario, fosse protagonista del fasto tanto quanto la villa lo testimoniano il padiglione quadrangolare classicheggiante della Kaffee-haus e la sua sottostante ghiacciaia; l’Esedra, originale padiglione esagonale con archi dove si incrociano due assi prospettici; lo spettacolare fondale delle Scuderie; il grandioso parterre fiancheggiato da due viali di ippocastani allineati ai portali che si aprono simmetrici ai lati della villa, il prezioso e famoso labirinto botanico.

il lato verde

In epoca napoleonica fu aggiunto il boschetto inglese e gli orti ornamentali furono trasformati in orangerie, mentre l’Ottocento austriaco portò una grande attenzione alla botanica, con le serre tropicali e l’inserimento di grandi esemplari arborei, e gli agrumi diventarono anche un’importante voce economica per la gestione della Villa, poiché richiesti in Italia e non solo: ne furono inviati nella reggia di San Pietroburgo e in quella di Vienna. E poi c’è quel grande bacino monumentale che riflette il pronao colonnato delle scuderie, realizzato nel 1911 per le ricerche idrotecniche dell’Università di Padova, e poi trasformato con l’aggiunta della vasca trilobata balaustrata: una vasca scientifica sul quale la meraviglia ha preso il sopravvento. —

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