Fumane I simboli e i sapori di Villa Della Torre

Una metafora del viaggio morale costellato di insidie che oggi apre le porte all’accoglienza culturale



Una domus romana ma anche una villa rinascimentale, una nobiliare casa di campagna ma anche un originale progetto umanistico. Un originale intreccio di simbolismi, pulsioni religiose, percorsi intellettuali e audacia compositiva. Tanto che non somiglia affatto alle vicine e coeve ville palladiane e riecheggia, piuttosto, la fastosa inventiva del mantovano Palazzo Te.


Nuovo splendore

Villa Della Torre è un episodio unico, tra le tante dimore di alto valore storico e architettonico che punteggiano la Valpolicella. Nella quale, al mix di laicità e senso del sacro della famiglia Della Torre che ne terminò la costruzione nel 1560, si sono aggiunti nel 2008 lo spirito imprenditoriale e la sensibilità culturale di Marilisa Allegrini: “Lady Amarone” le ha donato un nuovo splendore e l’ha aperta alle visite, all’accoglienza e alla programmazione di appuntamenti culturali, non senza un’aura di amabile mondanità. Se un primo edificio sorse già nel Duecento, fu intorno al XV secolo che subì i primi grandi ampliamenti e le più significative trasformazioni. Ma fu Giulio Della Torre, intellettuale di grande cultura e umanista capace di importanti relazioni sociali, che all’inizio del XVI secolo conferì a “el palasso”, come gli abitanti di Fumane lo chiamano ancora oggi, il suo massimo splendore. Intorno al 1545 la villa era ultimata, secondo uno schema che ricorda quello delle antiche domus latine, con al centro un cortile con peristilio delimitato da pilastri con capitelli dorici in pietra appena sbozzata. Alla esplicita ricerca di puro edonismo della “villa di ozi” – con prospettiche fughe di piani fino al giardino e alla pescheria, tra fontane e giochi d’acqua ma anche con giardini chiusi da mura di cinta che paiono voler definire un mondo esclusivo e astratto – sovrappose, o contrappose, la metafora del viaggio morale, costellato di insidie, tra il Bene e il Male, come evidenziano recenti studi sui suoi simbolismi. Espresse così una concezione “altra” rispetto alle Ville Venete che sorgevano intorno, assecondando i canoni fissati dagli scrittori della latinità ed espliciti richiami a passi biblici. Che diventano eclatanti nella grotta affacciata sul giardino inferiore, che evoca un antro infernale ed è realizzata con massi dai quali spunta la figura di un mostro con la bocca spalancata e pareti con un mascherone demoniaco.

Declino e rinascita

E ancor più spettacolari nei decori dei quattro grandi camini, stucchi a mascherone allegorici unici nel loro genere: uno rappresenta Satana; un altro un Leone che ruggisce. Poi, i due Unicorni: uno simboleggia Cristo e la vittoria sul male e l’altro salvifico, con gli occhi rivolti verso il cielo. Nella seconda parte dell’Ottocento visse un declino culminato nei danni inflitti dalla Seconda Guerra Mondiale. Dopo i restauri avviati negli anni Cinquanta, negli ultimi dieci anni ha ritrovato la nuova vita di una residenza storica dedicata all’arte e ai sapori del territorio, e ai grandi vini che nascono proprio nelle colline che la abbracciano. —

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