I set del Polesine, il paesaggio amato dal cinema

Sulle tracce di Antonioni, Visconti e Mazzacurati, nella terra dove non ci sono ostacoli allo sguardo

ROVIGO. Le guide, per questo tour nel Polesine, sono Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Carlo Mazzacurati. I riferimenti non sono cartine o mappe, bensì le locandine di film come “Il grido” o “La giusta distanza”. Le suggestioni dell’acqua, della natura e dei monumenti rimbalzano in questo tour contro i volti di Sophia Loren, Franco Nero o Stefano Accorsi. C’è il turismo naturalistico, c’è quello storico, quello religioso e perché no, anche quello cinematografico. E il Polesine non sfugge a questa nicchia, anzi.



È davvero possibile visitare la provincia di Rovigo – da Melara al Delta del Po, da Occhiobello allo stesso capoluogo – inseguendo i miti del cinema che hanno scelto come set d’eccezione questa terra, racchiusa tra il Po e l’Adriatico. Alberto Barbera, critico cinematografico e direttore della Mostra di Venezia, racconta il Polesine come luogo in cui «gli uccelli volano più bassi del pelo dell’acqua, lo sguardo si perde all’orizzonte senza incontrare ostacoli più di alti di un palo della luce, di un campanile che esita a competere in altezza con l’albero più svettante, di un rudere piantato nell’acqua di uno stagno». Ed è proprio questo che si incontra percorrendo il Polesine con l’occhio del cinefilo.

Partendo dall’estremo occidente polesano ecco Melara: due chiese, tre oratori, un campanile che sorge sui ruderi di un castello, e un film – “Il mulino del Po” di Alberto Lattuada – girato qui nel 1948. La pellicola passa anche per Occhiobello, scelto poi da Michelangelo Antonioni per “Il grido”, film del 1957 considerato tra i migliori cento della storia italiana.



Arrivare qui, oltre che re-immergersi nelle suggestioni viste sullo schermo a mezzo secolo di distanza, è anche l’occasione per un primo incontro con il Po e per gustare i piatti della tradizione locale, “ciupeta” (il famoso pane), cappellaci e salama da sugo su tutti.

Attraversare questi luoghi significa anche vivere le atmosfere di “Ossessione”, capolavoro di Luchino Visconti del 1943, per poi spingersi verso i ben più urbanizzati centri di Rovigo – che in sessant’anni ha già fatto da set a una dozzina di film italiani (girati da registi come Ferdinando De Laurentis o Pupi Avati) – e di Adria, teatro del pluripremiato “L’estate di Davide” diretto nel 1998 da Carlo Mazzacurati. Che poi, soprattutto a Porto Tolle – e siamo ormai al Delta – porta “La giusta distanza”, suggestiva testimonianza di una terra che muta ma che paradossalmente resta immobile. “Paisà” di Roberto Rossellini, “La donna del fiume” (che consacra come diva la Loren) di Mario Soldati, “Scano Boa” di Renato Dall’Ara sono il miglior documentario che prepara alla visita del Delta del Po, labirinto di vie d’acqua che sta conoscendo una vera e propria ascesa turistica. 

IL PO DI ANTONIONI

Il Delta del Po accompagnati da Michelangelo Antonioni? Prima del tour lungo il fiume e i suoi meandri, obbligata è la visione di “Gente del Po” (il film che ha visto perdere gran parte del materiale con la guerra), ma anche “Il grido”, “Deserto rosso” e “Al di là delle nuvole”, co-diretto con Wim Wenders. Un viaggio esistenziale, prima che fisico.

VISCONTI E IL POLESINE

Nel Polesine, Luchino Visconti trova un luogo distante dal rigido controllo esercitato da Cinecittà e dalla censura fascista. Qui – tra Canaro e Fiesso – il regista gira “Ossessione” (1942), la pellicola che di fatto inaugura il neorealismo italiano. Quattro anni dopo, verso il Delta, toccherà a Roberto Rossellini portare nel rodigino il suo “Paisà”. 

MAZZACURATI E IL NONNO

Carlo Mazzacurati e il Polesine sono protagonisti di una lunga storia d’amore: il compianto regista, che ha conosciuto queste terre andando a pesca con il nonno, ha girato tra Crespino e Portotolle il fortunato “La giusta distanza”, e prima ancora a Papozze “Il toro”, quindi ad Adria “L’estate di Davide” e poi ancora “Notte italiana” tra Ca’ Venier e Ca’ Vendramin. 

STORIA RECENTE

Il Polesine è diventato set per il grande schermo anche negli ultimi anni. Il ponte sul Po di Occhiobello, ad esempio, è set di una scena madre di “Made in Italy” di Luciano Ligabue, quella in cui Stefano Accorsi (che con il Liga aveva già recitato nel fortunato “Radiofreccia”) tenta di farla finita gettandosi dalla massiccia e caratteristica struttura in ferro. 

Il Delta in bici: la parte orientale del Polesine vive sul Delta del Po, che è anche zona protetta da un Parco. L’ideale è attraversarla in bici.

Il capoluogo: si sono moltiplicate, negli ultimi anni, occasioni e iniziative turistiche a Rovigo città. Informazioni su rovigoinfocitta.it.

Nel 2018 il legame tra Polesine e cinema è stato protagonista di "Cinema! Storie, protagonisti, paesaggi”, mostra ospitata da Palazzo Roverellaa Rovigo e curata da Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune, ha rappresentato un inedito focus sulla singolare attenzione che il cinema ha da sempre nutrito per il Delta del Po.
 

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