Possagno: Canova e il Tempio, un segno indelebile

Nel paese natale del grande artista per scoprire le sue opere e l’incessante lavoro di conservazione

POSSAGNO (Treviso). Il dialogo tra la candida e armoniosa mole e il verde dei colli e dei monti, è parte integrante del paesaggio della Valcavasia, dove la morbidezza delle colline asolane digrada da un lato verso la riva occidentale del Piave e dall’altro incontra i contrafforti meridionali del Monte Grappa.

Ingigantito dall’isolamento nei vasti spazi della valle, il Tempio di Possagno è una sorta di monumentale e incantevole faro ben visibile già in lontananza che indica il paese natale, il genio e anche l’ultima dimora di Antonio Canova.



Le ferite della guerra

La titanica chiesa parrocchiale di Possagno, che nel 1818 il suo più illustre cittadino volle finanziare con l’aiuto della manodopera dei compaesani, si presenta con il pronao dorico del Partenone e il corpo circolare a cupola emisferica del Pantheon: due archetipi dell’architettura classica con il quale l’artista ha voluto lasciare il proprio segno indelebile nella sua terra natale, dov’era convinto che nulla della sua inarrivabile produzione artistica sarebbe rimasto.

È per merito del suo fratellastro, il vescovo Giovanni Battista Sartori, che la convinzione dell’artista si rivelò, fortunatamente, sbagliata. Fu lui, infatti, a far realizzare la Gypsoteca, eretta tra il 1834 e il 1836 accanto alla casa di famiglia, e a raccogliervi quasi tutti i modelli originali in gesso del suo studio romano di via della Colonnette. Gessi che, dopo gli amorevoli restauri dello scultore Pasino Tonin (primo conservatore), furono esposti cercando di ricreare la disposizione nell’atelier dello scultore. Purtroppo, nel 1917, una granata colpì la Gypsoteca: alcune opere furono completamente distrutte e molte altre gravemente lesionate, ma una grandiosa opera di restauro (dei conservatori Stefano e Siro Serafin), consentì di riaprire il museo già nel 1922 e, per prevenire nuovi danni, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i gessi furono trasferiti al Tempio, dove rimasero fino al 1946.

Ora il Museo – gestito come tutto il lascito dello scultore, dalla Fondazione Canova – si compone di padiglioni espositivi ricavati in edifici di epoche diverse: l’originaria Ala Ottocentesca a forma di grande basilica a tre arcate; l’Ala Scarpa, commissionata nel 1955 all’architetto Carlo Scarpa per accogliere nuove acquisizioni e tutti i bozzetti in argilla e in terracotta; la seicentesca Casa Canova, restaurata nel Settecento dallo stesso artista, che vi inserì una Torretta come atelier per la pittura, e poi nell’Ottocento per ricavare la Sala degli Specchi, dove aveva depositato i suoi arredi migliori in stile impero. Infine, vi è l’Ala Nuova, realizzata nel 1992 e destinata a convegni e mostre d’arte contemporanea. (museocanova. it).

L’icona

Di fronte all’ingresso del complesso inizia la salita dello Stradone del Tempio, che si staglia su un rilievo circondato da un vastissimo sagrato che rende ancora più solenne la grazia e la forza del suo pronao sorretto da una doppia fila di otto colonne in chiaro materiale calcareo: un’icona senza tempo. (tempiocanoviano. it). 

I PERSEI

Il Parco di Casa Canova, in origine terreno coltivato a foraggio per gli animali da stalla domestica, è delimitato da una cinta di piante ad alto fusto. La tradizione identifica l’area con i quattro campi detti persei, acquistati da Canova con quanto ricavato, nel 1801, dalla vendita della statua del Perseo a papa Pio VII, tuttora ai Musei Vaticani.

IL GIARDINO

Una bassa siepe delimita il calpestio davanti al portone d’ingresso di Casa Canova, mentre aiuole circolari di roseti colorano il primo tratto del giardino. Oltre una splendida cancellata in ferro di fine Settecento si apre il Brolo, con alberi diversi e rari: nell’angolo a sud-est offre ancora la sua ombra un pino italico piantato da Canova nel 1799. 

LA TOMBA

Il Tempio, parrocchiale di Possagno, fu consacrato nel 1832, dieci anni dopo la morte di Canova. Accoglie al suo interno di grande effetto spaziale numerose opere e la tomba dell'artista, morto a Venezia dove rimasero il suo cuore e la sua mano destra: il resto del corpo fu deposto in un’urna nella vecchia chiesa di Possagno fino al completamento del Tempio. 

IL MUSEO

L’allestimento del Museo Canova ha subito alcune variazioni a causa dei danni bellici, ma anche grazie a Carlo Scarpa che ha creato spazi in cui l’incidenza della luce naturale esalta le opere canoviane distribuite su livelli sfalsati. All’esclusività della collezione si aggiunge quella dell’allestimento, l’unico interamente completato dal grande architetto.

Dove: alle pendici trevigiane del Monte Grappa, il piccolo paese che diede i natali all’artista che sapeva far parlare il marmo.

Cosa: Canova a Possagno, dalla stanza dov’è nato alla tomba. Passando per gessi, marmi, archivi, tele, disegni e persino un pino. 
 

Frullato di fragole, carote e semi oleosi

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi