Val Montina, negli spazi selvaggi ospiti della natura

Nel suo territorio qualsiasi attività umana è proibita ma oggi un progetto consente di visitarla in sicurezza

PERAROLO DI CADORE (Belluno). Ci sono tante storie semplici, di quotidiano contendere alla montagna le risorse necessarie alla vita, inscritte nelle pieghe delle inospitali valli e degli aspri crestoni della selvaggia Val Montina, quasi nascosta tra i monti che fanno da spartiacque tra la Valle del Piave e la zona friulana nel bacino del Tagliamento.

Eppure, anche se pressoché inaccessibile e attraversata da torrenti impetuosi e cascate possenti, la Val Montina è stata a lungo sfruttata dall’uomo, che l’ha disboscata per secoli per ricavare legname o per ampliare prati e pascoli, che ha costruito sentieri e teleferiche per convogliare i tronchi verso il torrente Montina perché da lì arrivasse fino al Piave.



Luoghi riconquistati

Per secoli, infatti, dal fondovalle di Perarolo di Cadore sono partite le zattere per il trasporto del legname diretto a Venezia per via fluviale. Poi, a partire dalla fine dell’Ottocento, quell’arduo disboscamento smise di essere remunerativo e tutta l’area fu velocemente abbandonata: l’unica malga ancora utilizzata, la casera Valmontina, chiuse a metà del Novecento.

E la natura ha continuato a fare il suo corso totalmente indisturbata. Questa, in estrema sintesi, la storia della Val Montina, che nel 1994 il Comune di Perarolo e l’allora Azienda Regionale delle Foreste (ora Veneto Agricoltura, che la gestisce) dichiararono prima area alpina europea “Wilderness” (letteralmente “selvaggia”). Dando spazio a una “selvaggità” reale, ma più percepita che vissuta dai visitatori, poiché nel suo territorio qualsiasi attività umana è proibita e inoltrarsi nella sua fitta vegetazione è un’impresa che solo gli escursionisti più esperti possono affrontare.

Ma mentre la natura, da molti decenni, ricostruisce i suoi equilibri, Perarolo, che fu un fiorente centro grazie al commercio del legname, ha assistito dapprima alla perdita della sua principale leva economia e poi, negli anni Ottanta, all’esclusione dalle rotte turistiche verso le Dolomiti, dopo la costruzione del ponte Cadore che evita i tornanti dell’antica (e bellissima) strada Cavallera, che collega il paese a Pieve di Cadore.



Aspettando la casera

Negli ultimi anni, però, una parte della Val Montina ha cominciato ad essere valorizzata come polo di attrazione turistica, pur nel rispetto della sua inviolabilità: il restauro della casera Valmontina avrebbe dovuto restituire, già la scorsa primavera, una struttura ricettiva da raggiungere attraverso un percorso escursionistico facile e appassionante, che prevede anche il passaggio su un ponte tibetano.

E se l’inaugurazione della rinata casera è stata rinviata al prossimo anno, l’ardito lungo ponte assicura già dal 2018, assieme al passaggio delle infrastrutture necessarie all’edificio, una spettacolare passeggiata sospesa sulla forra di uscita del torrente Montina per visitare le propaggini dell’area protetta. Una passerella d’acciaio che suscita curiosità già a vederla, da lontano: percorrerla regala la sensazione di camminare nel vuoto, ma in assoluta sicurezza. (venetoagricoltura.org). 

 

LA TUTELA

Wilderness è “natura allo stato selvaggio, non coltivata e non alterata dall’intervento dell’uomo”: concetto nato negli Stati Uniti all’inizio dell’Ottocento per promuovere idee di tutela e salvaguardia, concretizzatosi in un movimento mondiale. La Val Montina, con i suoi 3000 ettari, è una delle più estese tra le 69 aree Wilderness in Italia. (www.wilderness.it).

IL SENTIERO

Per raggiungere il ponte tibetano, si parcheggia l’auto nella zona industriale di Ansogne di Perarolo e ci si incammina lungo un facile sentiero fino al ponte. Provato il brivido dell’attraversamento, seguendo le istruzioni ben segnalate all’ingresso, s’imbocca un sentiero da poco ripristinato che porta alla casera e all’inizio del percorso escursionistico. 

GLI ITINERARI

Due sono gli itinerari tabellati in tutta la Val Montina. Il sentiero più arduo, da affrontare se esperti o accompagnati da una Guida, risale la valle fino al bivacco Baroni, sotto la parete nord del Duranno. Molto più semplice è il percorso escursionistico lungo la forra del torrente Montina, tra antiche testimonianze e i segni lasciati dalla tempesta Vaia. 

LE TRACCE

Nella fitta boscaglia, i resti di una condotta idrica, baite diroccate e qualche fornace per la produzione della calce (calchera) ricordano la storia della Val Montina assieme ai segni di vecchi percorsi abbandonati, legati all’attività silvopastorale, e altri più recenti connessi allo sfruttamento idraulico dei torrenti, cessato dopo l’alluvione del 1966. 

 

Cosa: un nuovo e spettacolare ponte tibetano per affacciarsi sulla grande e inviolabile Area Wilderness di Perarolo di Cadore.

Come: Val Montina, la valle abbandonata ha una porta d’accesso per ammirarne le propaggini rispettando il suo cuore selvaggio.  



 

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