I vigneti dell’Unesco, tra storie di papi e leggende medievali

È la stagione della vendemmia, spettacolo a cielo aperto. Ma il Conegliano–Valdobbiadene non è soltanto Prosecco 

CONEGLIANO (Treviso). Banchetti improvvisati con salumi, acqua e aranciata (vino no, solo la sera); fresco di primo mattino, afa e caldo ancora estivi nelle ore centrali, il sudore che filtra sotto il camice e i guanti; le cassette stracolme d’uva, le comitive di parenti e amici in marcia verso la “riva”. È l’ultimo grande rito collettivo del mondo agricolo, e non ci sono giorni migliori di questi per assistervi: è la vendemmia sui colli del Prosecco, la raccolta dei preziosi grappoli diventati nell’ultimo decennio fenomeno culturale e (soprattutto) commerciale, appuntamento per il quale migliaia di produttori trascorrono l’estate con il naso all’insù a scrutare il cielo per scongiurare la grandine.

Sì, ci sono i moscerini, le code di trattori e il mal di schiena, ma – per chi non deve partecipare – la vendemmia resta una rappresentazione teatrale a cielo aperto, in ogni appezzamento disponibile, nel vigneto dietro ogni casa. Conegliano e Valdobbiadene danno il nome alle colline nominate Patrimonio dell’Umanità Unesco, ma tra i due centri ci sono 30 chilometri e una galassia di piccoli comuni, borghi, strade, ciascuno con la propria storia e le proprie leggende, storie di castelli e di fantasmi, di poeti e di papi, dove il Prosecco è dappertutto, ma non è tutto.


Vale la pena arrivare sui vigneti Unesco dopo un giro un po’ più largo, salendo dalla pianura. Uscita di Conegliano dell’A27. Davanti agli occhi il castello sulle colline dipinte dal Cima, fulcro medievale della Sinistra Piave; chi arrivando da Venezia, poco prima, ha volto lo sguardo verso sinistra avrà notato anche il castello di San Salvatore, Susegana, sopra il “feudo dei Collalto”, area ancora oggi di proprietà della storica famiglia nobile. Partire dai castelli e dalle loro cinte murarie, cerniere tra la pianura dei capannoni e dei mobilifici e la collina dei vigneti, può essere un buon modo per iniziare la visita dell’area.

A Conegliano il castello ospita il museo civico. A Susegana il sito è privato ma garantisce una passeggiata spettacolare tra vigneti e boschi lungo le mura (autunno stagione perfetta) che volendo – sono 11 chilometri di saliscendi – porta al castello di Collalto, di cui oggi restano solo il torrione, tracce delle mura e delle antiche prigioni e una torre trasformata in campanile, ma che vive del fantasma di Bianca, serva del conte Colberto murata viva dalla sposa di lui per questioni di gelosia come in ogni leggenda medievale che si rispetti, e come in ogni leggenda Bianca appare ancora agli abitanti del borgo, vestita di nero quando deve annunciare sventure.

Prima di salire in collina merita una visita il centro di Conegliano, con il Duomo di Santa Maria dei Battuti, la casa del Cima, Palazzo Sarcinelli e via XX Settembre. È la porta verso le colline Unesco, e qui serve una spiegazione: l’area nominata Patrimonio dell’Umanità nel 2019 è divisa in commitment zone, buffer zone e core zone, le prime due sono di fatto delle “zone cuscinetto”, la terza è il vero cuore dell’area, non coincide con i confini amministrativi dei Comuni ma inizia, salendo da Conegliano, a San Pietro di Feletto.

Dove il viaggio dal profano vira al sacro, con la millenaria Pieve, opera di epoca longobarda celebre per il ciclo di affreschi, recentemente restaurati, tra cui uno dei rarissimi esempi di Cristo della domenica nel porticato. Il Felettano racconta storie di papi. Di Albino Luciani, Giovanni Paolo I, che era vescovo di Vittorio Veneto. E di Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, che quando era ancora patriarca di Venezia si rifugiava a San Pietro per passeggiare tra castagni, carpini e vigneti. Dalla millenaria pieve parte il “Sentiero dei papi” (percorrere via Roncalli e seguire le indicazioni), un anello di quattro chilometri sul dorsale settentrionale della collina dai paesaggi impagabili, che spaziano dalle Prealpi (Col Visentin, Pizzoc, Alpago) alla pianura veneto-friulana fino al mare e, nelle giornate più limpide, alle coste istriane.

Le colline Unesco sono puntellate di scenografiche chiesette, tre sono in comune di Farra di Soligo: San Gallo, San Vigilio e Santo Stefano. Le ultime due si raggiungono a piedi dal centro abitato, e garantiscono una passeggiata nell’essenza autentica della denominazione, le “Rive”. Sono i vigneti più scoscesi, aggrappati a terreni con pendenze vertiginosi dove la vendemmia è definita eroica assomigliando più a una scalata che a una normale raccolta.

Ci sono le funi e le carrucole, con complessi sistemi per trainare a valle casse e secchi pieni d’uva che finiranno, poi, nelle cantine per la vinificazione. In stagione basta un giro in auto di mezz’ora per rendersi conto di quante persone siano impegnate nel rito della vendemmia: San Pietro di Feletto-Refrontolo-Pieve di Soligo-Farra e poi Guia, Santo Stefano di Valdobbiadene, San Pietro di Barbozza, Valdobbiadene, percorso tutto sulla cresta delle colline (e volendo si può salire ancora verso Pianezze e monte Cesen, dove i vigneti lasciano il posto alle malghe); ritorno lungo il Piave, Vidor-Bigolino-Pieve di Soligo.

Qualunque sia l’itinerario, non può mancare Rolle, il primo borgo italiano tutelato dal Fai, luogo caro ad Andrea Zanzotto (lo definiva «una cartolina mandata dagli dei»), poeta pievigino che amava i vigneti storici, quelli «dove un palo sorreggeva un altro palo», e non i moderni «cimiteri inglesi» con i pali di cemento come tante croci, protagonisti negli ultimi anni anche di qualche eccesso sulle colline dove business e paesaggio provano da sempre ad andare avanti a braccetto. 

IL VINO

La confusione sul Prosecco, anche da parte dei locali, è massima. Breve guida: Prosecco Doc in pianura, nove province tra Veneto e Friuli. Il Prosecco “Unesco” è la Docg Conegliano-Valdobbiadene, 15 Comuni compresi tra questi due estremi, il cui vertice qualitativo è il Cartizze, poco sotto ci sono le Rive. Esiste un altro Prosecco Docg, l’Asolo, sempre in collina ma sull’altra sponda del Piave. 

L'ABBAZIA

L’ex monastero cistercense di Follina merita una citazione a parte. Basilica con facciata in gotico cistercense, chiostro e chiostrino dell’abate perfettamente conservati dopo 750 anni, foresteria e vecchie celle dei monaci recentemente restaurati. Oggi ospita i Servi di Maria; è il centro della venerazione mariana per tutta l’area. «Nel 1146 San Bernardo da Chiaravalle inviò qui alcuni monaci che diedero origine a un’abbazia detta di Sanavalle o Follina» racconta la diocesi, «presso una chiesetta nella quale si venerava fin dal secolo XI una vecchia statua della Madonna».

LA MOSTRA

È il cuore culturale del Conegliano-Valdobbiadene. Prestigioso palazzo di via XX Settembre a Conegliano costruito nel 1518, è sede della galleria d’arte cittadina. Fino all’8 dicembre ospita “Il racconto della montagna”: le Dolomiti raccontate dagli autori che le hanno conosciute e amate di più, da Ciardi a Compton, da Sartorelli a Pellis, da Wolf Ferrari a Chitarin. Da giovedì a domenica 11-19, ultimo ingresso ore 18.30, biglietto intero 11 euro che permette di visitare gratuitamente “Natura in Posa” a Santa Caterina, Treviso, fino al 27 settembre. 

Molinetto della Croda: è il sito più fotografato delle colline Unesco: antico molino in pietra, ancora funzionante e interamente visitabile. Si trova a Refrontolo.

L'enogastronomia: in collina troverete tanti ottimi agriturismi. Pieve di Soligo è la capitale dello spiedo, e ottobre la stagione dello “Spiedo gigante” di quaglie.

Il simbolo: siamo sinceri: l’Osteria senz’oste (colli di Santo Stefano) ha perso molto del suo fascino, assalita da turisti e vip. Ma un passaggio lo merita.

Le escursioni: la rete di ciclabili è scarsa, e il traffico notevole. Una passeggiata a piedi tra i vigneti, anche senza una meta, è trionfo di colori, suoni, profumi.

Le malghe: mezz’ora in auto da Valdobbiadene e il paesaggio cambia: si sale a Pianezze, poi sul Cesen. Da Malga Barbaria e Malga Mariech formaggi di qualità. 

TRA ANTICHI MULINI E RISORGIVE

Viaggiare per acqua nella terra del vino? Alcuni degli scorci più scenografici delle colline Unesco sono legati proprio a laghi, fiumi e risorgive, oasi di pace e di storia che sono resistite all’avanzata dei vigneti, e che ora potranno beneficiare anche delle tutele Unesco.
 
Immagine simbolo – piacerà anche a chi viaggia solo per postare su Instagram – il Molinetto della Croda a Refrontolo, vecchio e pittoresco molino in pietra con annessa abitazione privata del mugnaio fino a qualche decennio fa, oggi interamente visitabile, su tre piani e con l’antica macina in pietra ancora in funzione. Il fiume che vi scorre è il Lierza, impetuoso torrente da cui stare distanti nei giorni di piogge intense, protagonista della piena che sconvolse l’area, seminando lutti e distruzione, nell’estate 2014, tragedia cui è dedicato il parco “Al gor del Muner”, di fronte al Molinetto. 
 
Di mulini e di acque vive anche il percorso naturalistico di Cison di Valmarino, una decina di chilometri più a nord. È “La via dei mulini”, si parte dal centro di uno dei Borghi più belli d’Italia (riconoscimento ottenuto nel 2013) e si percorre verso nord il corso del Rujo, tra vecchi lavatoi ricostruiti, fontane, canalette, chiuse, ruderi di mulini.
 
E poesie, poesie scolpite nel legno del bosco, tra sculture di anguane (le mitiche creature del bosco) e bandierine tibetane, un’ora di passeggiata fino al Bosco delle penne mozze. Si respira poesia anche ai vicini laghi di Revine, la patria di Luciano Cecchinel (nato nella frazione di Lago), poeta che qualcuno ha definito “erede di Zanzotto”. I suoi versi sono anche sulle rive dei laghi (sono due: di Revine, e di Lago), una passeggiata ad anello dura un paio d’ore, protetti dal muro quasi verticale delle Prealpi a nord. Per gli appassionati c’è il parco del Livelet, che ricostruisce tre palafitte preistoriche visitabili con tour guidati, più a misura di scolaresca che di viaggiatore estemporaneo. 
 
Ma l’acqua nelle terre del vino è anche (e soprattutto) il Piave. Ce n’è per tutti, dall’approccio storico dell’Isola dei Morti, fronte delle sanguinose battaglie nella Prima Guerra Mondiale, a quello più disimpegnato delle Fontane Bianche, splendida oasi naturalistica in località Fontigo (comune di Sernaglia della Battaglia) cui si accede da un’invisibile uscita della tangenziale di Pieve, o a piedi, risalendo il corso, da uno dei punti di accesso al fiume più a sud. Siamo nell’area golenale del fiume, il nome è un omaggio alla limpidezza delle acque e delle risorgive, dalle quali affiora l’acqua di falda del Quartier del Piave. Quell’acqua che scorre abbondante anche tra le colline dell’Unesco, e che tanto bene fa anche ai vigneti di Prosecco. 
 



 

Vellutata di asparagi al latte di cocco

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi