Voci, realtà e invenzione in una coloritura gotica

Volendo si potrebbe parlare di biografia romanzata, ma sarebbe riduttivo. In “Madrigale senza suono” (Bollati Boringhieri, pp 376, 16,50 euro ) Andrea Tarabbia racconta la vicenda del Principe campano Gesualdo da Venosa, grande compositore vissuto a cavallo fra Cinquecento e Seicento, celebre però anche per l’omicidio estremamente violento della prima moglie, Maria d’Avalos, e del suo amante Fabrizio Carafa. Tuttavia la storia non è raccontata direttamente, ma passa attraverso la lettura di Igor Stravinskij, che in effetti fu il grande riscopritore novecentesco dell’opera di Gesualdo, cui dedicò il celebre Monumentum pro Gesualdo da Venosa ad CD Annum. Ma lo stesso Stravinskij , a sua volta, è lettore di una presunta cronaca d’epoca, attribuita a un servo deforme, di nome Gioachino, una sorta di alter ego del Principe assassino. Struttura più complessa da spiegare che da leggere, per un romanzo pieno di personaggi e fatti reali ma anche di invenzioni narrative, che contribuiscono a una coloritura gotica, a tratti feroce che si alterna a una riflessione più luminosa intorno all’arte, al ruolo della tradizione, alla bellezza. Il “bello” e la “bestialità” che interagiscono tra loro in una sorta di paradosso estetico. La serata finale del Premio Campiello 2019 sarà alla Fenice di Venezia, sabato 14 settembre.

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