Storie di esilio nella cultura del mondo russo Verità e nostalgia raccontate dai protagonisti

Dieci appuntamenti per continuare il dialogo iniziato tre anni fa. Omaggio all’amicizia tra Tarkovskij e Tonino Guerra



Un mese, dieci appuntamenti. Questa è “Imago Russia”, terza edizione di un festival che fa incontrare la cultura russa e di cui il mattino è media partner. «Tre anni fa, quando abbiamo cominciato nel centenario della Rivoluzione Russa», dice Natasha Pirogova, direttrice artistica della rassegna, «avevamo pensato a una cosa più semplice: riunire un po’ di artisti russi che lavorano a Padova e nel Veneto e mostrare i risultati del loro lavoro, sia esso musica, pittura, danza come nel mio caso. Poi il termine “festival” ci ha affascinato e abbiamo provato a ingrandirci e quest’anno i dieci incontri sono tutti di altissimo livello».


La matrice locale è stata messa da parte e gran parte dei protagonisti arriva direttamente da Mosca o comunque dal mondo russo.

il tema

«Il tema di quest’anno», dice Pirogova, «è l’esilio, o meglio la condizione dell’esilio, così come l’ha descritta Josif Brodskij. L’esilio non è solo una condizione fisica, un obbligo, come è stato ed è ancora per tanti russi. È anche esilio volontario, che si esprime come nostalgia per la terra natia, per la purezza, per il silenzio, per i sentimenti che si sono persi».

il regista

E il nume tutelare di questa edizione è Andrej Tarkovskij, il regista russo, che dopo capolavori come “Andrej Rublev” o “Solaris” scelse nel 1980 l’esilio italiano. «Parlando di esilio», aggiunge Pirogova, «abbiamo pensato a lui e al suo incontro con Tonino Guerra, che diceva di essere russo da parte di moglie. Verrà a Padova proprio la moglie dello sceneggiatore, Lora, che racconterà il rapporto tra Guerra e Tarkovskij, furono loro ad accoglierlo».

il fotografo

Questo avverrà domenica 5 maggio. Domani il festival aprirà con un altro personaggio leggendario per i russi, il fotografo Yuri Rost che inaugurerà una mostra nel foyer del Verdi, foto accompagnate da testi. «Rost», dice Pirogova, «è un dissidente, ha sempre raccontato con libertà la Russia sovietica e post sovietica. Compie 80 anni e questa è la sua prima mostra italiana».

il film

Il festival proseguirà il 6 maggio con “Sacco senza fondo”, film del regista Rustam Khamdanov che incontrerà il pubblico all’MPX. «È straordinario», dice Pirogova, «è che abbia accettato di venire, è un regista appartato, fuori dal circuito mediatico, rappresenta quell’ approccio all’arte che come festival proponiamo». Ci saranno incontri dedicati a Brodskij (ne parlerà Maria Grazia Ciani il 14 maggio), a Marina Cvetaeva (Nina Nasilli il 16 maggio), a Tarkovovskij (proiezione di “Nostalghia””.

lo chef

«Quest’anno», aggiunge Natasha Pirogova, «abbiamo anche pensato ad un incontro con la cucina russa. Verrà un giovane cuoco che cucinerà e spiegherà i piatti della tradizione in una serata ospitata dal Ristorante “Strada facendo”.

Ma ancora due incontri vale la pena di segnalare. Il primo col musicista Valentin Silvestrov che presenterà in prima mondiale le sue “Sette melodie per piano e violino” e poi terrà una lezione concerto con l’Orchestra di Padova e del Veneto ( il 22 e il 23 maggio alla Sala dei Giganti e alla Chiesa di San Gaetano».

Infine il 3 giugno di chiuderà con uno spettacolo, “L’ame slave” che prova a mettere in relazione Occidente e Oriente. —



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