Impavide e bellissime, le principesse guerriere sfidano il male mostrando le cicatrici

Undici modelle, l’obbiettivo di Anna Bussolotto, il Team for Children: storie di adolescenti che sanno combattere. In mostra a Padova le ragazze di Oncoematologia pediatrica

Padova. Adolescenza impavida, ritratti e storie di giovani donne che combattono il cancro

PADOVA. La madre sfiora il suo profilo con un dito. Lei ha la testa diritta e la postura fiera, le farfalle sono progetti, sogni che sgorgano dai suoi pensieri. La madre sfiora il profilo e accarezza la bellezza del volto, e quella cicatrice che vorrebbe sfigurare la schiena ma non ci riesce, perché a vincere è l’orgoglio di una adolescente impavida. «Lei è la mia Anna» dice; e la sua Anna oggi non è qui, se non in questa immagine di straordinaria bellezza, in questo ritratto che contiene tutta la sua giovinezza, il suo coraggio e il suo tormento. Non è qui, ma tutto quello che c’è è figlio anche della sua forza: Anna la leader, che il male ha ucciso a 17 anni, è stata tra i motori del progetto che, coltivato da Team for Children in Oncoematolgia pediatrica a Padova oggi si presenta a Padova.



Il tulle e le fiabe È la mostra “Adolescenza impavida”, ritratti di undici adolescenti pazienti del Centro, cicatrici sulla pelle giovane, capelli rasati, o a spazzola, capelli che cadono e ricrescono con i cicli delle terapie. E un futuro da difendere con le unghie e con i denti. Adolescenti come tutte: che fanno gruppo contro “i grandi”, e poi nel gruppo costruiscono sottogruppi; che affondano il naso nel cellulare, le orecchie nelle cuffiette. Che quando un anno fa si pensò a questo progetto per la mostra, loro che hanno fama di guerriere, si scoprì che avrebbero voluto farsi ritrarre tutte in tulle, come principesse. Anna Bussolotto, la fotografa padovana alla quale Team for Children e la sua presidente Chiara Girello Azzena hanno affidato il progetto, le ha incontrate, conosciute. Ha cercato ispirazione nell’arte e ha finito per trovarla nelle fiabe.



L’angelo senza ali «Anna» ricorda Bussolotto «si sentiva un angelo senza ali, per quelle lunghe cicatrici che le solcavano il corpo e la schiena. Su di lei abbiamo liberato le farfalle, perché avesse le ali per volare». Letizia si sente un’amazzone, è lei l’impavida che porta frecce e faretra. Syria ha dentro di sé una principessa artica, per il suo set è stato contattato un allevatore di lupi cecoslovacchi: «e ha una stalattite come scettro». Giada, spirito di sirena, è appena affiorata dal mare e ha conchiglie per acconciatura, Denise ama l’Oriente, è una principessa samurai, una lama taglia in due l’immagine e dichiara guerra al male; per Lisa, principessa della notte, è arrivato un gufo: «Sono le uniche scattate senza flash, e una foto ricordo con il gufo ce la siamo fatta tutti». Eleonora «si sentiva femme fatale. Camilla è il folletto dei boschi, Alice la maga alchimista, nel suo alambicco la pozione contro il male».

Il pirata Marta Sara che nel suo futuro vede l’Africa è l’indigena con le piume e i segni tribali sul volto. E poi c’è Marta, il pirata con il tabarro, immagine guida della mostra: oggi i farmaci hanno smesso di gonfiarle il corpo, i capelli stanno ricrescendo. La gamba perduta è camuffata dai calzoni larghi e a vincere è il suo sorriso, impavido.

Per Anna Bussolotto, che nei set si è avvalsa della collaborazione di Nazareno Pol ed Egidio Veronese di Arabesque, è stata una sfida professionale («Io scatto ad adulti che vedono in se stessi imperfezione che il più delle volte non c’è, queste ragazze non mi hanno chiesto alcun ritocco»), umana (sofferenza, ma anche tanta normalità come si vede dal bellissimo pannello del backstage, unito da un filo che simboleggia legami irreversibili) e perfino di madre, perché i suoi figli hanno la stessa età delle meravigliose modelle.

A loro, a lei, a Team for Children è andato il ringraziamento dei responsabili dell’Oncoematologia, del sindaco di Padova Sergio Giordani, dell’assessore Diego Bonavina che di fronte a queste ragazze ha trovato il coraggio di raccontare in pubblico la storia di una splendida bambina che il male ha aggredito molti anni fa, e che oggiè una splendida giovane donna, ed è sua figlia.

“Adolescenza impavida” dovrebbe diventare un progetto itinerante, per la forza del messaggio e la bellezza delle immagini. È una mostra da vedere, e da ricordare. —


 

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