L’incredibile erbario del Museo Botanico: nelle piante e nei semi mille storie di vita

Raccoglie collezioni di nobildonne e grandi appassionati: preziosa quella di funghi. Visita e conferenza per i lettori del Mattino



Piccolo ma ricchissimo, il Museo Botanico dell’Università di Padova ha lasciato a bocca aperta i nostri lettori nella doppia visita con conferenza di ieri.




Il museo ospita un erbario di 700 mila esemplari tra piante, alghe, funghi, parassiti delle foglie, licheni, 16 mila provette con semi, più di 80 tabelloni didattici e millemila pezzi di legni, cortecce, rametti. Il museo conserva tutto ciò che ha a che fare con la botanica da fine Settecento a oggi ed è il quarto erbario italiano per quantità. Si trova all’Orto Botanico ma, spiega Rossella Marcucci che veglia sulle collezioni, è poco conosciuto. Tra le raccolte è degna di nota quella di funghi in cera di Carlo Avogadro degli Azzoni (seconda metà dell’Ottocento), che dà informazioni su commestibilità e ossidazione.



Alti armadi ospitano le provette di inizio Novecento con semi di piccole dimensioni di piante italiane ed europee, ornamentali e per coltivazioni. Sono utili per riconoscere semi sconosciuti e sapere, a esempio, cosa mangiavano i paleoveneti o gli etruschi. Bellissima la Collezione di semi di piante agrarie ed infeste (1902-1908) di Raffaele Sernagiotto, direttore dell’Istituto di Agraria di Alba. Collezione “portatile” su cofanetto a uso di istituti agrari e di cattedre ambulanti d’agricoltura, consta di dieci schede dette centurie. Ognuna raccoglie cento campioni di semi e frutti tra i più diffusi a inizio Novecento, compresi quelli usati per le bordure dei campi. Campioni di legni al bisogno vengono sezionati e confrontati con legni sconosciuti per decifrarne il genere.



La loro catalogazione si basa sul sistema adottato a fine Ottocento per cui a ogni genere è associato un numero. La pesca ad esempio ha il numero 3396 e conta sei scatoloni con noccioli di varietà trevigiane, romagnole, veronesi. Tabelloni didattici mostrano a colpo d’occhio come funziona l’impollinazione, com’è fatta una pianta di baobab, quali strategie adottano le piante per riprodursi. I 700 mila fogli dell’erbario si trovano in una stanza a parte. La catalogazione è lo stessa dei legni. I materiali sono su fogli che sembrano dire “guardami ma non toccarmi”. Simili a quadri giapponesi sono commoventi.



Il 55% dei materiali proviene dalle Tre Venezie, Istria e Dalmazia. Il resto è erbario generale, con piante da tutto il mondo. Ci sono erbari di persone famose come il pittore Filippo De Pisis, di nobildonne, di collezionisti incalliti come Achille Forti che si faceva spedire alghe anche dai Poli. «Pur non particolarmente attrattive, queste collezioni hanno di bello che le puoi legare a qualsiasi storia», dice Marcucci. Come ad esempio a quella di Bruno Ugolini, che il museo ha voluto ricordare in occasione dei 100 anni della Grande Guerra. Tenente di brigata, combatté sull’Isonzo e morì nel 1917. Tra una missione e l’altra, per passione e consolazione, raccoglieva piante che inviava al padre. I 440 esemplari hanno valore storico perché documentano i movimenti della Brigata Toscana a cui Bruno appartenne. —



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