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Un manifesto prima che un horror Il film di Argento è molto lontano

È un monumento  alla potenza eversiva ma anche misericordiosa  delle donne, una risposta alle accuse di maschilismo

VENEZIA

Alle accuse di maschilismo la Mostra del Cinema risponde con il primo film italiano in concorso: “Suspiria” di Luca Guadagnino è un manifesto politico, un monumento alla potenza eversiva (ma anche misericordiosa) delle donne, prima che un horror, liberamente ispirato all’opera originale di Dario Argento, remake solo sulla carta perché “Suspiria” è qualcosa di completamento diverso. Guadagnino sposta l’azione nella Berlino del 1977, in pieno “autunno tedesco” mentre sulle strade scoppi ...

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VENEZIA

Alle accuse di maschilismo la Mostra del Cinema risponde con il primo film italiano in concorso: “Suspiria” di Luca Guadagnino è un manifesto politico, un monumento alla potenza eversiva (ma anche misericordiosa) delle donne, prima che un horror, liberamente ispirato all’opera originale di Dario Argento, remake solo sulla carta perché “Suspiria” è qualcosa di completamento diverso. Guadagnino sposta l’azione nella Berlino del 1977, in pieno “autunno tedesco” mentre sulle strade scoppia la guerriglia urbana della Raf, gruppo terroristico della Germania rabbiosa e frustrata della denazificazione.

La storia

Susie Bannion (Dakota Johnson) è una ballerina giunta dall’Ohio per far parte della prestigiosa compagnia di ballo Markos, sotto la guida di Madame Blanc (Tilda Swinton, in un ruolo dalle forti influenze bauschiane) e delle altre insegnanti della scuola. In realtà è un consesso di streghe in pieno fermento riformista, responsabili della scomparsa di alcune allieve, sulle quali investiga un vecchio psicanalista.

geometria di corpi

«Suspiria è un film sul terribile, dei rapporti umani, delle donne e della Storia», spiega Guadagnino. E proprio le donne sono il seme di una rinascita nell’Europa travolta dall’isteria, negli anni della rivoluzione femminista. Il femmineo diventa pauroso e implacabile più che mai come nella sequenza finale del sabba: una geometria di corpi - cromata di 50 sfumature di rosso - di viscere e sangue come in un film di Rob Zombie in cui le coreografie si fondono con una scenografia rigorosa e accuratissima. È la risurrezione della donna (che sa perdonare e dimenticare), epifania di una nuova Madre Suspiriorum, che arriva non senza il suo tributo di vittime (anche tra le stesse streghe) in un momento di cambiamento in cui anche le fattucchiere si schierano e votano.

Una riflessione che si ricongiunge oggi, inevitabilmente, al movimento #MeToo. «Ovviamente» interviene Guadagnino «non può esserci alcuna connessione con il mio film, realizzato anni prima. Si tratta, in ogni caso, di un punto di non ritorno che ha investito le coscienze e che non può che illuminare di qui in avanti il modo di ripensare anche il nostro lavoro, con l’obiettivo e il desiderio di non schiacciare l’altro con il proprio potere».

“Suspiria” è travolgente nel ritrarre l’anarchia di queste donne ispirate al cinema di Fassbinder, inquiete e mai conciliate, sulle quali cala la grazia demoniaca della predestinata Dakota Johnson, per nulla traumatizzata dopo aver interpretato il film: «Non mi sono rivolta ad uno psicanalista dopo le riprese come ha scritto qualcuno. Anzi, è stata una esperienza gioiosa dalla quale ho assorbito molto, nella mia porosità di attrice». —

Marco Contino