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Philippe Daverio al Pedrocchi incanta su arte e cultura

Padova Meraviglia, il pubblico affolla il plateatico del Caffé per il critico, poi arriva pure Vittorio Sgarbi

PADOVA. Comincia in ritardo l’incontro con Philippe Daverio organizzato al plateatico del Pedrocchi in occasione dei 40 anni del Mattino con Dmo, l’ente di promozione turistica di Padova.

Un ritardo però “a fin di bene”: il noto critico d’arte ha incrociato per caso l’amico e collega Vittorio Sgarbi, arrivato in città per rispondere alle contestazioni alla statua di Gaetano Pesce, quella croce insanguinata che da qualche giorno fa discutere.

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PADOVA. Comincia in ritardo l’incontro con Philippe Daverio organizzato al plateatico del Pedrocchi in occasione dei 40 anni del Mattino con Dmo, l’ente di promozione turistica di Padova.

Un ritardo però “a fin di bene”: il noto critico d’arte ha incrociato per caso l’amico e collega Vittorio Sgarbi, arrivato in città per rispondere alle contestazioni alla statua di Gaetano Pesce, quella croce insanguinata che da qualche giorno fa discutere.

Sgarbi-Daverio, siparietto al Caffè Pedrocchi di Padova



«Ci conosciamo da 40 anni – ha spiegato Daverio – da quando Vittorio faceva scii d’acqua. Una delle caratteristiche che mi fa simpatia, da sempre è l’intelligenza. Abbiamo due pubblici diversi, lui è un italiano sanguigno, io per buona parte sono crucco. Lui è sregolato, io un placido, forse perché sono sposato da 40 anni con una veneziana, se fossi single magari sarei diverso».

Doverosa la domanda del condirettore del Mattino Paolo Cagnan sull’opera di Pesce.

Padova, polemiche e imbarazzo per l'Italia in croce di Gaetano Pesce

«L’arte è testimonianza e preveggenza – ha risposto il critico d’arte – Pesce ha creato questa scultura, l’Italia in croce, nel 1978, erano gli anni di piombo, quelli delle bombe e delle Brigate Rosse, era una provocazione. Oggi viviamo un periodo complesso, diverso di certo. Quest’opera in questo senso è preveggenza, quindi arte».

Sgarbi e Daverio con Pesce, discussione sulla tolleranza



La gente è sempre la stessa, cambia lentamente è uno dei concetti che Daverio ha ripetuto più volte, anche alla domanda sulle rivoluzioni portate dal web.

"Gutenberg fece una grande rivoluzione creando la stampa. Il grande movimento di mutazione dei linguaggi non è fondamentalmente bello – ha continuato – i valori estetici arrivano dopo. È stato così per la stampa e sarà lo stesso per il web.

"Pico della Mirandola imparava tutto a memoria, a fine’500, la fame di sapere faceva sì che si immagazzinassero tantissime informazioni, molte superflue. I ragazzi oggi fanno lo stesso in rete. La cosa importante è che devono imparare ad utilizzare questo strumento straordinario, i professori devono cambiare metodo d’insegnamento. Dare le basi per sfruttare questo grande mezzo, facendo le ricerche. Seguendo informazioni che servono. Montaigne diceva “È meglio una testa ben fatta piuttosto che una testa ben piena”.

Il tema dell’incontro era “Padova Meraviglia” , legato al concorso fotografico che ha coinvolto i lettori l’anno scorso e presto diventerà oggetto di una mostra al Pedrocchi (il via dal 25 giugno). «La poetica ce l’hanno tutti, ogni foto, anche allo stesso soggetto è diversa, assomiglia a chi l’ha scattata» ha commentato Daverio guardando alcuni scatti.



Tra una proposta per salvare Venezia e una per salvare l’Italia, è arrivato per un saluto Vittorio Sgarbi: «La bellezza salverà il mondo – commenta – ma il mondo dovrebbe salvare la bellezza. Io ci proverò a Sutri, dove sono candidato come sindaco, potrebbe diventare il modello dell’Italia che vorrei».