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I segreti dei contatori Geiger, con visita a Palazzo Cavalli

Una delle splendide sale di Palazzo Cavalli

Doppio appuntamento da non perdere: lo strumento inventato a Padova per studiare i raggi cosmici, più il museo con la Sala delle Palme

PADOVA. Durante i suoi quasi 800 anni di vita, l’Università di Padova ha raccolto un consistente patrimonio di palazzi storici, monumenti, opere decorative, collezioni scientifiche, naturalistiche e artistiche: oggetti, macchine, manufatti, reperti, opere, relativi ai differenti ambiti della ricerca e della didattica, beni usati durante le lezioni e che testimoniano lo sviluppo scientifico, didattico e culturale dell’Università.

Tra i gioielli gestiti dal Centro di Ateneo per i Musei (Cam) c’ ...

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PADOVA. Durante i suoi quasi 800 anni di vita, l’Università di Padova ha raccolto un consistente patrimonio di palazzi storici, monumenti, opere decorative, collezioni scientifiche, naturalistiche e artistiche: oggetti, macchine, manufatti, reperti, opere, relativi ai differenti ambiti della ricerca e della didattica, beni usati durante le lezioni e che testimoniano lo sviluppo scientifico, didattico e culturale dell’Università.

Tra i gioielli gestiti dal Centro di Ateneo per i Musei (Cam) c’è anche Palazzo Cavalli alle Porte Contarine (via Giotto 1), che è anche sede del Museo di geologia e paleontologia.

Qui venerdì 20 aprile, il Cam organizza una conferenza con visita, in collaborazione con il mattino di Padova. La conferenza (ore 16, ingresso gratuito a esaurimento dei 40 posti nella Sala della Caccia), si intitola «Contatori Geiger, Bruno Rossi e lo studio dei raggi cosmici» e sarà tenuta da Sofia Talas, conservatore del Museo di storia della fisica che illustrerà lo strumento inventato nei primi anni Trenta del Novecento da Bruno Rossi, uno dei pionieri dello studio dei raggi cosmici.

Bruno Rossi e i raggi cosmici a Palazzo Cavalli Padova



La storia. Nel 1932-33 Rossi viene chiamato a dirigere l’allora Istituto di Fisica del Bo. Rossi era considerato uno dei pionieri dello studio dei raggi cosmici, misteriosi raggi che arrivano dallo spazio e di cui si cercava all’epoca di scoprire la natura e le proprietà.

A permettergli le prime clamorose scoperte sono i contatori Geiger, che lui utilizza con un circuito elettronico di sua invenzione: il supporto altazimutale. E’ proprio grazie a questi strumenti che Rossi fa anche importanti misure nel 1933, in occasione della spedizione che organizza ad Asmara.

Mostra ad esempio che i raggi cosmici all’ingresso in atmosfera sono prevalentemente costituiti da particelle positive, e scopre sciami di particelle che investono grandi superfici, dovuti a particelle di altissima energia, tuttora oggetto di studio.

Sarà poi lo stesso Rossi a essere incaricato di progettare e costruire (1936-37), l’Istituto di Fisica di via Marzolo - oggi sede del Dipartimento di Fisica e Astronomia - uno dei più avanzati dell’epoca.

L’Istituto era dotato ad esempio di un potente elettromagnete (sette tonnellate) per lo studio delle particelle, ed era in corso la realizzazione di un acceleratore di particelle che sarebbe stato il più potente d’Italia, insieme a quello dell’Istituto di Sanità di Roma. Nel 1938, Rossi viene radiato dalla sua posizione per le leggi raziali. Proseguirà la sua carriera al Mit di Boston, oggi considerato uno dei grandi fisici del Novecento.

La scheda

Palazzo Cavalli 20 aprile / Contatori Geiger, Rossi e i raggi cosmici (40 posti disponibili – Ingresso gratuito)

Primo appuntamento del ciclo “I Tesori dell’Università”, che da aprile a giugno porta alla scoperta del patrimonio storico, scientifico, artistico e naturalistico dell’Ateneo di Padova. Per “Un oggetto, un racconto”, la dottoressa Sofia Talas, conservatore del Museo di Storia della fisica del Dipartimento di Fisica e Astronomia, illustra lo strumento inventato nei primi anni Trenta del Novecento da Bruno Rossi, uno dei pionieri dello studio dei raggi cosmici. Direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Padova dal 1932-33, Rossi fu radiato nel 1938 a causa delle leggi razziali.

Venerdì 20 aprile ore 16 Palazzo Cavalli, sede del Centro di Ateneo per i Musei (via Giotto 1, Padova)
dalle 16 alle 18 esposizione, conferenza e visita per 40 persone

In esposizione i contatori Geiger e il supporto altazimutale di Bruno Rossi

La visita a seguire: gli ambienti affrescati di Palazzo Cavalli, il Museo di Geologia e Paleontologia con la Sala delle Palme; due gruppi di 20 persone ciascuno

La magnifica Sala delle Palme


Il palazzo. Palazzo Cavalli alle Porte Contarine sorge in corrispondenza del punto in cui il naviglio interno della città di Padova si inseriva nel Piovego verso Venezia.

Edificato dalla famiglia Foscari tra il Quattro ed il Cinquecento, il Palazzo venne più tardi acquistato dal Procuratore Marin Cavalli, che tra gli ultimi decenni del 1600 e gli inizi del secolo successivo lo fece rinnovare profondamente, commissionando i pregevoli affreschi che ne decorano tutti gli ambienti principali.

A Michele Primon e alla sua bottega sono attribuiti quasi con certezza gli affreschi delle sale a piano terra: il ciclo di quadri con i miti ispirati alle Metamorfosi di Ovidio nell'atrio (Leda e il cigno, il ratto di Europa, la nascita di Adone, Apollo e Dafne, Giove e Io, la caccia al cinghiale di Calidone, Ercole e il rapimento di Deinanira), i temi desunti dalla storia romana nella Sala dei Telamoni (Muzio Scevola, Coriolano, Tullia, moglie di Tarquinio Superbo), le scene bibliche nella sala del caminetto (Betsabea al bagno, l'episodio di Giuseppe e la moglie di Putifarre, Giacobbe e Rebecca, Il ritrovamento di Mosè, Susanna e i vecchioni, Sansone e Dalila e Lot e le figlie).

L’ultimo ambiente è decorato con una scena continua di caccia che si snoda ininterrottamente su tutte le pareti: sono qui rappresentati differenti tipi di caccia (allo struzzo, al toro, al cinghiale, all’orso), tra immagini di cani, conigli, scimmie e uccelli in gabbia.

Lungo lo scalone che collega i tre piani del Palazzo si alternano le allegorie delle arti liberali a immagini di putti ad ornare sia le pareti che i soffitti, la cui realizzazione si deve all'intervento di Antonio Felice Ferrari e Giacomo Parolini. La decorazione dell'ampio salone a T del primo piano, per finire, è opera di Louis Dorigny, con la ripresa di soggetti classici, tra i quali anche miti di metamorfosi, tra ricchi panneggi in stucco sostenuti da cherubini.

Nel 1760 l'edificio passò per via ereditaria alla famiglia Bollani; durante la dominazione austriaca venne adibito ad alloggio militare (1818-1836) e nel 1840 venne acquistato dal Demanio dello Stato che vi collocò l'ufficio di dogana.

Nel 1890 Palazzo Cavalli fu ceduto alla Regia Università che, grazie alle modifiche apportatevi su progetto dell'architetto Pio Chicchi (1894-1896), lo adibì a sede della Scuola di Applicazione per Ingegneri: in questa fase venne realizzato il cortile d'onore collocato alle spalle del Palazzo, delimitato sui due lati opposti da ali a due piani, rialzate in epoca più tarda.

Con lo spostamento della Scuola di Applicazione per Ingegneri alla nuova sede appositamente edificata dal Donghi lungo via Marzolo, a partire dal 1932 Palazzo Cavalli ha ospitato gli Istituti di Geologia e Mineralogia, con le loro collezioni storiche. Il Palazzo è oggi interessato da una profonda opera di rinnovamento: esso diventerà infatti la sede del nuovo Museo della Natura e dell’Uomo, che raccoglierà le collezioni universitarie dei Musei di Geologia e Paleontologia, Mineralogia, Antropologia e Zoologia.

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