Archiutti: «Il mio mondo di mattoncini»

Il trevigiano ha trasformato una passione in lavoro e ora costruisce scenari in Lego: a Milano una città con 7 milioni di pezzi

La grande ruota panoramica domina il centro della città. Tutto attorno la frenesia della metropoli, le sue mille luci, le case e i grattacieli, i centri commerciali e il viavai di persone. La fantasia incontra la realtà quando si ammira “City Booming Milano” la più grande città al mondo costruita da oltre sette milioni di mattoncini Lego. Fino al 14 gennaio la si potrà ammirare a palazzo Giureconsulti, a due passi dal Duomo di Milano. L’enorme diorama, che misura ben 60 metri quadri, è opera del trevigiano Wilmer Archiutti, eclettico fondatore di Lab, il laboratorio creativo di Roncade che costruisce grandi scenari da esposizione in Lego. Portano la stessa firma anche le opere che compongono la mostra “Star Wars is Back”, allestita nella sala espositiva di via Davila a Padova fino al 28 gennaio. «Lab è una visione che vede in grande, insieme a tutta la mia ciurma» spiega Archiutti.

Niente è impossibile, come dimostra l’opera da record che ora si trova all’ombra della Madonnina. «City Booming Milano è prima di tutto una bellissima esperienza umana e creativa, ha richiesto tempo, denaro ed energie per vedere la luce ed è frutto di uno straordinario lavoro di squadra. Ogni parte è realizzata con i Lego e ha il suo fascino, sono felice che il pubblico stia apprezzando» spiega Archiutti.

I più piccoli restano incantati dai supereroi che si confondono tra la folla, Spiderman, Hulk, Batman e Wonder Woman, ma anche dai personaggi dei cartoon, come i Simpson e la Sirenetta. Gli adulti si soffermano invece sui dettagli: il barbiere alle prese con un cliente, l’investigatore privato con lente d’ingrandimento nel suo ufficio, qualcuno intento a rilassarsi nella vasca idromassaggio o in cucina a preparare un caffè. Scorci di vita quotidiana in miniatura, dove ciascuno può vedere un po’ di se stesso. Tutto corrisponde nel dettaglio all’assetto urbanistico di una città del nuovo millennio, con negozi, cinema, pinacoteche, luna park e quartieri residenziali.

Vira invece alla fantasia la proposta padovana ispirata a Guerre Stellari con tre diorami sulla saga, dalla Battaglia di Endor nella foresta, ai ghiacciai del pianeta Hoth, alle guglie rocciose di Geonosis.

Ogni progetto racchiude una sfida, si parte dall’idea e poi si inizia a pescare dagli scaffali del magazzino Lab dove Wilmer conserva migliaia di kit Lego acquistati ininterrottamente in oltre quarant’anni. «Le persone mi chiedono spesso quanti mattoncini possiedo, è una risposta che non posso dare e forse non avrò mai, perché non amo la contabilità aziendale». Quel che è certo è che Wilmer ha scelto la strada meno scontata: trasformare la passione d’infanzia in un lavoro a tutti gli effetti. Una consapevolezza maturata nel tempo, che lo ha portato a diventare forse l’unico imprenditore capace di costruire l’impossibile. «Ho iniziato lavorando nell’azienda di mio padre che produceva mobili per ufficio e ho speso circa 22 anni lì dentro, poi ad un certo punto ho deciso di lasciare. Quindi è nata mia figlia Virginia e con lei c’è stata la svolta» spiega. La paternità ha coinciso con l’inizio di un nuovo viaggio. «Sono nato in una famiglia dove lavorare era un dovere anche se non ci serviva per mangiare, e non volevo che mia figlia crescesse senza l’esempio di un padre che lavora. Ho pensato quindi di declinare l’amore per i Lego in una forma diversa, inventandomi un mestiere». Missione compiuta insieme al suo insostituibile team di lavoro. «C’è chi cura la comunicazione aziendale, come Giuliamaria e Gianmatteo Dotto, soprannominati i fratelli Houston, chi si occupa della realizzazione delle varie ambientazioni» conclude Archiutti «costruiamo il nostro sogno fatto di Lego, capace di unire generazioni diverse e di accendere la fantasia».

Per informazioni sulle mostre in corso c’è la pagina Facebook Lab Literally Addicted to Bricks.

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