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Fiera delle Parole, festa per 70 mila

Cala il sipario sul festival padovano che ha visto l’intervento di cinquecento ospiti

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Uno zibaldone lungo 23 giorni, la Fiera delle Parole, capace di snocciolare proposte culturali di qualità e di esplorare una varietà di forme e linguaggi espressivi. Scontato l’esilio biennale della stagione bitonciana, il suo ritorno in città ha coinciso con una mobilitazione imponente: quasi 500 gli ospiti coinvolti - tra autori e coordinatori - una miriade di 293 appuntamenti, troppi forse, al punto da oscurare personaggi e opere solo in apparenza minori ma private dei riflettori dall’arrivo dei big; insomma, incontri con scrittori e artisti, reading sull’esempio dei festival californiani inaugurati dalla Beat generation, spettacoli teatrali, performance musicali. Con una ragnatela di location (49) che spaziavano dalle sale pubbliche agli hotel delle Terme, dai luoghi simbolici di Padova - il fascinoso Palazzo della Ragione, l’Aula Magna gloriosa del Bo, lo storico Caffè Pedrocchi - fino alle benemerite e bistrattate librerie di periferia. Una lunga marcia, sì, inaugurata il 15 settembre a Montegrotto (che a suo tempo ospitò gli “esuli”) e Abano per approdare nel capoluogo il 3 ottobre dando vita a una sei giorni vorticosa, conclusa domenica con un bilancio che i promotori stimano ampiamente superiore ai 70 mila visitatori. Non solo numeri: anche una distribuzione gratuita di salsicce garantirebbe flussi oceanici mentre il successo della manifestazione è certificato dall’entusiasmo suscitato in un pubblico trasversale, che include sia i lettori “cronici” che le persone abitualmente estranee al circuito librario e - allettate dalla Festa - si avvicinano o riavvicinano alla lettura, scegliendo di acquistare un titolo perché colpite dal racconto.

Vabbé. Se gli organizzatori, comprensibilmente, suonano la grancassa definendo la Fiera delle Parole «una proposta unica nel panorama nazionale, capace di coinvolgere al contempo i grandi editori e le case indipendenti, gli autori di primissimo piano nel panorama letterario nazionale e gli emergenti», va riconosciuto che a riempire le sale non sono stati soltanto i volti noti (Dario Franceschini, Pietro Grasso, Roberto Vecchioni, Luca Mercalli, Gaetano Curreri, Dacia Maraini) ma anche, con rare eccezioni legate a coincidenze maldestre e orari infelici, figure non celeberrime ma meritevoli di un palcoscenico.Se quest’edizione ha segnato l’atteso ritorno a Padova, il debutto della nuova formula territoriale “estesa” ma anche la rinnovata collaborazione con l’Università, l’ideatrice e direttrice artistica Bruna Coscia - la “leonessa di San Pietro Viminario” applaudita a scena aperta nella serata conclusiva - guarda al 2018 e mette i conti in tavola: «Le evidenze relative all’indotto generato con ristoranti e alberghi pieni. Un risultato importante, anche perché va considerato che la spesa per la Fiera, io ho raccolto 150 mila euro, è un settimo o addirittura un decimo di quella richiesta da altri grandi festival letterari. Non dimentichiamo che, come documentato da diverse ricerche, l’indotto di eventi di questo tipo, è pari ad almeno sette volte l’investimento di partenza».

Filippo Tosatto

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