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A Cannes la mafia di Mancassola

Applausi per “Sicilian Ghost Story” tratto da un racconto dello scrittore vicentino

Per la prima volta un film italiano ha inaugurato la prestigiosa Settimana della critica del Festival di Cannes: è “Sicilian Ghost Story” diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Il film, accolto con grande successo e già da ieri è in distribuzione in una sessantina di cinema italiani, è tratto dal racconto “Un cavaliere bianco” del vicentino Marco Mancassola, dal libro “Non saremo confusi per sempre” (Einaudi).

«La storia rielaborava il caso devastante di un ragazzino, Giuseppe Di Mat ...

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Per la prima volta un film italiano ha inaugurato la prestigiosa Settimana della critica del Festival di Cannes: è “Sicilian Ghost Story” diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Il film, accolto con grande successo e già da ieri è in distribuzione in una sessantina di cinema italiani, è tratto dal racconto “Un cavaliere bianco” del vicentino Marco Mancassola, dal libro “Non saremo confusi per sempre” (Einaudi).

«La storia rielaborava il caso devastante di un ragazzino, Giuseppe Di Matteo, rapito dalla mafia. Gli autori hanno ulteriormente lavorato in quella direzione, radicalizzando il miscuglio di generi diversi e trasformandola in una ghost story come cristallizza bene il titolo» spiega Mancassola, che in queste ore è sulla Croisette per accompagnare il film.

Nella sua opera d’esordio, “Il mondo senza di me” (ed. Mondadori), il racconto iniziava a Padova per poi spostarsi ad Amsterdam. L’ultimo romanzo, “Gli amici del deserto” (ed. Feltrinelli) è ambientato sul confine tra California e Messico. In mezzo c’è “La vita erotica dei superuomini” (Rizzoli), tradotto in Inghilterra e in Francia, con New York come sfondo.

Il lavoro di Mancassola è narrativamente difficile da collocare in un territorio preciso: nato a Vicenza, per molti anni vissuto a Padova e da tempo residente a Londra, sembra parlarci di una sorta di spaesamento, intercettando così uno stato d’animo molto contemporaneo. «Le mie identità sono saldissime: sono veneto e ora londinese. Detto questo, sono un narratore, e il mio spaesamento non riguarda mai i luoghi, che sono legati a circostanze della vita e dell’immaginario; semmai la sfida è quella di mettere a fuoco quali storie raccontare individuandone il loro senso più profondo. Oggi c’è un’attenzione morbosa verso i luoghi, il dentro-fuori, i confini, con il risultato paradossale che mentre centinaia di italiani emigrano rendendo in apparenza più fluidi certi movimenti, l’Italia precipita sempre più in un suo psicodramma piccolo, isolato, provinciale. La globalizzazione sembra accompagnarsi a nuove chiusure soprattutto mentali. Certi nuovi elementi di liberazione sociale e culturale sono stati gestiti con criteri economici di sfruttamento che hanno prodotto sradicamento. Il mondo non è mai stato così piccolo, eppure tanta gente non ha mai avuto così tanta paura del mondo».

Il cinema da sempre stringe un legame con la letteratura, Cannes è una vetrina importante e prestigiosa: non è da escludere che altre pagine di Mancassola possano essere scintille per nuove storie sul grande schermo. «La società americana Annapurna ha opzionato un altro mio libro. Ci sono contatti per lavorare su una possibile serie. L’attenzione verso la serialità è la nuova corsa all’oro, ma tanti progetti si perdono per strada e i lavori davvero di spessore non sono mai più di un paio all'anno. Per ora mi concentro soprattutto su un nuovo romanzo e sul mio lavoro d’insegnante di scrittura».

I registi Grassadonia e Piazza saranno al cinema Multiastra di Padova domenica 21 Maggio alle 20 per incontrare il pubblico.