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Così i benedettini bonificarono i terreni trasformandoli

Un’opera difficile e grandiosa, che nei secoli ha trasformato il territorio padovano: le bonifiche dei monaci benedettini hanno reso coltivabile una palude, trovando il giusto compromesso tra il...

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Un’opera difficile e grandiosa, che nei secoli ha trasformato il territorio padovano: le bonifiche dei monaci benedettini hanno reso coltivabile una palude, trovando il giusto compromesso tra il rispetto della natura e le necessità dell’uomo. Un modello che i monaci, in occasione della prima Giornata nazionale del Paesaggio, indetta dal ministero dei Beni Culturali, hanno voluto ricordare con una giornata di approfondimento, a Santa Giustina a Padova.

A raccontare la storia dell’impresa benedettina non un monaco, ma un’anziana maestra dalla grazia antica e di un’autorevolezza d’altri tempi: Girolama Borella, maestra emerita di Correzzola, da sempre impegnata per la valorizzazione e la salvaguardia dei beni architettonici e artistici di Correzzola. «I benedettini» spiega «arrivarono nel 1129. L’area che si estendeva tra i corsi terminali del Bacchiglione e dell’Adige era una valle paludosa e disabitata: si allagava frequentemente, c’erano piante e animali selvatici, insetti portatori di malattie, fra cui la malaria. I monaci per prima cosa cercarono le persone: per capire i loro problemi, le necessità e le paure. Quindi stesero un piano per la salute del territorio: oggi lo chiameremmo un “piano regolatore”».

Prima di tutto arrivò la bonifica: un argine per contenere le alluvioni e canalette di scolo per drenare l’acqua di troppo, rendendo i terreni coltivabili. I monaci, quindi, «affittarono i terreni a famiglie coloniche: alcuni erano della zona, altri arrivavano perfino dal milanese. Avevano un campo, una stalla e un contratto buono, secondo cui dovevano dare ai monaci solo un terzo del raccolto, quando la mezzadria imponeva la divisione a metà. Se andava male, poi, il contributo veniva condonato, ed anzi erano i monaci ad aiutare le famiglie. Chi non viveva nel territorio dei monaci abitava in case di legno, malsane: i casoni».

Oggi le tracce di quella rivoluzione silenziosa sono ancora visibili: Correzzola è ricca di terreni agricoli, tutt’ora produttivi, e la Corte benedettina è ancora un esempio di monumentale struttura di raccolta. Su questa vicenda è stato realizzato un prezioso documentario “Benedettini e Bonifiche” realizzato nel 1982, restaurato dalla Cineteca di Bologna e presentato ieri a Padova nel corso dell’incontro.

Silvia Quaranta

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