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La dura (e sbagliata) legge del Pos

La dura (e sbagliata) legge del Pos
(ansa)
Solita occasione mancata da parte del legislatore per farci fare un salto in avanti
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E quindi giovedì 30 giugno entra in vigore “la dura legge del Pos”. Pagamenti obbligatori con carta di credito in tutti gli esercizi commerciali. Pena, una multa di 30 euro più il 4 per cento della transazione negata. In un paese ancora legato ai pagamenti cartacei e al nero, cioé all’evasione fiscale, ci sarebbe da esultare. Finalmente. E invece no. La norma approvata in gran fretta dal Parlamento nel decreto di attuazione del Pnrr sembra fatta apposta per diventare la solita occasione mancata del legislatore per farci fare un salto in avanti. Intanto c’è il meccanismo della multa: è il cliente che deve denunciare l’esercente. Immaginate la scena: devo pagare un caffè, quello mi dice che il Pos è rotto, è sempre rotto il Pos in certi negozi, io esco, chiamo una guardia e sporgo denuncia.

E poi cambio quartiere probabilmente. Ma il vero punto debole della norma è nell’aver considerato un solo tipo di pagamento digitale: quello con il Pos, appunto, un acronimo che sta per Point of Sale, un oggettino al quale avvicinare la carta di credito per la transazione, pagando ovviamente varie commissioni. Ma lo sa, il ministro dell’Economia Daniele Franco, che questa norma ha voluto, che si possono fare pagamenti elettronici, e quindi tracciati, anche senza carta di credito e con commissioni quasi azzerate? La tecnologia ha fatto passi da gigante in questi anni: avvicini il tuo telefonino a quello dell’esercente, scrivi la cifra dovuta e i soldi si trasferiscono, come per magia.

C’è addirittura una startup italiana, Satispay, che su questa cosa ha costruito una azienda, che sta cercando di scalare in Europa. E infatti in Belgio dal 1 luglio i pagamenti obbligatori saranno quelli elettronici, tutti, mica solo quelli con il Pos. Ma noi niente, amiamo così tanto le startup da fare delle norme - contrarie ai principi europei - che sembrano fatte apposta per danneggiarle. E per danneggiare l’innovazione. E obbligare i commercianti ad un nuovo balzello che si poteva evitare.