Nuova strategia italiana IA: Where is the beef?

Ho perso il conto. Mi sembra che siamo alla quarta strategia italiana messa a punto negli ultimi due anni riguardo l'IA. E scorrendo il piano attuale, mi sono sempre più convinto, il nostro non è un problema di natura tecnica, ma politico, di politica industriale
 
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Ho partecipato alla compilazione di due libri bianchi, quelli della foto: 1987, il primo; 2017-2018, il secondo. 30 anni sono passati tra i due, e cosa viene fuori sulle skills, in qualità e quantità? Ai tempi del primo libro, eravamo tra i primi 5 Paesi al mondo che guidavano l'Intelligenza Artificiale. Oggi? Abbiamo un piccolo ecosistema pulviscolare, con un saldo di startup nati/morti quasi comparabile al numero di incubatori, aggregatori, facilitatori, eventi open days, boot camp, IA facile per tutti etc.…. Cioè abbiamo prodotto tanti incubatori politici, fatto tanta moina e pochi unicorni. Questa l'evoluzione registrata tra il primo libro redatto con l'Aica ed il secondo libro realizzato con l'AGID, frutto di un mix di competenze vario ma giusto. Due rilevazioni con dati oggettivi quindi.

Come mai questo declassamento?

La maggior parte delle aziende, le grandi aziende dico, sono quasi tutte ancora all'opera. Poste, FFSS, ENI, Enel, Fincantieri, Leonardo (ex Finmeccanica), Stellantis (ex Fiat), Engineering ......... E allora? Loro che dovrebbero essere le nostre navi scuola che fanno? Fanno le app! Ma come le piccole startup? e già! E qualche piccolo laboratorio, quando costretti.

Solo i centri ricerca - che funzionavano - hanno chiuso: CSELT, Reiss Romoli, Comau molto ridimensionata, una Fondazione Bordoni quasi scomparsa dai radar (chissà poi perché?). Questo la dice lunga su come abbiamo sempre sostenuto l'innovazione e siamo stati di occhio lungo nell'innovazione reale. In compenso nella innovazione da salotto - quella televisiva - i nostri supermanagers, tutti Pieri Angela da webinar, dopo le privatizzazioni e l'intervento dell'Unione Europea, ci hanno regalato lezioni indimenticabili!!!!!!

Non facciamo più ricerca?

Tranquilli, la facciamo! Come? Non più la politica inefficiente dei cento fiori? No! Stavolta concentrata su cosa? Appartenenza geopolitica di stretta osservanza: Genova, Pisa, un po’ di Bologna, tracce di Milano e Torino…... Da 17 anni appostiamo 100 milioni per anno per spesare circa 1500 ricercatori all'IIT, da molto più tempo spendiamo attorno ai 900 milioni per anno per circa 8000 persone del CNR, altri 60 milioni per anno per una settantina di ricercatori al S. Anna di Pisa, più annessi e connessi nei diversi CINECA, GARR…. Balance di leadership e partecipazione ai progetti europei ? Leadership vicino allo zero e come soldi paghiamo sempre di più di quanto portiamo a casa.

I nostri investitori pubblici, istituzionali?

Cdp, Enea, Invitalia.... fanno i venture capitalist all’italiana, cioè investono in startup che costano poco e senza alcun rischio, sperando che diventino "unicorno". Perché nemici del rischio, quindi? No, soltanto ligi a direttive politiche a cui rigidamente attenersi, per fini alcune volte molto chiari, altre meno. Un tempo c'era l'IRI (Ente ora disciolto) da tutti considerato un baraccone, che almeno dava un contegno e una parvenza di contenuto a livello internazionale alla nostra sempre carente politica industriale. Ora? Le aziende non fanno più neanche informazione, ma solo propaganda.

E l'industria privata?

Un capitalismo bonsai, molto interessato all'ottimizzazione dei propri interessi, propenso a studiare modelli sempre più efficienti non di globalizzazione bensì, certe volte, di esterovestizione.

Ma negli USA, Elon Musk, un semplice cittadino, da solo lancia sfide progettuali più importanti di tutte quelle di un intero Stato e noi come rispondiamo?

Passiamo all'attuale ennesima strategia.

L'Italia ha finalmente un Programma Strategico per l'Intelligenza Artificiale (IA) 2022-2024 Fonte: Ansa (Più correttamente avrebbe dovuto riportare: È arrivata l’ennesima strategia italiana per l’IA) ...... il Programma delinea ventiquattro politiche da implementare nei prossimi tre anni per potenziare il sistema IA in Italia. Fonte: Borsa Italiana ……… EVVIVA! Subito mille preoccupazioni da scongiurare vengono in mente, facendo il tifo per il gruppo di lavoro che aveva svolto il compito: non sarà mica una nuova strategia alla Lisbona, per l'innovazione all'europea? Ancora una politica di cento fiori? Ancora una strategia incrementale, step by step, e non "leap the frog"? Ma c'era davvero bisogno dell'ennesima strategia per capire che mancano le risorse umane, che ci vogliono infrastrutture, che il sistema Paese è indietro perché ha sempre fatto finta di sostenere la ricerca e l'innovazione? Non conveniva, per non perdere ulteriore terreno rispetto agli altri, dare attuazione alle precedenti strategie? La Cina è al terzo anno di attuazione del suo piano quinquennale, così come la Russia: gli altri fanno, noi scriviamo sempre nuovi piani? Una policy industriale da Gattopardo? e da ultimo: almeno avranno fatto tesoro della massima: chi non conosce la storia, è destinato a ripetere gli stessi errori?

 

Adesso ho finito di leggere il Piano. Impressione riportata? Deludente.

Qualche osservazione a margine.

Flagship Projects? Progetti sfida quali Hyperloop, SpaceX, Waimo, Neuralink? Progetti quali l'APIARIO, il calcolatore parallelo del grande e mai troppo rimpianto Nicola Cabibbo? Un piano nazionale di calcolo per il nostro calcolatore quantistico? Un progetto per un umanoide alla Tesla? DNA Computing? Origami robot? Per carità!!! Cosa fanno i nostri campioni nazionali? App, e nella Robotica? Gadget (ci fosse ancora Somalvico, da ridere il burdel che avrebbe piantato!) Nel software? Ammainabandiera? Nei chip, dopo Pistorio con la ST Microelectronics cosa abbiamo combinato? Siamo stati un po’ troppo riflessivi ad accorgerci che i chip erano un settore strategico? Nella miniaturizzazione? Nada de nada!

Apro un piccolo inciso rivolto ai tecnici prestati alla politica e ai tecnici preposti dai partiti ai vertici di importanti Centri Ricerca Nazionali: ma nelle tlc, bisognava aspettare l'AWS o la Vodafone, molto ben rappresentati oggi in Italia ai massimi livelli, per capire che ci voleva una nostra rete 5G e un cloud, per evitare la sudditanza? Il progetto Socrate di Pascale della Stet, 20 anni fa, già aveva aperto cantieri in tutta Italia per la fibrottizzazione, perché è stato svenduto nella parte realizzata ed oggi siamo ancora lì a risolvere il problema degli ultimi cento metri? È responsabilità tecnica o politica? Amara conclusione: Siamo riusciti a dissipare una lunga tradizione in Europa che ci vedeva protagonisti dai tempi del progetto europeo Esprit, dai tempi cioè di Ruberti e Caglioti. Fine dell'inciso.

Ora i soldi ci sono, -arrivano col PNRR -, è ora di andare a riprenderci il ruolo internazionale. Va bene spenderne una piccola parte a recuperare il ritardo accumulato in certi settori, ma la parte importante dovrà essere impiegata per l'innovazione leading edge. Evitiamo per favore che la parola "robotica" nell'implementazione e negli appalti del piano PNRR, sparisca e si diluisca in una più tranquillizzante terminologicamente "automazione", IA ceda il posto alla parola digitalizzazione; big data, cloud, IoT finiscano in un onnicomprensivo calderone cloud.... Negli appalti pretendiamo un competente controllo delle forniture per evitare che sotto etichette dell'IA ci rifilino dei prodotti convenzionali (come sempre successo in passato!!!!!!). Attenti poi al problema di inventare qualcosa e lasciarsela scippare: con tante business school, incubatori, hackathon ed altre americanate, come mai riusciamo sempre a regalare le nostre idee anche in settori di nostra eccellenza, quali il cibo? Noi tiriamo fuori il cappuccino e Starbucks ci fa il business. Tiriamo fuori la pizza, e Pizzahut ci fa i soldi. Per non parlare dei gelati. Ma insegnano qualcosa nel retail? O siamo proprio scarsi di natura nel retail?

Stavolta, ispiriamoci a una vecchietta degli Stati Uniti. A un ristoratore, furbetto, che le stava preparando un grandissimo medaglione di pane con un piccolissimo hamburger dentro, in maniera inviperita, chiede: "Where is the beef?"

Nella redistribuzione internazionale del lavoro in corso di attuazione, noi per la qualità dei nostri laureati vogliamo essere classe dirigente, e non subalterna. Oggi vogliamo vedere la “beef”, ed ovviare cosa non ha funzionato nelle strategie precedenti. In fin dei conti abbiamo capitalizzato con sacrifici di generazioni di italiani tutte le nostre aziende pubbliche ed i Centri Ricerca pubblici.

Chi potrebbe valutare se la “beef” è proporzionata al medaglione?

Secondo me, l'AICA, se riesce a ritrovare lo spirito delle origini e dei suoi prestigiosi passati fondatori. Da sempre un punto di riferimento neutrale dell'innovazione digitale e di scambio reale tra Università Centri Ricerca ed Accademia. AICA insieme all'ANIPLA hanno da sempre rappresentato in maniera credibile l'automazione italiana, anche in Europa. L'AICA ed ANIPLA dovrebbero andare oltre la produzione di un mero sillabo dell'IA e della Robotica, facendosi parte dirigente nell'esame del piano e della sua progressiva attuazione, con un proprio autonomo Centro di Competenza, supportato dai Ministeri competenti, costituito da pionieri di comprovata esperienza in IA e Robotica.

I pionieri, perché?

I pionieri, le guide indiane non sono omologati nell’esercito anche se lo aiutano, in altre parole non sono “business developer” dei venditori, e quindi possono lavorare sulla valutazione scientifica e tecnica delle offerte, in maniera neutrale. Mettiamo in piedi un Centro di Competenza (communities of practices, best in class, lesson learnt…) per offrire un riferimento organizzativo nazionale dei portatori di interesse, dove valutare progetti, riorientare i curricula, alfabetizzare, ed essere canale di contatto rapido con le istituzioni pubbliche assegnatarie dell’utilizzo delle risorse economiche. Un Centro cioè che opera come l’assistente contrario nei cantieri edili, dove per le grandi opere esiste obbligatoriamente la sua figura. In fin dei conti il valore dell'esperienza da noi è un capitale sempre svalutato, mentre il suo è un valore grande e irrinunciabile. Esperti ce ne sono, ma poco utilizzati in quanto politicamente non schierati o poco fidelizzati. Andiamo questa volta oltre i cerchi magici politici (lasciamoli all’esoterismo!) e tiriamo fuori idee e strategie “leap the frog “.

Ma è proprio così indispensabile chiedersi ora "where is the beef?" Ora come non mai! Perché, sbagliare strategia sull'IA e sulla Robotica cosa comporterebbe?

Netflix ci dice cosa guardare, Amazon ci dice cosa comprare. Alla fine entro 10, 20, 30 anni gli algoritmi potrebbero anche dirti cosa studiare al college, dove lavorare, chi sposare. Perfino per chi votare”. A quel punto non si potrà nemmeno parlare di “hackerare” un essere umano. Sarà come telecomandarlo. Non puoi regolare la potenza esplosiva dell’intelligenza artificiale a livello nazionale. I dati concentrati in un solo posto sono la ricetta per una dittatura” (Y.Harari). In estrema sintesi, comporterebbe alla voce globalizzazione sostituire la voce colonizzazione!

Un voto al programma?

Sembra una di quelle esercitazioni che davo ai miei studenti in cui descrivere un progetto in termini di obiettivi attività tempi risorse e costi. Un compitino formalmente ineccepibile per Bruxelles (la classe della McKinsey, mica è acqua!), che garantisce di recuperare un po’ di tempo perduto, carente di visione, di coraggio, quel coraggio che ha caratterizzato i nostri migliori scienziati ed industriali, al tempo delle grandi sfide. Un compito svolto da chi si sente destinato (rassegnato?) a compiti esecutivi, non certo a compiti da “whatever it takes”.  

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