Sempre più italiani usano Facebook, ma per meno tempo

Sempre più italiani usano Facebook, ma per meno tempo
(reuters)
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L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), ha pubblicato i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni, relativi al periodo di riferimento 31 marzo - 30 giugno 2021. Nel complesso l’utilizzo della rete internet si concentra in particolare sulle principali piattaforme e social network, confermando il trend in crescita già registrato nel trimestre precedente.

Per quanto riguarda Facebook, attualmente da un lato al centro di una crisi reputazionale e dall’altro lato proiettato al futuro con il rebranding in Meta, stando ai dati Audiweb diffusi da AGCOM, continuano a crescere gli utenti che passano dai 36,8 milioni del giugno 2018 ai 39,4 milioni di giugno 2021. Una crescita del 7% circa che potrebbe apparire marginale ma che invece è tutt’altro che trascurabile considerando che 39,4 milioni di utenti attivi nel mese rappresentano l’88.5% di coloro che hanno usato la Rete nel nostro Paese nel mese di giugno di quest’anno, ovvero 44,5 milioni di persone.  Solo Google, con la search, fa meglio attestandosi a 43,5 milioni di utenti nel mese.

I motivi di fondo di questa apparente immunità di Facebook da scandali, vero o presunti, sono da ricercarsi nelle logiche di relazione dell’essere umano e a come queste si concretizzano nell’ecosistema digitale. In primis, come abbiamo spiegato già diverso tempo fa, le persone vanno e stanno, così come avviene offline, concretizzando sempre più il concetto di “onlife”, dove ci sono altre persone. Se Facebook, metaforicamente, è un bar, è un locale affollato dove c’è sempre tanta gente con cui chiacchierare, vedere che fa di nuovo, etc., è chiaro che le persone hanno voglia e piacere di frequentarlo.

Si tratta, come avevamo scritto oltre cinque anni or sono, del concetto di symbiosis, idea che le imprese e le persone abbiano mutuamente bisogno gli uni degli altri per avere successo, soddisfazione, di cui Facebook, ma anche Google ed altri, sono la perfetta esemplificazione e concretizzazione. In tutto questo però si registra un fenomeno che altrettanto non è trascurabile: il tempo medio trascorso sul social più popolato d’Italia, e del mondo, cala. A giugno 2018 mediamente le persone avevano trascorso 27 ore e 10 minuti su Facebook. A giugno 2021 invece il tempo speso è di 23 ore e 44 minuti.

Certo, Facebook resta comunque il “luogo” nel quale gli italiani trascorrono più tempo che altrove [sempre a giugno 2021 Google si attesta a 10 ore e 2 minuti e Amazon, terzo per audience e tempo, a 2 ore e 1 minuto] ma un calo del 13.5% del tempo che in media le persone dedicato al social è un segnale da non sottovalutare. Sicuramente  vi è un effetto di saturazione dopo i picchi durante i momenti più bui della pandemia, con le persone chiuse in casa “costrette” all’utilizzo di Internet e dei social, ma altrettanto sicuramente vi è la ritirata dei moderati, di coloro che sono più che stufi dell’aggressività che si riscontra, in particolare sui temi legati ai vaccini ma non solo, che ben descrive Gigio Rancilio.

Insomma, se l’algoritmo, per quanto è dato di sapere al riguardo, premia le interazioni, e dunque di riflesso anche la litigiosità che le fa crescere, le persone non apprezzano. È probabilmente questo l’argomento da usare per indurre Zuckerberg, e l’ampia schiera di moderatori e tecnici che lavorano per lui, a modificarne i criteri di base. La ridenominazione in Meta di Facebook è una scommessa sul potere del controllo del fondatore e riguarda un futuro che non esiste ancora, ma che Zuckerberg ritiene necessario. Pare davvero che anche i criteri sui quali si è fondato Facebook sino ad oggi siano altrettanto necessari sia per Facebook che per la società in generale, di cui la piattaforma social è lo specchio fedele.