Immobiliare

"Si può fare una grande impresa digitale anche in Italia": Casavo chiude un round da 100 milioni

Il più grande investimento in una startup del settore immobiliare in Europa. Giorgio Tinacci, il fondatore: "Per tanto tempo siamo stati considerati una banda di ragazzini. Eppure ci siamo riusciti, perché abbiamo attirato i migliori talenti". Exor principale investitore
2 minuti di lettura

"Stiamo correndo una maratona e siamo solo all’inizio. Ma correndo ci siamo adattati, abbiamo imparato tantissimo e capito una cosa: si può fare una grande impresa digitale anche in Italia". Giorgio Tinacci, founder e Ceo di Casavo, piattaforma di nuova generazione per vendere e comprare casa in Europa, annuncia oggi una raccolta di capitale da 400 milioni di euro.

Round di finanziamento da 100 milioni, guidato da Exor NV. È un round Serie D. Si tratta del più grande finanziamento di sempre nel settore PropTech in Europa. A cui si aggiungono linee di credito di 300 milioni di euro da parte di Intesa Sanpaolo, Viola Credit e altri istituti.

"Sono felice, è un grande traguardo, considerando le difficili condizioni di mercato: dimostra i solidi fondamentali del nostro business e conferma le prospettive di crescita" spiega Tinacci. Trent’anni, laurea in Bocconi, nel 2017 lascia un lavoro sicuro e ben pagato in Boston Consulting per fondare Casavo in un coworking. "Ho sempre sognato di costruire qualcosa di mio, ma non è stata una scelta razionale. Ho seguito la pancia, ho fatto un salto nel buio, cercandolo di fare bene".

Modello americano, l’idea non esisteva in Italia. Casavo non è un’agenzia immobiliare. Non è un fondo. Non è un costruttore. È nata come un Istant Buyer: una piattaforma tecnologica che acquista immobili direttamente da chi li vende e dopo la ristrutturazione, trova gli acquirenti finali. Sfruttando la sua tecnologia, si è poi evoluta in un marketplace, dove i proprietari di casa possono iniziare il processo di vendita o di acquisto con il supporto di Casavo in ogni fase.

"Per tanto tempo siamo stati considerati una banda di ragazzini. Eppure abbiamo fatto una startup a capital intensive. E ci siamo riusciti, perché abbiamo attirato i migliori talenti. È ciò che ho imparato in questi 5 anni di impresa: sono le persone a fare la differenza. La tecnologia si costruisce, il business cambia, quello che resta e che funziona è una squadra di talenti con lo stesso credo".

I talenti sono 450, tutti under 30, un mix di competenze diverse. Uniti dalla stessa visione: cambiare la vita di chi compra e vende casa, semplificandola. "Nessuno di noi all’inizio aveva mai comprato casa. Eravamo agnostici. A muoverci sono state un’ambizione ingenua e una freschezza di mente: eravamo scevri da quelle logiche di pensiero che ci sono nel settore. Non conoscevamo i problemi. Questo ci ha permesso di prenderci dei rischi in modo sano", spiega ancora.

Oggi Casavo è tra le miglior startup italiane (fonte LinkedIn). "Non siamo soli. In Italia sta nascendo una nuova generazione di startup: sono la dimostrazione che non siamo “imprese-giocattolo”": così, durante un’intervista, qualche anno fa, Giorgio ci aveva annunciato il progetto, piegando poi che "Siamo un dito nell’occhio di chi pensa che in Italia non si possa fare nulla". Vale oggi ancora di più? "Sì, ci sono le premesse: è solo questione di tempo e si vedranno i risultati".

Casavo ha eseguito transazioni per oltre 1 miliardo di euro. Mira a estendersi in Europa. Tra i nuovi investitori figurano, tra gli altri, Neva SGR (Gruppo Intesa Sanpaolo), Endeavor Catalyst, Hambro Perks, Fuse Ventures Partners, oltre ad angel investor come Sébastien de Lafond (fondatore di MeilleursAgents).Tutti i principali investitori attuali tra cui Greenoaks, Project A Ventures, 360 Capital, P101 SGR, Picus Capital e Bonsai Partners hanno partecipato al round di investimento Serie D.

Contattiamo Giorgio 30 minuti dopo l’annuncio. Sorride anche quando parla di difficoltà. "Ci vuole ottimismo, se vuoi fare l’imprenditore, devi guardare sempre il bicchiere mezzo pieno. In questo momento di mercato, raccogliere capitali è molto difficile: le valutazione sono compresse, c’è incertezza, c’è meno propensione al rischio. Eppure proprio quando le risorse sono più scarse, c’è un lato positivo: gli investitori prendono decisioni più chiare, si fa più attenzione e i progetti orientati alla crescita ottengono credito".

Nota: Exor è azionista di maggioranza di GEDI, il gruppo editoriale di cui fa parte Italian Tech