Spazio

Le nuove foto del telescopio Webb diffuse dalla Nasa

Le nuove foto del telescopio Webb diffuse dalla Nasa
Dopo l'anteprima alla Casa Bianca, l'ente spaziale americano mostra al mondo il risultato delle altre osservazioni fatte con gli strumenti scientifici in piena attività
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Un gruppo di galassie che “danzano”, una culla di nuove stelle e una nebulosa illuminata da un astro morente. E poi la composizione chimica dell’atmosfera di un pianeta lontano più di mille anni luce. Dopo l’anteprima alla Casa Bianca, dove il presidente americano Joe Biden ha svelato una delle immagini scattate dal James Webb space telescope, la Nasa mostra al mondo il risultato delle altre osservazioni fatte con gli strumenti scientifici in piena operatività.

 

Galassie danzanti

Stephan’s Quintet: il Quintetto di Stephan è il ritratto di un gruppo di cinque galassie che si trovano a circa 300 milioni di anni luce di distanza da noi, nella costellazione di Pegaso. Quattro di esse danzano assieme con ripetuti incontri ravvicinati. Due di esse si stanno fondendo una con l'altra e le vediamo con una risoluzione mai ottenuta. Grazie al medio infrarosso possiamo vedere i gas che tracciano questa danza di fusione, innescando la formazione di nuove stelle. E i gas scaldati e divorati dai buchi neri, con luminosità di 40 miliardi di volte quella del nostro Sole.

 

Acqua nell’atmosfera di un pianeta lontano

La prima rivelazione non è un’immagine, ma uno spettro, fatto di elementi chimici. James Webb ha scoperto che c’è acqua nell’atmosfera del pianeta extrasolare WASP-96 b. Il telescopio lo ha scoperto da oltre mille anni luce di distanza. Scoperto nel 2014, WASP-96 b è un gigante gassoso, ha circa la metà della massa di Giove. Webb lo ha osservato mentre transitava di fronte alla sua stella ed è riuscito ad analizzare la luce dell’astro filtrata dall’atmosfera, ricavandone così la composizione chimica. Quello di poter analizzare l’atmosfera degli esopianeti è uno dei contributi più attesi del nuovo telescopio spaziale, che andrà anche a indagare se esistono mondi rocciosi simili alla Terra con caratteristiche compatibili con la presenza di vita.

 

 

Il velo illuminato da una stella che muore

La Nebulosa ad anello meridionale, o nebulosa “Eight-Burst”, è una nebulosa planetaria, una nuvola di gas in espansione che circonda una stella morente. Ha un diametro di quasi mezzo anno luce e si trova a circa 2.000 anni luce dalla Terra. Fotografata da James Webb nel medio infrarosso mostra un dettaglio molto più definito rispetto alla foto scattata da Hubble. La stella centrale, non la più luminosa ma quella che appare più debole, è una nana bianca, quello che resta di un astro giunto alla fine della propria vita. La sua luce illumina i gas espulsi nelle ultime fasi della sua esistenza.

Ci aiuterà a scrivere la storia della materia nel suo divenire, con la formazione degli elementi pesanti disseminati dalle esplosioni delle stelle. Fino a giungere alle molecole che compongono tutto ciò che ci circonda. Andrà a caccia di quelle combinazioni chimiche che potranno forse dirci dove potrebbe trovarsi la vita al di fuori della Terra, cercando nell’atmosfera di pianeti attorno ad altre stelle oppure qui vicino, nelle lune di Giove e Saturno.

 

La culla di nuove stelle

Ecco com’è la nebulosa della Carena fotografata dal James Webb con lo strumento NirCam, la camera che osserva nel vicino infrarosso. È una visione spettacolare con dettagli che non era stato possibile osservare prima. È una delle nebulose più grandi e luminose del cielo, si trova a circa 7.600 anni luce di distanza nella costellazione meridionale della Carena, quindi non è visibile dalle nostre latitudini. Ospita stelle massicce, molto più grandi del Sole e, caratteristica delle nebulose, è una culla di nuove stelle, una delle nursery nel nostro quartiere galattico. Si trova infatti nella nostra stessa galassia, la Via Lattea. La capacità del James Webb, grazie all’osservazione nell’infrarosso, è quella di penetrare le nubi dense e svelare cosa c’è dietro a spesse cortine di polveri. Per la prima volta vediamo così nuove stelle che prima erano nascoste alla nostra vista, strutture che non si vedevano e che non si conoscevano prima.

 

Il telescopio più complesso e grande mai costruito

Frutto della collaborazione della Nasa con l’Esa (l’Agenzia spaziale europea) e la Csa (l’Agenzia spaziale canadese) il telescopio spaziale più grande, complesso (e costoso, attorno ai dieci miliardi di dollari) mai costruito è decollato nel giorno di Natale 2021 dallo spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana francese, in testa a un razzo Ariane 5. Dopo un mese circa di viaggio e una serie di delicatissime manovre per aprire gli specchi e lo scudo termico grande come un campo da tennis, ha raggiunto la sua destinazione, il punto L2 distante un milione e mezzo di chilometri, da dove guarda stelle e galassie voltando le spalle al Sole e alla Terra.

Così isolato da fonti di luce e calore che potrebbero interferire con la sua attività, può osservare l’Universo nell’infrarosso. Durante questi ultimi mesi, gli ingegneri e gli scienziati hanno eseguito tutti i test per assicurarsi che tutto funzionasse alla perfezione.

Ora è finalmente partita la campagna scientifica che, è la scommessa degli astronomi, rivoluzionerà la nostra comprensione del Cosmo e della sua evoluzione. Guarderà ai confini del tempo e di quell’epoca buia, dopo il Big Bang, quando si sono accese le prime stelle e le prime protogalassie.