Sicurezza
Che cos'è e come funziona l'Halo, l'aureola salvavita dei piloti di F1
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Che cos'è e come funziona l'Halo, l'aureola salvavita dei piloti di F1

Al Gp di Silverstone di domenica scorsa Guanyu Zhou, il pilota dell'Alfa Romeo, si è salvato con questa protezione che pesa solo 9 kg ma regge il peso di dieci Fiat Panda e resiste all'impatto di una ruota di F1 lanciata a 225 km orari

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Pesa solo 9 chilogrammi, è sottilissimo, ma può reggere il peso di dieci Fiat Panda e resistere all’impatto di una ruota di una F1 sparata a 225 km/h: parliamo dell’Halo, la piccola protezione sulla testa del pilota che ieri ha salvato la vita a Guanyu Zhou, il cinese dell’Alfa Romeo che al via si è ribaltato strusciando per centinaia di metri con l’auto rovesciata. Un incidente impressionante, che ha divelto addirittura il roll bar della monoposto (la protezione verticale salvavita proprio in caso di ribaltamento) ma che non ha avuto la meglio – per fortuna di Zhou – sull’Halo: il pilota è uscito dalla macchina senza nessuna frattura. Incredibile ma vero.

Il simbolo stesso dei progressi fatti nel mondo della sicurezza dalle auto di F1. Un solo dato per capire il discorso: Manuel Fangio vinse cinque titoli mondiali in F1, dove corse – negli anni cinquanta - per sette anni. In quello stesso periodo, in F1, morirono 35 piloti, cinque l’anno. E sembrava una cosa normale, come la pioggia.
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E dire che quando l’Halo – nel 2017 – arrivò in F1 fu molto criticato: rovinava l’estetica delle auto, trasformando l’auto in una specie di ciabatta infradito. Perfino sua maestà Niki Lauda e Lewis Hamilton lo criticarono. Salvo ovviamente, poi, ricredersi: secondo una simulazione effettuata dalla FIA, utilizzando i dati di 40 incidenti reali, l'uso del sistema ha portato ad un aumento del 17% del tasso di sopravvivenza del pilota.

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Il sistema Halo, va detto, viene realizzato da produttori esterni scelti dalla FIA ed è uguale per tutti i veicoli. Lo producono la tedesca CP Autosport, l’inglese SST e l’italiana V System, ma è la versione tedesca a essere la più usata, anche se i team hanno sempre comprato tutti e tre gli Halo per poi capire quale di questi si adattasse meglio alla propria macchina.

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In ogni caso l'Halo è un piccolo capolavoro di ingegneria: è costituito da una staffa che circonda la testa del pilota, tipo aureola, collegata in tre punti alla scocca della monoposto. Pesa appena 9 kg e per reggere il peso (verticale e laterale) di circa 12 mila kg è realizzato in titanio Grado 5, un materiale utilizzato normalmente nell’industria aerospaziale. Dal punto di vista tecnico, anche se non sembra, l’Halo è fatto da cinque parti di titanio che poi vengono saldate insieme con un complicatissimo processo che si svolge in una camera asettica.

E alla fine di ogni processo produttivo l’Halo comincia una lunga serie di test per essere poi approvato dall’Istituto Globale della Sicurezza del Motorsport della Fia e quindi spedito alle scuderie di F1. Parliamo ovviamente di test non invasivi, tipo prove di crash, che danneggerebbero l’Halo: le prove sono controlli geometrici, di peso, dimensioni e infine di omografia computerizzata, in radiologia, indicata con l'acronimo TC o CT, la famosa tecnica di indagine radiodiagnostica.
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E dopo mille prove gli Halo finiscono nelle mani dei progettisti che lo integrano al meglio, anche dal punto di vista aerodinamico, sulle loro monoposto. Solo allora scendono in pista pronti a fare il proprio lavoro: salvare la vita ai piloti.

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