Tech Transfer Day

CDP Venture Capital, i robot e il futuro dell’Italia: “Le idee devono poter diventare aziende”

Convegno a Genova sul trasferimento tecnologico e su come far incontrare startup e imprese. Senza paura che le macchine ci rubino il lavoro
2 minuti di lettura

“In Italia, la robotica genera già adesso un fatturato di 7 miliardi di euro l’anno, ma può e deve crescere ancora”: ha detto così, Francesca Bria, presidente di CDP Venture Capital, all’apertura dei lavori del Tech Transfer Day, organizzato a Genova proprio per capire come farlo diventare più grande, il settore della robotica italiana.

Perché a Genova? Perché “la città è un polo d’eccellenza tecnologico nel nostro Paese”; ha aggiunto ancora Bria. E lo è soprattutto perché nel capoluogo ligure ha sede l’Istituto italiano di Tecnologia, di cui CDP sostiene alcuni dei progetti più innovativi, come Hannes (video) e Alter-Ego, finanziandone lo sviluppo attraverso RoboIT, polo di trasferimento tecnologico nato poco più di un anno fa. In questo periodo, CDP ha investito 40 milioni di euro in RoboIT, soldi che secondo Bria “genereranno 100 milioni nell’arco di 4 anni, dando vita a 50 nuove imprese”. Aziende che prima non esistevano, e che contribuiranno all’evoluzione del Paese.

Ricerca e imprese, due mondi che si parlano poco

Nel corso dell’evento, cui hanno partecipato (fra gli altri), Maria Cristina Messa, ministra dell’Università e della Ricerca, Giovanni Toti, governatore della Liguria, e Giorgio Metta, direttore scientifico di IIT, si è parlato proprio di come fare sì che le idee che nascono in un laboratorio di ricerca possano arrivare sul mercato, avere un impatto e cambiare le cose. Un modo per farlo, secondo Bria, è appunto stanziare fondi per “creare nuove filiere industriali strategiche come quelle della robotica e dell’innovazione, rafforzando il trasferimento tecnologico fra scienza e industria e il sostegno a startup innovative e piccole e medie imprese”.

Le macchine come alleati

E senza avere paura, inteso come senza avere paura dei robot: “C’è sempre il timore che ci porteranno via il lavoro - ha ricordato Metta sul palco - ma il problema non è questo, è proprio l’opposto”. In che senso? Nel senso che “entro il 2050 la popolazione sarà costituita per oltre il 20% da persone anziane, cioè da persone che non lavorano e però hanno bisogno di servizi e di assistenza”. Di qualcuno che lavori al posto loro e per loro, che sostituisca la manodopera che verrà a mancare. Cioè dei robot.

Paolo Dario, professore della Sant’Anna di Pisa, si è spinto ancora oltre, immaginando un mondo in cui “useremo i robot al posto degli artigiani, per recuperare i tantissimi lavori manuali che praticamente nessuno vuole più fare”. E i giovani? “Potranno programmare queste macchine, insegnare loro il sapere e la conoscenza di chi faceva questi mestieri, che così non andranno perduti”. In prospettiva futura, sempre secondo Dario, sembrano esserci solo 3 strade: “Possiamo puntare sulla cosiddetta decrescita felice (e quindi ridurre la domanda di servizi, ndr), su un’immigrazione molto forte, oppure sui robot”. Che esisteranno sempre più nelle città, in rapporto di uno ogni 10 umani.

Il ruolo dell’Italia in un mercato in espansione

Sia per motivi di opportunità sia per ragioni economiche, è ovvio che il nostro Paese non può rischiare di essere tagliato fuori da questo settore: “Dobbiamo trasformare tutto il potenziale che abbiamo, la competenza e le idee, in impresa”, hanno ribadito più volte i partecipanti al convegno, ricordando che “l’Italia sa fare queste cose e deve farle, invece di importarle dall’estero”.

Già oggi, del resto, la Robotica è un patrimonio di eccellenze per il nostro Paese, con oltre 104mila imprese attive (+10% negli ultimi 5 anni) che danno lavoro a quasi 430mila persone e hanno depositato oltre 6mila brevetti negli ultimi 10 anni. Ancora: l’Italia è terza al mondo per valore di esportazione di robot industriali e sesta per numero di robot installati (212 ogni 10mila lavoratori) e oggi sono oltre 600 le startup e PMI del settore.

Anche in Liguria, per quanto l’innovazione non sia la prima cosa che viene in mente quando si pensa a quest’area del Paese: negli ultimi 6 anni, Filse (il braccio finanziario della Regione) ha investito 80 milioni di euro in 180 imprese tech e il governatore Toti sembra decisamente intenzionato e proseguire in questa direzione, perché “abbiamo il dovere che il Paese cresca, soprattutto per chi verrà dopo di noi”.