VivaTech 2022
Cybersicurezza cognitiva, firewall mentali: le nuove frontiere per difenderci nel "selvaggio west digitale"
(reuters)

Cybersicurezza cognitiva, firewall mentali: le nuove frontiere per difenderci nel "selvaggio west digitale"

Alla fiera di Parigi dedicata all'innovazione, VivaTech, l'azienda Avast spiega perché per proteggere le persone online bisognerà presto alzare lo sguardo e andare ben oltre gli antivirus

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"Certo che ci stiamo pensando. Forse verrà chiamata cybersicurezza cognitiva e magari qualcuno lancerà prima o poi un firewall mentale. Ma al di là di nomi e definizioni, è chiaro che la salvaguardia delle persone online già oggi non è più una semplice questione legata ai virus o alle truffe". Ondrej Vlcek, a capo della Avast di Praga, una delle compagnie europee più importanti specializzata in sicurezza informatica, lo racconta al VivaTech di Parigi, fiera annuale dedicata all'innovazione giunta alla sua sesta edizione e da sempre sostenuta dal presidente Emmanuel Macron.

Lo incontriamo poche ore prima dalla conferenza di Thierry Breton, Commissario europeo per il mercato interno, intitolata non a caso Il selvaggio west digitale. Perché, al di là degli immancabili robot, dei droni e delle stampanti 3D che spuntano qui e lì negli stand, quest'anno a Viva Tech si è parlato spesso di sicurezza. Così come di insicurezza, aumentata anche dall'invasione russa ai danni dell'Ucraina. "L'Unione europea è la più grande democrazia al mondo dove vivono 445 milioni di persone", ha puntualizzato Breton dal palco principale della fiera parigina. "Non è facile la democrazia, sostenerla è un sforzo costante, e ora dobbiamo organizzare il nostro spazio digitale che, come sappiamo, è un selvaggio west".

Lasciando per un momento da parte le enormi opportunità che la Rete offre e tornando ai pericoli, essere oggetto di propaganda o di ondate di disinformazione pone un problema di cosa debba essere la cybersicurezza e cosa invece dovrà restarne fuori. Di certo il solo proteggere il pc o lo smartphone dai malware non basta a fermare le minacce, alcune delle quali mirano a confondere le capacità cognitive. E sono comunque minacce digitali. "Ovviamente stiamo parlando di interrogativi o problemi ai quali non c'è una sola soluzione o risposta", prosegue Vlcek. "Non credo si debba decidere dall'alto cosa vero e cosa non lo è, ma probabilmente in futuro ci saranno strumenti molto più efficaci di quelli attuali per capire in maniera istantanea chi, quale rete e quando una certa informazione è stata messa in circolo".

Viene il dubbio però che le persone non siano poi così interessate all'origine e alla veridicità delle informazioni che leggono. Spesso ne fanno un uso strumentale, servono a confermare i propri pregiudizi e sostenere o sbandierare un'identità. E' un meccanismo che ancora non è stato studiato fino in fondo, a differenza di quello delle camere di eco, eppure è uno dei tasselli più importanti nelle dinamiche polarizzanti dei social network che affonda le radici nelle nostre attitudini fuori dal digitale.  

Nel frattempo continua la conta e gli allarmi continui legati agli attacchi informatici, anche se rispetto ai livelli del 2020 sono calati stando all'ultimo rapporto annuale del Clusit, l'associazione di categoria che riunisce le aziende di cybersicurezza in Italia. "Quotidianamente soltanto al Ministero della Difesa giungono circa 150mila attacchi da parte di hacker che cercano di penetrare i nostri sistemi", ha spiegato il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè intervenendo al convegno Cyber-risk & Pmi. Ma poi ha anche aggiunto: "Di questi soltanto 20 o 40 necessitano un intervento dedicato dei nostri esperti, il che significa che il nostro sistema ha solide mura laddove il 99,9 per cento di questi attacchi viene respinto direttamente dai firewall". E' vero che non tutte le medie e piccole imprese italiane possono contare su sistemi altrettanto efficaci, si sta però diffondendo la percezione del pericolo. O meglio: la certezza che in tutto quel che è digitale oltre ai benefici ci sono anche dei rischi.

Lo sanno bene all'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn), istituita dal Governo ad agosto 2021 e guidata da Roberto Baldoni. Per costruire delle protezioni solide attorno alle strutture vitali del Paese, può contare sui 623 milioni di euro già previsti dal Pnrr. Serviranno per attuare le 82 misure previste. 

Altre forme di attacchi come la propaganda esterna, essendo di natura differente, per ora non incontrano argini. Una delle possibili soluzioni suggerite a VivaTech da più parti è l'idea di certificare l'identità di chi accede online così come accade nel mondo fisico. "Tutto quello che è consentito fuori dal Web dovrebbe esserlo anche al suo interno e allo stesso tempo tutto quel che la legge vieta nel mondo fisico deve esserlo nel digitale", ha sottolineato Breton. "Non è un'operazione semplice, ma va fatta".

Un'idea che è sempre stata osteggiata da una parte dei primi pionieri del Web, convinti ad esempio che l'anonimato protegga le persone specie nei regimi totalitari e liberticidi, Russia e Cina in testa. Dall'altra parte si fa notare come quegli stessi regimi hanno applicato la censura sul Web e in generale la repressione del dissenso senza grandi problemi nonostante l'anonimato. Insomma, si tratterebbe di un finto problema specie in Occidente dove l'impossibilità di sapere chi c'è dietro un certo contenuto ha contribuito ad amplificare un clima di odio e divisioni che ha finito per contagiare anche i media tradizionali.

"Sono questioni complesse", conclude Ondrej Vlcek, "con le quali stiamo solo ora iniziando a fare i conti". Di sicuro nel futuro di aziende come la sua ci sarà posto non solo per informatici esperti di cybersicurezza, ma anche per sociologi, neurologi, analisti di dati e di social network, perché inevitabilmente dovranno allargare il loro raggio d'azione e offrire qualcosa che vada oltre il classico antivirus.