Russia-Ucraina

"Abbiamo lanciato la nostra startup in Ucraina. Ora la guerra ha cambiato tutto"

Andrii Smyk, 25 anni, e Valentyn Zavadskyi, 23 anni, Anastasiia Smyk, 25 anni
Andrii Smyk, 25 anni, e Valentyn Zavadskyi, 23 anni, Anastasiia Smyk, 25 anni 
Input Soft e Lawyerd sono due startup di Kiev e Kharkiv selezionate prima del conflitto da Techstars Torino, tra i principali acceleratori di impresa al mondo. Abbiamo contattato i loro fondatori che raccontano i sogni infranti dalla guerra e la voglia di ricostruire
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"La guerra ci ha colti di sorpresa. Eravamo a Torino da qualche settimana, ma nulla ci faceva sospettare che la Russia avrebbe scatenato da lì a poco un'offessiva su larga scala contro il nostro Paese. Molti miei amici oggi combattono sul fronte di guerra, altri sono tornati dall'estero per contribuire a sostenere la nostra economia. Cerchiamo in ogni modo di aiutare l'Ucraina". Anastasiia Smyk, 25 anni, è di Kiev. E' cofondatrice di Input Soft, una startup che si occupa di soluzioni di data analisi per gli aeroporti. Sia la vita della sua impresa che quella dei suoi colleghi sono state stravolte dalla guerra. Hanno lavorato a una soluzione software per ottimizzare l'utilizzo delle risorse umane delle compagnie aeree, problema deflagrato durante i lunghi mesi della pandemia. Hanno trovato delle soluzioni. E funzionavano.

 

Le difficoltà di fare impresa durante una guerra

Techstars, tra i più ambiti programmi di accelerazione al mondo, li ha selezionati sul finire del 2021 per entrare a far parte di uno dei suoi acceleratori di impresa, quello di Torino. E così sono arrivati in Italia il 14 gennaio scorso. Con lei, altri due membri del team: Andrii Smyk, 25 anni, e Valentyn Zavadskyi, 23 anni. Tutti di Kiev. Sono rientrati il 20 in Ucraina, poco prima dello scoppio del conflitto.

"Il resto della squadra è rimasta sempre Ucraina. Cerchiamo di continuare a lavorare a pieno regime, nonostante tutte le difficoltà possibili in questo momento. Stiamo anche cercando di raccongliere dei finanziamenti dagli investitori per completare lo sviluppo del nostro prodotto", racconta Smyk. "Sono molto orgogliosa del fatto che nessuno dei miei conoscenti e partenti abbia mai dubitato sulla necessità o meno di aiutare il Paese o le nostre forze armate. Tutti stiamo facendo il possibile. Anch'io collaboro con diverse associazioni. Quando ero in Ucraina ho contribuito alla raccolta di armi, munizioni e medicine per l'esercito".

Darsi delle regole, per continuare a lavorare durante il conflitto

Lawyerd invece è una startup di Kharkiv, tra le città più colpite dai bombardamenti russi. Offre una soluzione per la protezione della proprietà intellettuale su Internet, supportata da tecnologia blockchain. Ha un team di ragazzi che hanno tutti 21 anni. Portare avanti un'azienda in fase di startup ha chiesto ai suoi componenti di adottare una strategia, per non far affondare il progetto. "Abbiamo deciso di aumentare le ore di lavoro da 8 a 12, in maniera tale da concentrarsi sullo sviluppo del prodotto". A parlare è Ihor Makushinsky, cofondatore dell'azienda.

Poi una promessa tra i membri del gruppo: "Non leggere le notizie per tutto il giorno, ma farlo solo dopo il lavoro. Leggere ora per ora quello che ci succedeva intorno ci sovraccaricava di emozioni. Mentre il più concreto sostegno che potevamo dare al nostro Paese era far crescere l'azienda e contribuire alla nostra economia. La guerra sta riportando l'economia ucraina a 20 anni fa".

L'Ucraina ha circa 2.000 startup ed è considerato tra gli ecosistemi di innovazione più promettenti in Europa. Negli anni hanno costruito una comunità forte, desiderosa di portare il Paese al livello degli altri Paesi europei. Con buoni risultati.

A sinistra, Ihor Makushinsky, 21 anni
A sinistra, Ihor Makushinsky, 21 anni
 

Anche Lawyerd è stata selezionata da Techstars Torino alla fine del 2021, scelto perché ritiene "il migliore al mondo per aiutare le startup a crescere". Poi è arrivata la guerra, che ha cambiato sogni e ambizioni: "Per noi si è trattato di avere a che fare con qualcosa di totalmente imprevisto. Dopo lo scoppio del conflitto abbiamo avuto una telefonata per decidere cosa fare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata trasferire i membri del gruppo che si trovavano in Ucraina da Kharkiv a un luogo più sicuro nella parte centrale dell'Ucraina. La seconda è che abbiamo deciso le regole su come lavorare", ragiona Makushinsky.

 

Le comunicazioni con gli amici in Ucraina e la voglia di ricostruire

"Con gli altri ci sentiamo tutti i giorni. Per risolvere problemi dell'azienda, sì, ma anche molti problemi personali", aggiunge. Makushinsky ha comunque deciso di restare a Torino, mentre la sua famiglia ora si è rifugiata in Germania, in un luogo sicuro. "Sono scossi, turbati. Hanno dovuto lasciare tutto e ricominciare in un nuovo Paese", affatto semplice. Del suo team, 8 in tutto, quasi tutti vengono da Kharkiv. Il sogno è tornare a casa "e fare un barbecue con i miei amici, la mia famiglia". Ma sa che ora non è possibile.

Continuare le attività non è facile. Entrambi gli imprenditori oggi hanno dovuto rivedere alcuni piani. "Dall'inizio della guerra, abbiamo rivisto le nostre spese e cambiato il nostro piano finanziario perché abbiamo perso tutti i potenziali clienti in Ucraina", spiega Smyk. "Ora stiamo lavorando con le stesse prestazioni, ma le spese sono diminuite. Inoltre, la nostra unica possibilità di sopravvivenza come startup è quella di entrare nel mercato europeo il più rapidamente possibile, ed è quello a cui sto lavorando ora da Torino".

Tornare in Ucraina? "Si, ma non so quando. Solo dopo la nostra vittoria. Non c'è dubbio che tornerò in Ucraina e aiuterò il mio Paese nella ricorstruzione", conclude Smyk. E la voglia di ricostruire passa anche da queste neo imprese digitali, che negli ultimi dieci anni hanno contribuito alla crescita economica del Paese, sognando di renderlo moderno e aperto al mondo. E che oggi rischiano di vedere cancellati i propri sogni.

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