Geopolitica
La guerra dei microchip fra Usa e Russia

La guerra dei microchip fra Usa e Russia

Nell’elaborare il maxi-provvedimento di sanzioni che scatteranno se Mosca decidesse di invadere l’Ucraina, gli strateghi di Washington hanno riservato uno spazio centrale ai componenti elettronici

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La campagna di dissuasione bellica nei confronti della Russia passa per i semiconduttori, e coinvolge aziende italiane alcune delle quali corrono ai ripari per evitare pericolose ricadute sui rispettivi business. Nell’elaborare il maxi-provvedimento di sanzioni che scatteranno nei confronti di Mosca, nel caso in cui dal Cremlino arrivasse l’ordine di invadere l’Ucraina, gli strateghi di Washington hanno riservato uno spazio centrale ai microchip. L'amministrazione Biden, infatti, è pronta a interrompere la fornitura di semiconduttori alla Russia con una manovra senza precedenti in termini di dimensioni. Fermare il flusso di microchip verso il Paese assesterebbe un colpo assai duro alla sua economia, ma non solo ad essa. 

La mossa potrebbe però avere ricadute a lungo termine per le aziende statunitensi di settore e per le partner europee. Il pacchetto di sanzioni prevede infatti il ricorso a misure governative volte a limitare non solo la fornitura di chip prodotti da società statunitensi, ma anche di quelli prodotti da aziende straniere che fanno affidamento su tecnologia “made in Usa” in termini di apparecchiature, strumenti, software o design. A causa della onnipresenza della tecnologia statunitense nella catena di approvvigionamento per la produzione di chip, il colpo alla Russia potrebbe essere sbalorditivo. "I semiconduttori sono la nuova arma" - spiega al sito Axios Ed Mills, analista politico di Raymond James -. Se neghi a un Paese l'accesso ai semiconduttori, viene meno la sua capacità di funzionare come un'economia moderna”. 

Il punto è che la minaccia sul blocco all’accesso di semiconduttori è quella che porrebbe danni economici a lungo termine, ma non fermerebbe i carri armati sul campo. L'amministrazione Biden afferma che le sanzioni finanziarie avrebbero un impatto immediato, mentre i controlli sulle esportazioni, che limitano l'ingresso di prodotti in Russia, renderebbero la sua economia più fragile ma solo nel medio termine. Non è ancora chiaro quanto possa essere ampia la sanzione per i semiconduttori, in primo luogo occorre vedere se le restrizioni sui chip possano essere rivolte alla Russia a livello nazionale o mirate più strettamente a settori specifici. 

Secondo un funzionario della Casa Bianca, i controlli sulle esportazioni si concentrano su aree che il presidente russo Vladimir Putin ha affermato essere strategicamente importanti, tra cui l'intelligenza artificiale e l'informatica quantistica. "Se la Russia vuole sviluppare questi settori, deve importare tecnologie e prodotti che solo noi, i nostri alleati e partner produciamo - spiega il funzionario -. E quindi ciò porterebbe a un'atrofia della capacità produttiva del Paese nel tempo”. Ma non è tutto perché Biden starebbe anche considerando l’adozione di misure simili da applicare ad altri settori fondamentali come l'industria aerospaziale e marittima. 

Il piano dell'amministrazione americana ha però messo in allarme diversi operatori di settore, secondo cui le società straniere cercheranno alternative ai chip o alla componentistica “made in Usa”. Secondo Robert Atkinson, presidente dell’osservatorio “Information Technology and Innovation Foundation”, una nota azienda italiana che utilizza per le sue vetture chip Usa avrebbe già valutato soluzioni differenti. C’è inoltre il fattore Cina da considerare: Pechino rispetterà le normative statunitensi in materia di sanzioni e non venderà alla Russia chip realizzati con la tecnologia statunitense?