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Instagram all’ordine cronologico: cosa cambia e perché

Instagram all’ordine cronologico: cosa cambia e perché
(afp)
La mossa di Meta, dopo le polemiche dei Facebook Papers: l’app torna alle origini nel modo in cui vengono organizzati i post. Ma gli esperti si interrogano: “Basta per migliorare l’esperienza degli utenti sui social network?”
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Dal 2022, su Instagram tornerà la possibilità di visualizzare i post in ordine cronologico. La notizia è arrivata direttamente dal CEO dell’app, Adam Mosseri, che l’ha anticipata durante l’audizione al Senato della scorsa settimana e poi chiarita nelle ultime ore.

Dal prossimo anno, insomma, gli utenti potranno scegliere di visualizzare i post dei profili che seguono in ordine cronologico inverso, dal più recente al meno recente. Si tratta di una mossa che segue una serie di polemiche nate dai documenti pubblicati dalla whistleblower Frances Haugen, negli ormai famosi Facebook Papers.

Che vuol dire ordine cronologico inverso

Secondo quanto confermato dallo stesso Mosseri in una serie di Instagram Stories, l’azienda sta testando due diverse funzioni, che dovrebbero essere rilasciate insieme all’inizio del prossimo anno. La prima è una versione del feed in ordine cronologico con un grado di controllo affidato all’utente. In sostanza, si potrà scegliere un gruppo di preferiti che comparirà, sempre dal contenuto più recente a quello meno recente, prima di tutti gli altri ‘seguiti’. La seconda è invece un feed in ordine cronologico inverso puro, senza interventi da parte dell’utente o dell’algoritmo.

Si tratta di un ritorno alle origini. Fino al 2016, infatti, l’app fondata da Kevin Systrom ordinava i post proprio in ordine cronologico inverso. Risale proprio a quell’anno la decisione di passare a un feed algoritmico, che è quello che ad oggi utilizziamo ogni volta che accediamo all’app. L’algoritmo di Instagram, come quello di tanti altri social network, sfrutta l’intelligenza artificiale per personalizzare l’ordine in cui l’utente vede i post, sulla base delle sue interazioni e attività sulla piattaforma.

L’ordine cronologico inverso è la soluzione?

L’algoritmo e le sue conseguenze erano stati al centro delle polemiche nate dopo le rivelazioni della whistleblower Frances Haugen. L’ex dipendente di Facebook, tra le altre cose, aveva rivelato come l’intelligenza artificiale della piattaforma fosse stata ottimizzata per favorire contenuti divisivi e polarizzanti. Haugen aveva inoltre proposto, tra le soluzioni per migliorare l’esperienza sui social network del gruppo Meta, proprio il ritorno all’ordine cronologico dei post.

Una proposta che Instagram alla fine ha accolto, a quanto sembra, nonostante Mosseri abbia precisato che si tratta di un progetto su cui l’azienda sta lavorando da molto tempo. Un progetto che può togliere un po’ di pressione dalle spalle di Meta ma che, secondo gli esperti, potrebbe non rappresentare la vera soluzione ai problemi del social network, dalla disinformazione ai potenziali rischi per le ragazze adolescenti.

Al centro della critica agli algoritmi c’è la cosiddetta amplificazione. In sostanza, quando un utente pubblica un contenuto, è la piattaforma a decidere quante persone vedranno il post. Di solito, se riceve molte interazioni, commenti o condivisioni, viene mostrato dall'algoritmo a un numero molto ampio di persone. Negli ultimi anni è capitato spesso che post particolarmente violenti, o con informazioni false, abbiano ricevuto tante interazioni, anche negative, e siano quindi stati amplificati e diffusi dagli algoritmi di Instagram e Facebook.

In teoria, l’ordine cronologico inverso aggiunge un po' di attrito a questo processo. Non c’è un sistema automatico che alimenta la popolarità dei post: tutto è organico e affidato alle condivisioni e al passaparola degli utenti. Anche questa modalità di organizzazione dei contenuti può tuttavia avere le sue conseguenze inattese. Secondo la ricercatrice dello Stanford Internet Observatory Renee Di Resta, “l’ordine cronologico inverso finisce con l’incentivare la pubblicazione continua di contenuti”.

In altre parole, se non è l’algoritmo a decidere cosa vediamo, a vincere potrebbe essere chi pubblica più spesso, il più possibile. Secondo Kate Starbird, professoressa di Human Centered Design & Engineering alla University of Washington, “in un feed puramente cronologico, per arrivare in cima non fai altro che aggiungere contenuti su contenuti: è un sistema che premia il volume”. E non è difficile immaginare che chi ora sfrutta l’algoritmo per diffondere informazioni false o manipolatorie sia pronto, un domani, a pubblicare più contenuti per continuare a raggiungere tanti utenti.

I dubbi riguardano anche il tipo di modifiche che Instagram apporterà. In particolare, non è chiaro se Instagram continuerà a utilizzare la raccomandazione algoritmica per il feed Esplora, oppure per suggerire agli utenti altri profili simili quando si sceglie di seguire qualcuno. Insomma, anche il ritorno dell’ordine cronologico inverso potrebbe non essere totale, lasciando spazio agli algoritmi per tante altre azioni che compiamo all’interno della piattaforma.