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L’emoji più usata nel 2021? La faccina che ride a crepapelle

Rispetto al 2019 la top ten cambia pochissimo. Ma la collezione di faccine vive molte contraddizioni: nell’82% dei casi ne usiamo una fra le prime 100 anche se ne avremmo quasi 3.400 a disposizione
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In vetta ci sono sempre loro: la faccina che ride a crepapelle e il cuore. La top ten delle emoji stilata come ogni anno dall’Unicode Consortium, l’ente internazionale che si occupa di orchestrare la standardizzazione dei caratteri e l’interoperabilità fra i dispositivi di produttori diversi che usano sistemi differenti, le piazza in testa - proprio come nel 2019, ultimo anno in cui era stato pubblicato un simile report - davanti a un’altra faccina che ride, quella con la testa storta, il pollicione verso l’alto, lo smiley che piange a dirotto, le mani giunte in preghiera, ringraziamento o secondo molti a darsi il cinque, quella che lancia un bacio con cuore, quella circondata da cuoricini, con gli occhi a forma di cuore e infine quella sorridente con le gote rosse. Sono le stesse di due anni fa, con una sola differenza: è uscito il doppio cuoricino ed è appunto entrata la faccina cosparsa di cuori.

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Le emoji sono davvero un nuovo esperanto con cui il mondo comunica? Sì e no, nel senso che secondo l’organizzazione se è vero che le usa il 92% della popolazione mondiale, è altrettanto vero che il loro significato cambia spesso in modo profondo a seconda delle culture, dei contesti e delle situazioni in cui sono impiegate. Un dato, però, è certo: “Tears of Joy”, la faccina al vertice, vale da sola il 5% di tutte le emoji scambiate. Solo il cuore si avvicina a una soglia del genere, tutte le altre seguono a un distacco enorme. Se da sempre intorno alle emoji si combatte una battaglia per una maggiore inclusività e rappresentanza, è anche vero che i primi 100 pittogrammi digitali costituiscono l’82% circa della torta delle emoji spedite fra chat, social e messaggi. Ce ne sono troppe? Chissà: al momento sono 3.663 e, appunto, ne usiamo pochine ma spesso, capita a tutti di rendersene conto prima o poi, ne mancano di clamorose. Il lavoro dei comitati che si occupano dell’analisi delle candidature, delle proposte e dell’approvazione sarà ancora molto lungo prima di costruire un certo equilibrio.

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Per tutte le categorie l’Unicode Consortium ha costruito uno strumento molto semplice da consultare e attraverso il quale rendersi conto di quali emoji siano più o meno utilizzate. Per Animali e natura, per esempio, il bouquet di fiori è l’emoji più popolare, seguita dal piccolo ma usatissimo sottogruppo di piante e fiori. Il primo animale è la farfalla che rifila non troppo distacco al coniglio e al cane. Per la categoria Viaggi e posti vincono alcune emoji meteorologiche come fuoco, sole, arcobaleno, stelle e luna. La prima della sottocategoria dei trasporti è invece il razzo, che ovviamente assume di volta in volta significati differenti sul successo, l’inizio di un nuovo percorso, il raggiungimento di un traguardo e così via. Difficile che tutti quelli che lo usano, insomma, parlino delle capsule spaziali di Elon Musk. Fra Cibi e bevande spicca la torta di compleanno seguita da caffè, birra, champagne, melanzana, fragola, pesca e ciliegie (anche in questo caso, difficile che si parli con tale intensità della spesa dal fruttivendolo) mentre fra gli oggetti le note musicali, il sacchetto di dollari e la corona. La prima della sottosezione sport in Persone e parti del corpo è una persona che fa la ruota, in quella delle Attività è invece il pallone da calcio davanti a quello da basket e alla palla da baseball.

L’indagine potrebbe proseguire ricavando ogni genere di combinazione o di curiosità. In generale, basti dire che nessuna delle sottocategorie principali è davvero molto o poco popolare a esclusione di quattro: faccine sorridenti, piante e fiori ed emozioni sono quelle in assoluto più utilizzate. La quarta, quella che raccoglie le bandiere dei paesi, è invece la meno frequentata all’interno di una macrocategoria, quella delle bandiere in generale, che si piazza all’ultimo posto. Rappresentano un buon esempio della contraddizione, in questo caso difficilmente risolvibile, della collezione: i vessilli dei paesi costituiscono la raccolta più ampia (258 emoji, la più ricca è quella dei mammiferi con 53 emoji) ma sono appunto quella usata di meno. 

E la pandemia come continua a influenzare il nostro uso delle emoji? In modo certo significativo ma non totalizzante e soprattutto non didascalico. Certo, l’emoji della siringa - di recente ritoccata per togliere la goccia di sangue che ne zampillava - era 282esima nel 2019 e dopo la campagna vaccinale è saltata al 193esimo posto. Bene ma non quanto ci si potesse attendere. Anche l’emoji del virus è salita dalla posizione 1.086 alla 477esima. Tuttavia questo aumento di emoji semanticamente legate al coronavirus e alla pandemia è avvenuto “in un modo tale da renderlo nemmeno lontanamente paragonabile alle emoji più comunemente usate, perché abbiamo avuto molto da ridere e molto da piangere, sia che fosse a causa della pandemia o meno" ha detto al New York Times Lauren Gawne, co-conduttrice del podcast "Lingthusiasm" e docente di linguistica alla La Trobe University di Melbourne, in Australia. Non è il didascalismo, insomma, che seguiamo: preferiamo le emoji che - in modi molto diversi o universalistici - ci aiutano a esprimere le nostre sensazioni.