Tech Test

La prova: Apple HomePod mini, musica a tutto tondo

Lo speaker di Cupertino ha dimensioni compatte e un suono potente ed equilibrato, ma le funzioni smart di Siri non sono all'altezza dei concorrenti. E ha senso acquistarlo solo se lo si utilizza con servizi e prodotti della Mela

7 minuti di lettura

Da noi l’HomePod standard non è mai arrivato. Nel frattempo, Apple ha smesso di produrlo e ora l’unico smart speaker in catalogo è l’HomePod mini, presentato un anno fa, che da oggi si può acquistare anche in Italia. 

Com’è fatto
Disponibile in bianco o grigio siderale ma pure nei nuovi colori arancio verde, blu, giallo, è una sfera quasi perfetta, di circa 10 cm di diametro ma alta circa 8,5 cm, dal momento che la base e la parte superiore sono tagliate. 

In basso c’è la Mela di Apple, nascosta sotto la base (che avremmo preferito più morbida, così da non muoversi per le vibrazioni quando l’HomePod mini è su una superficie liscia). L'attenzione al design è in ogni dettaglio: il logo non è bianco, ma una sfumatura del colore dell’apparecchio (azzurro chiarissimo per il blu, ad esempio); anche la superficie superiore, al centro è più chiara e ai bordi fa intuire un’altra sfumatura del colore principale. Il pannello è sensibile al tocco e si illumina quando Siri è in ascolto o risponde ai comandi; costituisce l’unica interfaccia visiva del dispositivo stesso, e si può usare per avviare Siri, riprodurre o mettere in pausa la musica, o regolare il volume. I Led multicolori si illuminano e si muovono quando Siri sta ascoltando o rispondendo, diventano bianchi se la musica è in riproduzione o verdi se si usa il mini come vivavoce per le chiamate.

Non c’è alcuna conferma visiva del livello al quale è impostato il volume, e manca anche un interruttore fisico per disabilitare la funzione sempre in ascolto di Siri. Chi non si fida delle promesse di Apple sulla privacy, può solo chiedere a Siri di "smettere di ascoltare" o cercare nelle impostazioni dell'HomePod nell'app Home in iOS per disattivare la funzione.

Il cavo di alimentazione riprende il colore dell’apparecchio, come già per l’iMac, ma stavolta termina con un connettore Usb-C; non si può collegare direttamente a un computer, serve la potenza fornita dall’adattatore incluso. Questo rende l'utilizzo dell’HomePod come speaker per computer un po’ più macchinoso.  Il tessuto mesh che ricopre l’HomePod mini ha un aspetto molto hi tech da un lato, ma dall’altro rimanda a mille altri oggetti domestici, dalle spugne ai filtri per l’aria. Il risultato è un apparecchio che non è fuori posto in nessun tipo di arredamento, che non intimidisce ma che allo stesso tempo riesce a non sembrare un giocattolo. 

All’interno
Per capire che non lo è basta metterlo in funzione: la configurazione è semplicissima, basta avvicinare l’iPhone o l’iPad e si viene guidati attraverso diverse schermate. Un paio di minuti e la musica riempie la stanza, in un modo che è difficile immaginare a giudicare dalle dimensioni dell’HomePod mini. Da solo l’altoparlante interno non potrebbe generare una tale quantità di suono, ma Apple utilizza alcuni espedienti ingegnosi: il primo è meccanico, ossia due radiatori passivi che amplificano i bassi. Una soluzione adottata anche da diversi altri produttori, ad esempio Bose, con il Soundlink Mini, che permette di ridurre la distorsione e aumentare il livello sonoro. Il driver full range orientato verso il basso è progettato per diffondere uniformemente il suono in tutte le direzioni.

E poi c’è il software, ossia l'elaborazione digitale del segnale. Il processore nel mini (un chip S5, lo stesso del penultimo Apple Watch) analizza la musica in riproduzione e regola l'uscita dell'altoparlante per la migliore qualità; per questo si parla di audio computazionale: l’integrazione tra hardware, software e algoritmi, un po’ come avviene nel campo delle immagini con la fotografia computazionale. Niente che sia stato inventato a Cupertino, sia chiaro, e infatti in commercio esistono già parecchi esempi. Come i Neumann KH80: piccoli monitor da studio dal suono sorprendente grazie agli amplificatori integrati e al filtro digitale. O, nell’hi-fi di alto livello, lo speaker Mu-So di Naim, le Kef LS50 II, le S500 di Buchardt, e altri modelli, sempre più numerosi, che mostrano come oggi il suono digitale abbia raggiunto un livello di elaborazione tale da non far rimpiangere l’analogico. Anzi: la qualità ottenibile è di solito molto maggiore, specie nelle fasce di prezzo più abbordabili. Ragion per cui ne fanno ampio uso i diffusori Sonos e pure l’ultimo smart speaker di Google, il Nest Audio

L’audio computazionale offre una flessibilità che l’analogico non può dare, e permette di compensare i limiti della fisica, compensando la risposta in frequenza di woofer piccoli, addolcendo note alte stridenti, ricostruendo una spazialità del suono perduta con la compressione dei file. In più, qui Apple fa tesoro dell’esperienza dei sistemi audio integrati nei portatili per riuscire a ottenere una buona ricostruzione spaziale del suono anche partendo da trasduttori di dimensioni estremamente contenute. 

Come suona
Si nota, ad esempio, all’inizio di Nummern dei Kraftwerk nella versione live 3D. Il risultato è straniante, il passaggio da sinistra a destra della voce di Ralf Hütter che declama i primi dieci numeri è graduale e preciso, e tutti i vari effetti sonori sono restituiti con una fedeltà davvero rara. A proposito di voci, Girl in Amber di Nick Cave and The Bad Seeds la voce del cantante australiano è cupa ma ben delineata rispetto agli altri strumenti, e questo rende le parole più comprensibili. Il violino in Epilogue, di Olafur Arnalds è rotondo ma chiaro, c'è una buona riproduzione delle masse sonore, anche se ovviamente l’orchestra sinfonica non è il genere più adatto per degli altoparlanti da 6 cm di diametro. Rimanendo nell’ambito sinfonico, il terzo movimento della Sinfonia n°1 di Mahler diretta da Sinopoli è una prova difficile per qualsiasi sistema audio, con quell'incalzare marziale che cresce lentamente: qui bisogna riprodurre con precisione il ritmo, per evitare di ridurre la complessa partitura del compositore austriaco a un confuso mix di note. È impossibile che uno speaker da 99 euro ci riesca, ma l’HomePod mini restituisce un risultato comunque gradevole e se non altro permette di avere un’idea abbastanza precisa di cosa sta suonando la Philharmonia Orchestra nell'incisione Deutsche Grammophon. Il pianoforte di Maurizio Pollini nell’Arietta della Sonata per piano numero 32 op 111 di Beethoven è leggermente metallico, ma in compenso la riproduzione spaziale è credibile e ci situa nello stesso ambiente dall'esecutore, a una distanza piuttosto ravvicinata.

Finora l’ascolto è stato condotto con Apple Music, file lossless e due HomePod mini collegati in stereo. Proviamo però anche con Spotify: Prada/Rakata di Arca conserva intatto il ritmo di reggaeton siderale e non binario, e se manca ovviamente una precisa localizzazione di voci e strumenti, però i sintetitzzatori hanno tutta la loro incidenza atmosferica e le varie linee melodiche sono ben separate. Molto buona la voce di Damon Albarn in The Nearer The Fountain, More Pure The Stream Flows, dove si apprezzano bene anche certe finezze del mix, le sovrapposizioni delle voci, le delicate chitarre, la carezza degli archi. Bene pure i Darkside, Lawmaker conserva tutto il suo incedere incalzante, è resa con chiarezza ma non rinuncia a nessuna parte del messaggio sonoro, con l’unica inevitabile eccezione dell'ottava più bassa. 

Da solo e in compagnia
HomePod Mini può funzionare anche come speaker per il computer, a patto che sia Apple: se si configura come dispositivo esterno riprodurrà tutti i suoni del Mac, quindi anche notifiche e alert. Si può anche decidere che solo certe app abbiano accesso agli speaker, ad esempio Apple Music. In questo modo, il computer riprodurrà i suoni da tutte le app, a eccezione di Apple Music. 

L’HomePod mini funziona solo come altoparlante singolo o in stereo, a differenza di altri speaker ai quali si può abbinare un subwoofer, come la serie Echo di Amazon, o che si possono configurare in modalità home theater. Con 99 euro si acquista un Echo quarta generazione (e in tempi di offerte, magari anche due), che ha una forma simile all’HomePod, pur essendo meno curato nelle finiture: in compenso è più grande e la riproduzione dei bassi è migliore. Ma per la stessa cifra si può entrare nel mondo Sonos con il Symfonisk, che è un ottimo speaker anche se non smart. 

Ehi Siri
Sull’HomePod mini invece c’è Siri: è la prima volta che l'assistente vocale di Apple esce dall’iPhone e parla in italiano. È piuttosto veloce, abbastanza preciso, e in grado di interpretare sempre piuttosto bene i comandi, anche a volume alto o con forti rumori ambientali. Se si chiedono le ultime notizie, alle 20:55 Siri avvierà il telegiornale di Sky Tg24 delle 19:14. Non ci sono skill da installare, non c’è niente da configurare, però in Italia non sono presenti tutte le funzioni di cui Siri dispone in altri Paesi. Ad esempio non siamo riusciti ad avere indicazioni sul traffico, né a cambiare la fonte di notizie; in compenso basta chiedere una stazione radio e l’HomePod parte subito con la musica. Chi possiede altri dispositivi compatibili con AirPlay 2 può utilizzare HomePod mini per avviare la riproduzione, scegliere brani, regolare il volume, e configurare facilmente un impianto multiroom con dispositivi di diverse marche (ma non con quelli di Amazon o Google. La sorgente però deve essere una stazione radio oppure Apple Music, che con la sua offerta di brani in codifica lossless e spatial audio, oggi è una delle piattaforme di streaming musicali più interessanti per gli appassionati di musica. Abbiamo provato con Spotitify e la risposta è stata laconica: “L’app non ha aggiunto il supporto per fare ciò che mi chiedi”. Se però si usa l’iPhone o un Mac, Spotify tramite AirPlay funziona bene. 

Il Meteo è lo stesso dell’iPhone, e molte funzioni sono già note a chi ha uno smartphone Apple; “questa nota, ad esempio è stata scritta dettandola a un HomePod mini: non abbiamo corretto nulla, quello che leggete è esattamente quello che lo speaker intelligente di Apple trascritto, grazie a Siri” (sì, manca il verbo “ha”). Siri tiene anche conto degli appuntamenti in calendario. 

Attraverso l’app Home, l'assistente vocale di Apple si può usare per comandare altri apparecchi connessi, dalle lampadine ai termostati, dai sistemi di allarme alle serrature intelligenti. HomePod mini supporta Thread, un nuovo protocollo di casa intelligente che permette ai dispositivi di connettersi su distanze più lunghe e utilizzando meno energia rispetto a Wi-Fi e Bluetooth. Per ora, i dispositivi compatibili non sono moltissimi, e in generale l’ecosistema di Cupertino non è all’altezza di Amazon e Google. Ma i tre giganti tech stanno costruendo una piattaforma domotica comune, e questo potrebbe aiutare Apple a ritagliarsi uno spazio più ampio.

Forse non tutti sanno che
HomePod si può usare anche come interfono, per mandare messaggi audio agli altri speaker del sistema, non necessariamente Apple (abbiamo provato con Sonos e funziona bene). Si può inviare un messaggio a uno specifico speaker o a tutti, partendo da un altro HomePod o dall’app Casa su iPhone o Apple Watch. L’unico problema è che, a differenza di quanto promette il nome, Interfono non è bidirezionale: non si può rispondere a un messaggio direttamente, ma al massimo mandarne un altro. Va bene, insomma, per far sapere alla famiglia che si è di ritorno a casa (magari utilizzando Apple Car in auto) o per comunicare che è ora di cena da un piano all’altro della casa, ma sia Google che Amazon offrono sui loro altoparlanti intelligenti più opzioni di comunicazione bidirezionale. Decisamente più utile la possibilità di utilizzare “Dov’è” su HomePod: ad esempio, si può chiedere a Siri di cercare l’iPhone e farlo suonare; lo stesso vale per AirTag e dispositivi collegati.

È un esempio di quanto sia profonda l’integrazione con i dispositivi Apple. Un altro? Basta un tap sulla parte superiore per trasferire la riproduzione su iPhone, e viceversa; una funzione utile quando si entra in casa con le cuffie e si vuol continuare ad ascoltare dallo speaker la canzone che si aveva nelle orecchie. 

In fine
Non ha alcun senso acquistare un HomePod mini se non si possiede almeno un iPhone, ma per poter usarlo a fondo meglio avere un Mac e magari qualche AirTags. Consigliatissima anche un’Apple tv, che si integra alla perfezione con HomePod mini. E meglio anche avere un abbonamento ad Apple Music e Apple TV+. Certo, si possono scegliere altri servizi per podcast e audiolibri, ma finché si rimane nel mondo dorato della Mela tutto funziona molto bene, è appena si esce che cominciano le difficoltà.  

 

Ci piace

  • Design compatto
  • Prezzo ragionevole
  • Buon suono, specie in stereo

 

Non ci piace

  • Ha senso solo per chi possiede altri dispositivi e abbonamenti a servizi Apple
  • Siri non è all'altezza di Google Assistant e Alexa per funzionalità e vastità dell'ecosistema
  • Interfaccia migliorabile
2

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