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La storia di Neeva, il Google senza pubblicità, raccontato dal suo creatore

Sridhar Ramaswamy è stato a lungo vicepresidente della pubblicità a Mountain View: ora con la sua nuova compagnia ha realizzato un motore di ricerca che mette in discussione il modello di business su cui si basa gran parte di Internet. L’abbiamo intervistato
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Sridhar Ramaswamy lavorava a Google da quasi 15 anni quando, nel 2017, ha deciso che non poteva più continuare a occuparsi di pubblicità per il motore di ricerca più grande del mondo: promosso nel 2013 a vicepresidente senior della sezione Pubblicità, si interrogava già da tempo sul modello di business che aveva a lungo contribuito a perfezionare. A far traboccare il vaso è stata la brusca realizzazione che Google stava guadagnando milioni di dollari in entrate pubblicitarie da video semi-pedopornografici su YouTube. E che lui stava contribuendo attivamente a costruire le tecnologie che rendevano possibile questa cosa.

“Ero lì da molto tempo e non volevo più lavorare sugli annunci pubblicitari. Non mi piaceva quello che era diventato l'ecosistema tech: c'è troppo tracciamento, c’è tutta questa attenzione sulla pubblicità - ci ha raccontato a Lisbona, dove l’abbiamo incontrato in occasione del Web Summit - Ed è un ecosistema che ha portato benefici soltanto ad alcune aziende, che sono diventate giganti, e non le persone. Volevo creare un prodotto che mettesse al centro i clienti”.

Dopo avere lasciato Google, Ramaswamy e Vivek Raghunathan (ex vicepresidente della Monetizzazione a YouTube) hanno iniziato a lavorare a Neeva, il primo motore di ricerca senza pubblicità. La priorità è la privacy, il business model sono gli abbonamenti: negli Stati Uniti il servizio costa 4,95 dollari al mese. La scelta è stata fatta per aggirare il principale paradosso su cui si basano le tech company, divise tra servire gli interessi degli inserzionisti e quelli, spesso diametralmente opposti, degli utenti.

L’idea, soprattutto per chi è seriamente preoccupato per le dimensioni che hanno raggiunto alcune compagnie della Silicon Valley che basano quasi interamente la loro fortuna sulla raccolta di quantitativi immensi di dati a fini pubblicitari, è allettante: “I motori di ricerca sono un prodotto di uso quotidiano per miliardi di persone. Alla maggior parte di loro piace aprire il telefono e trovare una risposta, ed è un prodotto profondamente personale: si fanno ai motori di ricerca domande che non si farebbero mai ad amici o partner - ci ha spiegato l’imprenditore - Io e Vivek sapevamo che se il nostro prodotto non fosse stato appesantito dagli annunci avremmo potuto creare un motore di ricerca molto migliore, che conceda più libertà agli utenti. Possiamo fare cose che gli altri motori di ricerca non fanno, come permettere agli utenti di personalizzare le ricerche o di farle all’interno di altre app, come Dropbox, usando una singola barra di ricerca. Ma anche permettere loro di impostare avvisi di prezzo su prodotti specifici che si stanno cercando e ricevere una notifica se il prezzo scende: vogliamo sviluppare funzionalità che facciano risparmiare denaro, non spendere di più”.

I valori su cui si basa l’azienda sono raccolti in una Carta dei Diritti digitali, e al primo punto c’è la privacy: “Ci siamo rassegnati al fatto che le aziende tecnologiche monitorino ogni nostra mossa. Non accetteresti che qualcuno guardi nel tuo salotto, quindi perché la tua attività su Internet è diversa? La tua casa, i beni che possiedi e le informazioni digitali che crei sono la tua proprietà privata. Le aziende devono rispettare la tua privacy, online e offline”, si legge sul sito.

“Manteniamo 90 giorni di cronologia delle ricerche - ci ha chiarito Ramaswamy - Viene usata per cose semplici, come il completamento automatico di domande che sono già state fatte, ma la funzionalità può essere disattivata così che non resti alcuna traccia delle ricerche”; per quanto riguarda la raccolta dei dati personali, “stiamo lavorando sull’end-to-end encryption per fare in modo che senza la giusta chiave nessuno, nemmeno Neeva sia in grado di vedere queste informazioni”.

A distanza di circa un anno dal debutto, Neeva ha tra i 40 e i 50mila utenti, scalfendo a malapena il monopolio di Google, su cui vengono fatte circa il 90% delle ricerche online al mondo. Delle persone che si sono iscritte per ora, moltissimi sono a loro volta innovatori e persone che lavorano nella tecnologia o in campi in cui è necessario lavorare con grandi masse di informazioni, come la consulenza. Un ostacolo centrale per la crescita è ovviamente il fatto che il grande pubblico è abituato a pensare ai motori di ricerca come a un servizio gratuito, benché sempre più persone stiano iniziando a capire che quello che non si paga con i soldi lo si paga con una cascata continua di dati personali.

Comunque, Ramaswamy ci è sembrato ottimista: “Sono tutti cicli che abbiamo già visto accadere. Un esempio sono i canali televisivi, da sempre pieni di pubblicità. Avevano iniziato con un po’ di pubblicità e ora per ogni 20 minuti di programma ce ne sono 9 di spot, ed è per questo che aziende come Netflix sono sempre più popolari. Un modello di business diverso permette di creare prodotti migliori”. Quanto a Google, “nel team che si occupa di pubblicità ha 5 volte tanto le persone che ha per lavorare sulle ricerche. A Neeva ci concentriamo su una cosa sola: creare un ottimo strumento per fare le ricerche”.