Social network

Ddl Zan, gli influencer italiani sono entrati in campo (e ci resteranno)

I creator italiani hanno iniziato a parlare con più decisione delle discriminazioni di genere, della violenza sulle donne, del razzismo e delle unicità dei corpi (body positivity). E un italiano su cinque si informa sui social media
3 minuti di lettura

L'universo patinato e tanto bistrattato degli influencer sta subendo una trasformazione profonda che non è facile cogliere se si sceglie di fermare il proprio sguardo sulla superficie. E' in atto una mutazione degli influencer che non coinvolge ancora tutti, ma solo coloro che hanno intuito la posizione che hanno assunto nell'ecosistema mediale attuale e che la sfruttano per farsi portavoce di messaggi non commerciali.

Alcuni dati oggettivi possono aiutarci a comprendere questa trasformazione in fieri, al di là delle opinioni proprie e delle informazioni che rimbalzano nella propria bolla informativa personale.

 

Secondo il recente rapporto del Reuters Institute for the Study of Journalism e dell'Università di Oxford, il 76% degli italiani si informa utilizzando fonti reperite online. In particolare il 21% usa prevalentemente i social media per informarsi. I più usati per tale scopo sono Facebook (50%), WhatsApp (30%), YouTube (20%) e Instagram (15%).

Ma l'attenzione delle persone che vogliono apprendere notizie negli spazi sociali a chi è rivolta? Alle testate giornalistiche o alle persone? Dipende dal social media utilizzato.

Gli italiani su Twitter hanno come punto di riferimento gli account ufficiali delle testate o i giornalisti, ma anche le celebrità e gli influencer (quest'ultimo dato è superiore alla media delle altre nazioni).

Su Facebook si fa attenzione ad un mix di testate e gente comune, mentre su YouTube il mix informativo italiano è molto variegato e si divide tra testate, influencer e fonti più piccole. Infine su Instagram le persone apprendono le notizie soprattutto dagli influencer.

Questi risultati fanno il paio con quelli di una ricerca Nielsen dello scorso anno che ha testato il livello di credibilità degli influencer su un campione rappresentativo degli utilizzatori italiani dei social media dai 18 anni in su. Il 77% ha dichiarato di avere fiducia e di ritenere credibili (molto o abbastanza) gli influencer quando parlano di prodotti e servizi. Ma questa percentuale arriva a toccare l'83% quando i creator condividono messaggi di carattere sociale.  

 

Questo patrimonio di fiducia di una parte del pubblico, nell'ultimo anno, è stato utilizzato da alcuni influencer per prendere la parola su temi civili importanti e divisivi. Forse anche spinti dal comportamento dei propri pari d'oltreoceano, i creator italiani hanno iniziato a parlare con più decisione delle discriminazioni di genere, della violenza sulle donne, del razzismo e delle unicità dei corpi (body positivity). Secondo un report di Buzzoole, nel 2020 sono stati oltre 110.000 i post pubblici degli influencer italiani su questi temi, in crescita del 35% rispetto all'anno precedente. La stima è per difetto, sfuggendo alle analisi i contenuti delle storie che non sono rintracciabili perché durano solo 24 ore. 

 

Questo 2021 segna un'altra tappa nel processo di evoluzione degli influencer perché per la prima volta sono entrati con forza nel dibattito sviluppatosi attorno ad un disegno di legge, il DDL Zan sull'omostransfobia. Da gennaio ad oggi sono oltre 12.000 i post pubblici degli influencer, etichettati con gli hashtag #ddlzan #iostoconzan #alessandrozan #zan e #leggezan.

Da Instagram provengono il 44% dei contenuti, da Facebook il 25,5%, da Twitter il 17%, da YouTube l'8,5% e da TikTok il 5%. 

 

La cosa interessante che emerge dall'analisi dei dati è che non si tratta solo di prese di posizione di alcune celebrità del mondo dello spettacolo, ma di un sentire diffuso che coinvolge anche influencer con audience meno ampie.

Le celebrity hanno avuto il merito di innescare la discussione sul DDL Zan, ma poi molti altri ne hanno approfittato per farsi coraggio e raccontare le proprie esperienze personali di discriminazione. 

Con gli strumenti a mia disposizione posso stimare un numero di persone uniche raggiunte da questi messaggi di circa 5 milioni. 

Il movimento d'opinione sul tema dell'omotransfobia parte il 30 marzo con una storia su Instagram con la quale la cantante Elodie (2,5 milioni di follower) definisce indegni i parlamentari che osteggiano la discussione, scagliandosi contro il senatore leghista Simone Pillon. 

La segue a ruota Fedez con una serie di storie su Instagram (12,6 milioni di follower) e con una intervista live al deputato PD Alessandro Zan, artefice del disegno di legge. 

Tanti i personaggi noti che prendono una posizione chiara, tra cui Michelle Hunziker, Alessandra Amoroso, Lodovica Comello, Mahmood e Chiara Ferragni.

Ma il post più visto, 1,1 milioni di visualizzazioni, è quello di Tommaso Zorzi che condivide la sua posizione su Instagram, rilanciando il suo pensiero espresso durante il GFVip.  

 

Se su Instagram il racconto va dal personale all'informativo, su TikTok l'argomento viene trattato con più leggerezza. Per far passare il messaggio si usa la musica, come fa Ele Viola in un video che ottiene oltre 2,6 milioni di visualizzazioni o l'ironia come i Panpers, che generano oltre 600.000 visualizzazioni.

La mobilitazione in rete culmina a maggio in concomitanza delle manifestazioni per supportare la comunità LGBTQ+ e l'approvazione del DDL Zan, ma in questi giorni il dibattito si è riacceso.
Dopo le richieste di una mediazione sul testo da parte alcuni parlamentari, Chiara Ferragni si è scagliata contro Matteo Renzi, che ha risposto da Twitter, scatenando l'ulteriore risposta di Fedez. Per avere un'idea delle forze in campo sul terreno social basti pensare che il tweet di Renzi ha ottenuto 4000 like e quello di Fedez 19.000, seppur i follower su Twitter del leader di Italia Viva siano maggiori di quelli del rapper. 

Naturalmente i like non sono voti, ma segnalano l'adesione ad un'idea. Non c'è nessun partito dei Ferragnez, ma c'è un movimento diffuso di personalità della rete che possono convergere su un'idea e incidere sull'opinione pubblica, soprattutto perché hanno la capacità di portare temi importanti all'attenzione di un pubblico che non frequenta i luoghi tradizionali dell'informazione. L'allargamento del dibattito e della consapevolezza è un dato positivo di per sé, ma ovviamente la qualità può variare da influencer a influencer. Quel che è certo è che, d'ora in poi, i politici farebbero bene a considerare che il ruolo degli influencer non si può più sottovalutare nel dibattito pubblico.  

Vincenzo Cosenza è esperto di marketing e CMO di Buzzoole. Dell’incrocio tra marketing e tecnologia scrive sul suo blog vincos.it

 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito