Recovery Fund: con i fondi Ue e il 5G un passo avanti per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese

Giorgio Marsiaj, Presidente dell’Unione Industriale di Torino: “Colmare il gap digitale delle Pmi italiane deve diventare parte integrante delle strategie di business per la ripresa”

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Il 2021 potrebbe essere un anno decisivo per gli sforzi dell'Italia per mettersi al passo con gli altri Paesi nell'introduzione delle reti di telecomunicazioni super veloci di quinta generazione (5G). Questa innovativa tecnologia, che promette una velocità di connessione Internet fino a 20 volte più veloce di quella attuale, è cruciale per rendere più competitivo il Paese nella ripresa dalle conseguenze economiche causate dal Covid-19. Per questo lo sguardo è rivolto alle risorse in arrivo dal Recovery fund che consentiranno all’Italia di destinare un’ampia fetta dei capitali, circa 46miliardi di euro su 220, ai progetti dedicati all’ambito dell’«Innovazione, ricerca e digitalizzazione». 

5G e PMI
Il 5G è di sicuro un importante passo in avanti per tutto il mondo delle imprese italiane. «Rappresenta una tipologia di connettività con prestazioni enormemente superiori rispetto a quelle attuali, che consentiranno alle Pmi italiane di porsi traguardi oggi irraggiungibili – spiega Giorgio Marsiaj, Presidente dell’Unione Industriale di Torino -. Le applicazioni di questa tecnologia riguardano moltissimi ambiti, uno tra tutti quello della mobilità, con la guida autonoma e l’intelligenza digitale su dispositivi mobili». In pratica, il 5G permetterà un enorme scambio di dati: sarà, dunque, possibile connettere un numero elevatissimo di sensori che consentiranno, ad esempio, in tempo reale, la correzione da remoto di parametri di processo e produzione, anche in ambito di sicurezza o qualità. «Non si tratta di un semplice step incrementale nel percorso tecnologico che stiamo percorrendo, ma un vero e proprio salto di generazione» afferma Giorgio Marsiaj.

Più digitali
Un avanzamento è arrivato negli ultimi mesi con la pandemia che ha avviato molti processi di cambiamento e di digitalizzazione, imprimendo un’accelerazione che nessuno aveva previsto. Secondo l’Istat, nel 2020 c’è stato un aumento del numero di imprese con un sito web che rende disponibile informazioni sui propri prodotti e servizi: sono passate dal 34% del 2019 al 55% del 2020. Anche quello che utilizzano servizi cloud sono aumentate dal 23% del 2018 al 59% del 2020. «Questo avanzamento non basta: secondo lo stesso report Istat, nel 2020 l’82% delle imprese con almeno 10 addetti non adotta più di 6 tecnologie tra le 12 considerate dall’indicatore europeo di digitalizzazione denominato Digital intensity index», sottolinea Alessandro Mercuri, ad Deloitte Consulting.

Per questo gli occhi sono puntati sulle risorse in arrivo dall’Europa. «Il Recovery Fund costituisce senza dubbio un’occasione immediata per ridurre questo divario: non richiede, infatti, eccessivi investimenti di infrastrutturazione e le aziende possono iniziare a organizzarsi da subito – dice Giorgio Marsiaj -.  Proprio tra le linee guida contenute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si parla di un “Paese completamente digitale”». Per l’esperto «colmare il gap digitale delle Pmi italiane con il Recovery Fund Ict deve diventare parte integrante delle strategie di business per la ripresa»

Nazionale e locale
L’opportunità riguarda l’Italia intera. E al livello locale? Il Piemonte si trova in un momento di transizione politico amministrativa, sono in corso la procedura dell’Area di Crisi Complessa e la programmazione del prossimo ciclo di fondi strutturali 2021-2027. «I progetti strategici cui stiamo lavorando sono molti – spiega Giorgio Marsiaj -. L’MTCC con il polo automotive, la Cittadella dell’Aerospazio, l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale I3A, la Città della Salute e la Città delle Scienze. Si tratta di contesti in cui la vocazione digitale, declinata in tutte le sue sfumature, avrà una rilevanza fondamentale. La Regione, inoltre, deve proseguire lo sviluppo della sua Agenda Digitale: completare rapidamente la fase infrastrutturale del Piano Banda Ultralarga e passare a progetti di valorizzazione di quanto realizzato. Ci attendiamo, dunque, che vengano rispettati gli impegni assunti dalle Istituzioni locali e a livello governativo». Il percorso è lungo ma con l’aiuto dall’Europa la strada adesso è in discesa.