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"Silicon Valley è cieca e distante. Ecco perché non ha capito dove stava andando l'America"

Alec Ross, ex consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton, analizza il comportamento dei big dell'hi-tech. Confinati nelle zone più ricche del Paese, non hanno voluto vedere la vera condizione degli Stati Uniti. Ironia della sorte, è stato il candidato repubblicano ad usare meglio i social media "come strumento per fomentare l'estremismo" 

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ROMA - Se avesse vinto Hillary Clinton probabilmente sarebbe entrato alla Casa Bianca. Alec Ross, classe 1971 e origini italiane, è stato il suo consigliere per l’innovazione, quando lei era Segretario di Stato. Quattro anni di lavoro che in seguito hanno portato ad un libro altrettanto intenso, Il nostro futuro (Feltrinelli). Oggi la sua critica è soprattutto nei confronti di chi aveva tutti gli strumenti per capire e non li ha usati o li ha usati male. “Nella Silicon Valley in molti hanno intuito come le elezioni sarebbero andate, solo non hanno voluto crederci", esordisce Ross. "Sono stati ciechi alla presa che Donald Trump stava ottenendo. Vivono sulla costa, nelle aree ricche attorno a San Francisco o Seattle. L’America che ha votato Trump l’hanno vista solo dall’alto, da un finestrino di un areo”.

Prima Tim Cook della Apple poi Sheryl Sandberg, numero due di Facebook, hanno rassicurato i loro dipendenti all’indomani delle elezioni, invocando l’unità per andare avanti e ribadendo i valori delle due aziende basati sulla diversità e sul multiculturalismo. Non le sembra strano che abbiano sentito l’esigenza di farlo?
“Il loro lavoro è massimizzare il valore delle azioni delle loro compagnie in mano agli investitori. Vengono pagati per questo. Detto ciò, trovo sensato che abbiano rassicurato i dipendenti”.

Viviamo nell’era dei social network e dei big data. Come è stato possibile non vedere quel che stava accadendo?
“I sondaggi vengono fatti chiamando le persone al telefono di casa. Badi bene: all’apparecchio fisso, non al mobile. Come accadeva anni e anni fa. Facile sbagliarsi se si procede in questa maniera. Se si fosse prestata più attenzione ai social media invece che ai sondaggisti, sarebbe stato facile accorgersi della vera forza di Trump”.

Social network che invece Trump ha usato benissimo.
“Hanno giocato un ruolo importante. Trump ha sfruttato Twitter e Facebook in maniera brillante per comunicare senza il filtro dei media tradizionali. Ha radicalizzato il pensiero degli elettori. I social media sono diventati uno strumento per fomentare l’estremismo e servendo perfettamente al raggiungimento dello scopo che lui si era prefisso”.  

Mark Zuckerberg ha dichiarato che sostenere che le elezioni siano state condizionate in qualche maniera dalle false notizie circolate su Facebook è una assurdità.
“L’influenza di Facebook in queste elezioni è una questione che va studiata bene prima di fare ogni commento”.

Silicon Valley, con la lettera di luglio firmata da oltre 150 amministratori delegati e figure di spicco della tecnologia fra le quali c’è anche lei, si è schierata contro Trump. Teme ritorsioni nei confronti delle aziende coinvolte?
“Trump non ha il potere di aumentare la tassazione sulle aziende, dovrebbe passare per il Congresso e non credo che il Congresso lo farà mai. In secondo luogo non è possibile cambiare il regime fiscale punendo un solo settore”.  

Si è detto da più parti che il voto è stato un no all’innovazione tecnologica e alla globalizzazione.        
“Sbagliato. E’ stato un no all'immigrazione e al nostro sistema sanitario: l’Obamacare. E poi in termini numerici sono più gli americani che hanno votato per Hillary Clinton. Nessuno metterà mai in dubbio la globalizzazione, sarebbe come cercare di invertire la gravità. La vera sfida è cercare di rendere i suoi benefici più inclusivi. Il nostro sistema è nato dalla rivoluzione industriale. Ma ora viviamo nell’era delle grandi migrazioni e dell’informazione digitale. Abbiamo bisogno di un nuovo contratto sociale. Solo questo può unificare di nuovo il Paese”.