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Pallanuoto, da Vancouver a Padova: Il sogno di Hayley McKelvey

Il centroboa canadese del Plebiscito è diplomata terapista: «Questa squadra può vincere scudetto e... Champions!»

Diego Zilio
2 minuti di lettura

Da Vancouver a Padova c’è di mezzo un oceano. E non solo quello, perché per arrivarci occorre attraversare in largo anche tutto il Nord America.

Eppure «in questa stagione il clima, lì da me, non è molto diverso dal vostro. Per dire, la vera differenza la sentivo quando giocavo a Catania un paio di stagioni fa, non ora». A parlare è Hayley McKelvey, che, forte della sua doppia precedente esperienza nel Belpaese, in Sicilia e a Firenze, si esprime tranquillamente in italiano ma è più sicura se si rifugia nell’inglese. Centroboa ventiseienne, è tra i punti di forza dell’Antenore Plebiscito Padova. A volerla qui l’allenatore Stefano Posterivo, che è anche “assistant coach” della nazionale canadese.

Proprio il tecnico cosentino ha ricordato come la trattativa per convincerla a firmare sia stata rapida. «È vero», conferma lei, che ha alle spalle un diploma da terapista all’University of Southern California. «Ho conosciuto Stefano la scorsa estate e mi ha subito colpito la sua preparazione. Per cui, quando mi ha chiesto di raggiungerlo, tornando a giocare in Italia, non ci ho pensato molto. Anche perché conoscevo già diverse delle nuove compagne per averle affrontate da avversaria. So di avere una bella opportunità per la mia carriera».

Il club di via Geremia non nasconde le sue ambizioni. «Vogliamo vincere tutto. Io credo che questa squadra abbia la possibilità di conquistare lo scudetto e fare strada in Champions League, puntando almeno a una medaglia. Ci sono giocatrici forti e le condizioni per riuscirci». Le piace Padova? «È dura stare così lontano da casa, ma qui posso dire di aver trovato una nuova famiglia e una città bellissima. Non chiedetemi però cosa mi piace di più di Padova perché non conosco i nomi dei posti in cui vado. Ma amo camminare in centro, trovo che sia una città molto verde e ricca di storia». Ogni quanto torna a casa? «Rientrerò a Natale. L’ultima volta ci sono stata dopo le Superfinal di World League di Tenerife, a novembre, perché abbiamo avuto qualche giorno per staccare. Ma vista la distanza non posso farlo spesso». Cosa le manca di più del Canada? «La mia famiglia e il mio fidanzato, ma sia io che lui sappiamo che questa è la mia professione e che non giocherò tutta la vita a pallanuoto. Lui non c’entra niente con lo sport, lavora nell’edilizia. Curiosamente ha una famiglia di origini italiane, anche se non parla la vostra lingua. Si chiama Hunter Meneghello, i suoi erano di Mestre. Ma in Italia è venuto soltanto come turista». Con chi ha legato di più al Plebiscito? «Ora vivo nell’appartamento della società con Laura Barzon, che è simpaticissima e mi accompagna in giro. Oltre a lei, spesso con noi ci sono Vanda Valyi, Sara Centanni e Giusy Citino». Scommettiamo che come tutti dirà che va matta per il cibo italiano. Piatto preferito? «Onestamente… mi piace tutto. Risotto e gnocchi, che da noi non mangiamo, e poi ovviamente la pizza. So che non sono originale, ma è vero. E quando sono all’estero mi piace scoprire la realtà del Paese in cui sono».

Appassionata lettrice, nella sua scheda nel sito della federazione canadese c’è scritto che per motto ha una frase dello scrittore George Martin, “Laughter is poison to fear”, vale a dire “la risata è un veleno per la paura”. E forse è anche per questo che tutte, in squadra, le vogliono bene.

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