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Padova, due gruppi separati da mister e motivazioni

LEANDRO BARSOTTI
1 minuto di lettura
AFP-AgenziaFotograficaPiran 

«Ho rivisto il furore agonistico che avevamo smarrito» (Bruno Caneo il 16 novembre dopo la vittoria in Coppa contro il Gubbio).«Dobbiamo ritrovare la fame che avevamo a inizio stagione» (Bruno Caneo, il 19 novembre, dopo il pareggio con l'Albinoleffe). Sono due dichiarazioni ufficiali del mister a distanza di soli tre giorni l'una dall'altra. Caneo pare parlare della sua squadra, ma in realtà parla di due squadre diverse: il Padova di Coppa e quello di campionato. Entrambe le fa giocare con il suo modulo. Una gli piace e una no. Ma il punto è che quella che gli piace è composta da quattro giocatori che la società ha messo fuori lista (Monaco, Bifulco, Busellato e Terrani) e un giocatore che lo stesso mister ha platealmente bocciato, non ritenendolo idoneo al suo gioco (Radrezza). Già, il suo gioco. Ma quale sarebbe il suo gioco? A sentire le sue dichiarazioni, parrebbe che il suo gioco lo sanno interpretare meglio i fuori lista e Radrezza. Eppure pare evidente che giocatori bocciati da società e mister non abbiano tanta voglia di ascoltare il mister e i suoi moduli. Giocano come sanno, come sentono, come vogliono, tanto non hanno niente da perdere. Però giocano con «furore agonistico» (come ha detto Caneo). E sapete perchè? Perchè hanno motivazioni più profonde. Una squadra vincente non si crea intorno a uno schema. Prima si crea un gruppo, poi si danno motivazioni al gruppo, e solo dopo viene la tattica. Senza motivazione non c'è tattica che tenga. Il Padova in questo momento è un gruppo spezzato in due: da una parte i titolari del campionato, dall'altro gli esclusi dal progetto, impegnati solo in coppa (sulla quale il mister, prima della sfida con l'Imolese, disse un perentorio: «Non ci interessa»). I quattro fuori lista, con Radrezza (escluso per motivi tattici) hanno trovato motivazioni dentro se stessi: la rabbia, il rancore, la forza della ribellione verso ciò che si considera ingiusto, sono molle motivazionali fortissime. Siamo di fronte a un gruppo escluso che si sente più forte degli intoccabili. Uno spogliatoio diviso tra buoni e cattivi, con i buoni che non riescono più a vincere, e i cattivi che hanno ancora una occasione per dimostrare la loro superiorità nervosa, morale e professionale: battere in coppa la Juve NG il 7 dicembre. Se nel frattempo i titolari dovessero perdere altre posizioni in classifica, si creerebbe una situazione ingestibile, al limite della rivolta. Qualcosa che andrebbe scongiurato subito, rimescolando le carte, e riunendo i due gruppi in uno solo per il bene di tutti. Unificare la motivazione, ritrovare il sorriso collettivo, pacificare lo spogliatoio. L'osservanza meticolosa degli schemi verrà, semmai, dopo. --

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