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IL COMMENTO

Calcio Padova: se le cose non sono come vuoi, cambiale

LEANDRO BARSOTTI
2 minuti di lettura

«La vita non è come dovrebbe essere. La vita è quella che è. È il modo in cui tu l’affronti che fa la differenza».

Mi torna in mente questa massima di Virginia Satir, celebre psicoterapeuta del secolo scorso, leggendo (e ascoltando) le dichiarazioni di Bruno Caneo dopo la sconfitta di Sesto San Giovanni. La sua preoccupazione, dice, è nel fatto che non ha mai gli stessi giocatori a disposizione. Non ha gli undici su cui ha basato il suo teorema. Parafrasando Virginia Satir, dunque, sarebbe bellissimo se Caneo avesse gli undici uomini preferiti a disposizione per esporre al meglio il suo calcio. Ma se non li ha, cosa facciamo? È il modo in cui si affrontano le cose della vita che fa di te un protagonista. La nostra reazione alla vita definisce la nostra capacità. Vincere non è una questione di architettura, di pezzi giusti al posto giusto, vincere nella vita come nel calcio è soprattutto sapere cambiare. Vuol dire capire quando e come affrontare il cambiamento: perchè se una cosa non produce l’effetto sperato, è inutile continuare a ripeterla nella speranza che si aggiusti da sola. Il peggior avversario non è di fronte a te, ma è dentro di te, soprattutto quando si basa su convinzioni profonde e limitanti.

Nella bella intervista del collega Stefano Volpe qui sopra, Jacopo Dezi, per me giocatore di categoria superiore, a un certo punto dice: “Ci manca la serenità delle prime gare”. Quando cominci a cercare delle scuse, in questo caso la serenità, impedisci al tuo cervello di entrare in uno stato d’animo vincente. Al nostro cervello piacciono tantissimo le scuse, perchè non ti spingono ad andare oltre a ciò che la vita ti ha messo davanti. E qui torno a Virginia Satir: la vita ti sta togliendo la serenità? La vita è così, nè buona nè cattiva: è quella che è. Ma sta a te decidere come andare avanti, senza serenità o con una nuova convinzione. D’altronde motivi di sfiga ne abbiamo tutti, ora poi ci si è messa anche la famosa curva Bonavina che rischia di diventare un pezzo di antiquariato in mezzo al campo senza nemmeno essere mai usata. Ma noi come vogliamo andare avanti, trovando sempre delle scuse o reagendo alla vita?

Chiudo con un pensiero da spettatore: non so nulla di schemi e tattiche e non voglio metterci il naso. Ma credo che dove non arriva la testa, arriva il cuore. E se c’è un giocatore che dimostra amore, coraggio, forza e orgoglio oltre ogni ostacolo che la vita gli sta mettendo davanti, questo giocatore è Igor Radrezza. Poichè non gioca mai, non so se sia diventato una schiappa. Ma se qualcosa di calcio lo sa ancora, io me lo giocherei alla grande: per cambiare. Non si adatta al modulo? Pazienza, per lui cambieremo modulo. Perchè al cuore, mister, non si dice mai di no. 

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