Volley, Fefè De Giorgi racconta a Padova i suoi “capolavori”

Il commissario tecnico dell’Italia campione d’Europa nella pallavolo maschile si confessa al Cenacolo

PADOVA. Metti una sera a cena con Ferdinando (Fefè per tutti) De Giorgi, il ct dell’Italvolley maschile campione d’Europa, per parlare di pallavolo e di un’impresa, la conquista del titolo continentale, avvenuta nel settembre scorso. L’invito è arrivato dal Cenacolo, che ha dedicato una serata speciale al 60enne tecnico azzurro, ex giocatore del Petrarca Padova. De Giorgi è nato a Squinzano, nel Salento, e in campo ricopriva il ruolo di palleggiatore.

«Per essere da Serie A», ha ironizzato, intervistato dal giornalista Massimo Salmaso, «bisognava essere alti almeno 178 cm., io in realtà toccavo i 176 ma è andata bene lo stesso».

Con la “generazione di fenomeni”, allenata da Julio Velasco, ha conquistato tre Mondiali di fila, fra il 1990 ed il 1998, collezionando 330 presenze in Nazionale, l’ultima delle quali ne segnò il ritiro dalle scene agonistiche. Un ritiro avvenuto a 40 anni, mentre era già di fatto coach, a Cuneo, con cui ha vinto Coppa Italia e Coppa Cev.

Sul petto si è cucito lo scudetto nel 2006, con la Lube Civitanova Marche, aggiungendovi due Supercoppe italiane, la Coppa Cev e due Coppe Italia. Ma il capolavoro lo ha compiuto guidando un’Italia giovanissima a dominare gli Europei. «Una squadra costruita in 20 giorni, dopo che mi era stato chiesto di rifondare il gruppo, eliminato ai quarti di finale alle Olimpiadi», ha raccontato, «e con il quale si è creata un’alchimia straordinaria. Non eravamo certo da podio, invece, a partire dal gironcino di qualificazione, le abbiamo vinte tutte». Otto gli esordienti, da Michieletto allo straordinario Romanò della finale (e ora, si dice, in lizza per venire a giocare proprio alla Kioene), dal “padovano” Bottolo al figlio d’arte Recine, a cui ha aggiunto 5 reduci da Tokyo, fra cui l’altro padovano Balaso. Ma l’occasione del ritorno nella città in cui aveva giocato, dal 1990 al 1992, gli è servita per un tuffo nel passato, aneddoti compresi. Uno dei più divertenti? Quando, in vista di una trasferta del Charro in Coppa Cev, Silvano Prandi, soprannominato “il Professore”, si presentò con un cappello da cow boy. Proprio Fefè con altri compagni riuscì a convincere un’addetta al check in dell’aeroporto a chiedere all’allenatore: “Ma il cavallo dov’è? ”. E Prandi, scuro in volto: “Non ho apprezzato, non ho apprezzato. ..”.

Nella sua esperienza internazionale De Giorgi ha diretto la Polonia nel 2017 e, prima, i russi del Fakel Novy Urengoi. «Giocavamo sempre a 3 ore e mezzo di aereo da Mosca, in Siberia, a – 38 gradi. Un giorno il presidente mi chiede di sottopormi al battesimo ortodosso, che prevede tre immersioni, completamente nudi, nelle acque gelide. Non so come, ma l’ho fatto. Credevo di morire...».

Adesso l’obiettivo è creare una Nazionale ancora più vincente, per i Mondiali di fine agosto e poi per i Giochi di Parigi 2024. Una doppia sfida esaltante.

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