È il farmaco che è costato 15 mesi di stop alla Sharapova

PADOVA

Fino a qualche anno fa nessuno aveva mai sentito nominare il Meldonium. Il farmaco è però salito al (dis)onore delle cronache il 7 marzo 2016. Il “caso Polo” ha infatti un precedente illustre, quello della tennista russa Maria Sharapova, trovata positiva a un controllo agli Australian Open: 2 anni di squalifica, pena ridotta a un anno e 3 mesi dopo il suo ricorso. Ma di casi clamorosi di doping la storia dello sport è piena. Restando in Italia viene subito in mente il discusso caso di Alex Schwazer, risultato positivo a un controllo alla vigilia dei Giochi di Londra 2012 e squalificato fino al 29 aprile 2016. Rientrato in attività ai Mondiali a squadre di marcia, l’azzurro vinse la 50 km ottenendo la qualificazione per Rio. Nuovamente positivo, il 10 agosto 2016 fu così fermato per 8 anni dal Tas (Tribunale Arbitrale dello sport), considerata la seconda violazione delle norme. Ma la Procura di Bolzano ha stabilito che quel test fu manomesso, assolvendolo. Rimanendo nell’atletica, il primo nome a cui si pensa è però quello di Ben Johnson, campione olimpico dei 100 a Seul ’88 per una manciata di giorni e poi squalificato: steroidi. E se è agghiacciante quando fatto dalla Russia - doping di Stato - che dire della tedesca dell’Est Heidi Krieger, nata donna nel 1966 ma diventata uomo, col nome di Andreas, a causa degli steroidi? —


D.Z.

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