Nargiso: «Jannik Sinner è un davisman perfetto Un girone molto duro»

l’intervista



Diego Nargiso, ex davisman azzurro, oggi è una voce di SuperTennis, e ormai un rodatissimo intervistatore in campo.

Diego, chi è il più bravo con le parole degli 8 maestri?

«Djokovic è fantastico, con lui devi prepararti sempre 2 o 3 domande in più, perché te le brucia con la simpatia e i siparietti. Medvedev è come gioca: con risposte mai scontate può lasciarti fermo».

Zverev e Tsitsipas?

«Sascha è molto educato, ma secco, poco fluido nelle interviste, Tsitsipas il più “americano” di tutti, sa che la gente vuole anche lo ‘show’ e risponde fuori dai denti, aiutato da una presenza incredibile».

Con gli Italiani come va?

«Matteo, come Stefanos, l’ho visto crescere e per me è un po’ speciale. Il ritiro è stata una brutta botta, per fortuna almeno è stato sostituito da Sinner. Jannik lo intervisto dai tempi delle Next Gen, è empatico, ti mette a tuo agio. Poi è uno che si diverte un sacco, sotto quell’accento altoatesino c’è molto di napoletano e siciliano».

Rublev e gli altri?

«Andrey è un finto cattivo, si nasconde dietro un aspetto freddo, ma è molto simpatico. Ruud un bravissimo ragazzo, umile ma già campione, “Hubi” è cortese ma un po’ scolastico».

Un’idea per le Finals dell’anno prossimo?

«Intanto mi piacerebbe che le Next Gen si giocassero a Torino, assieme alle Finals. Poi metterei più tempo fra le due sessioni e allestirei un villaggio per il pubblico anche al Pala Alpitour».

Parliamo di Davis: Sinner è un top 10, saprà diventare anche uomo di Coppa?

«Sì. Tutte le sue prime volte le ha giocate sempre al massimo, dai Future ai Challenger, alle prime esperienze Atp, al debutto a Roma. È una qualità che hanno i campioni. Anche a Torino abbiamo visto come è riuscito a trascinare il pubblico. Lui va in campo senza pensare a chi ha davanti, anch’io ero un po’ così. Per me sarà un davisman perfetto, e il suo futuro è da n.1 del mondo».

Con lui ci sarà un altro esordiente, Lorenzo Sonego.

«Lore è un altro che si accende con il pubblico. Giocare nella sua Torino sarà un’emozione in più. Ma il nuovo formato ti stressa meno, non ci sono i match al quinto set: può essere un aiuto».

Siamo nel girone con Usa e Colombia: la spunteremo?

«È dura. Con Berrettini avrei detto sicuramente di sì, così possiamo farcela ma occhio a Tiafoe, che ha dei precedenti con Jannik, a Opelka e Isner che sul veloce fanno valere il loro servizio, al doppio forte di Sock e Ram».

Lei era un grande doppista, chi schiererebbe?

«Punterei sull’esperienza e la classe di Fognini e Bolelli».

Il nuovo formato della Davis le piace?

«Non voglio fare il nostalgico, l’idea del campionato del mondo a squadre è buona, ma avrei fatto giocare la Davis su due anni, mantenendo le qualificazioni con match in casa e in trasferta, come nel calcio, e poi una fase finale in sede unica».

Chi vince?

«La Russia con Medvedev e Rublev, la Serbia di Djokovic, il Canada, la Spagna sono tutte forti. Nel gruppo dei favoriti ci siamo anche noi. Non so quest’anno, ma nel giro di cinque anni la vinciamo di sicuro». —

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