Il poliziotto che vuol arrestare la corsa del Petrarca

Il trequarti Menniti-Ippolito torna da avversario con le sue Fiamme Oro: «È un mondo nuovo, grande esperienza di vita»

/ PADOVA

Dal rossoblù dei Bersaglieri al cremisi dei Poliziotti, il padovano Andrea Menniti-Ippolito si prepara a sfidare di nuovo il "suo" Petrarca. Il mediano d'apertura ed estremo, passato dal Rovigo alle Fiamme Oro, tornerà domani con una nuova maglia da avversario in quel Plebiscito dove lo scorso 2 giugno ha conquistato il suo secondo scudetto, dopo quello vinto con il XV di Padova nel 2018 marchiando la finale con i suoi drop. Ormai nel pieno della maturità agonistica, a 29 anni, il forte giocatore cresciuto tra Rubano e la Guizza ha intrapreso un'avventura professionale ed umana che travalica le linee del campo da rugby e comporta il dovere d'indossare una divisa decisamente più densa di responsabilità come quella della Polizia di Stato. «È una bella esperienza di vita, molto stimolante», racconta Menniti-Ippolito, «quello della Polizia è un mondo nuovo per me, sono ancora in una fase di ambientamento. Il rugby può variare a seconda dei club ma è una dimensione che conosco fin da bambino. Per abituarsi ad una realtà così complessa ci vuole decisamente più tempo. Al momento sono agente in formazione, seguo corsi di addestramento per diventare agente a tutti gli effetti. C'è davvero tanto da imparare ed è una bella occasione di crescita».


La vita lontana da Padova come va?

«È la prima volta per me, nei due anni a Rovigo tornavo a casa in mezzora. Risiedo alla caserma di Ponte Galeria, a sud di Roma, dove ci alleniamo e seguo i corsi. Mi sto trovando bene con la squadra: è una realtà un po' diversa da Padova o Rovigo, con altre dinamiche, ma è un ambiente molto costruttivo e c'è tanta voglia di migliorarsi».

Quarti con 12 punti: siete soddisfatti?

«Potevamo raccogliere di più. Brucia soprattutto la partita persa in casa con Colorno, perché puntavamo a fare risultato dopo averli battuti bene in Coppa Italia. Speriamo sia stato di lezione, di sicuro ci ha costretto a ripartire dalle basi per reagire».

Domani affrontate il Petrarca, che partita sarà?

«Ha dimostrato di essere squadra molto solida e organizzata. Mi aspetto una partita dura fisicamente, in cui la spunterà chi sbaglierà meno».

Torna al Plebiscito con un'altra maglia, dopo la finale vinta con Rovigo...

«Gli anni al Petrarca restano indelebili e rugbisticamente continuo a considerarla la mia seconda casa. La tensione sarà diversa ma giocare contro tanti amici è un'emozione».

Vi sentite in questi giorni?

«Sì, sento spesso Trotta e Nostran. Adesso non possono più prendermi in giro in quanto “rodigino”, hanno dovuto cambiare battute». —

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