Padova, torna Parlato ma da avversario «Per il mio Trento un onore giocare qui»

Il mister della promozione dalla D: «Ho subito un esonero un po’ affrettato, ma amo questa maglia e q

Stefano Volpe / PADOVA

“Re Carmine” è pronto a tornare per la prima volta nella sua vecchia dimora. Quella che non ha mai dimenticato, che ha sempre amato e dalla quale ha sempre ricevuto amore. Perché certe storie quando finiscono non lasciano solo rimpianti ma anche ricordi indelebili, sorrisi e la consapevolezza che una parte del cuore resta sempre lì.


Carmine Parlato si sedette sulla panchina del Padova quando forse non c’erano nemmeno i palloni per iniziare un allenamento. Lo fece per quel senso di riconoscenza verso una città che lo aveva adottato appena ventenne da calciatore e dove aveva scelto di vivere assieme alla famiglia. Lo fece perché aveva capito di aver di fronte un’opportunità unica che seppe cogliere al volo, dominando il campionato di Serie D e riportando i biancoscudati tra i professionisti appena 9 mesi dopo il fallimento. Poi è andata come andata, ma nei successivi cinque anni dopo l’esonero ha vinto più campionati lui che il Padova.

E adesso che ha riconquistato finalmente la Serie C, domenica tornerà con il Trento per la prima volta allo stadio Euganeo.

«È solo una partita da tre punti ma non posso fare a meno di pensare che abbia dei contorni molto particolari», spiega Parlato. «A Padova mi legano ricordi personali incancellabili, è la città dove vive la mia famiglia, dove ho giocato e allenato. Il mio compito sarà riuscire a mettere completamente da parte questi ricordi per 90 minuti».

Il nastro si riavvolge di 31 anni, quando nell’estate del 1990 un giovane difensore campano approda all’Appiani. «Era una grande squadra, io ero giovane, collezionai tante panchine ma a Udine riuscii a esordire e addirittura segnare. Ho avuto la fortuna di giocare con compagni molto forti che sono stati importanti anche per il mio percorso di vita. In quei due anni ho vissuto la città e conosciuto mia moglie che mi ha dato due splendide bambine. Io le chiamo ancora così ma ormai si sono fatte grandi».

Ventidue anni dopo la chiamano in panchina e la storia prende un’altra direzione. «È stato un onore e una fortuna. Il Padova arrivava da un fallimento ma siamo stati capaci di condurre una cavalcata straordinaria che non mi era mai capitato di fare. All’interno di quel percorso ho cercato di mettere sempre grande rispetto per la maglia e trasferire questo rispetto ogni giorno ai calciatori. Per questo riuscimmo a centrare la missione. L’anno successivo ho subito una decisione, dal mio punto di vista, un po’ affrettata, ma siamo in Italia e bisogna accettarlo. Io l’ho fatto e con grande rispetto e serenità mi sono messo da parte per il bene della società e della ci». Ma nonostante la batosta dell’esonero è riuscito a non fermarsi mai. L’avventura di Trento cosa rappresenta per la sua carriera? "Sono in una splendida società con dei bellissimi tifosi e stiamo cercando di disputare un campionato importante. Siamo consapevoli del valore del Padova e per noi sarà un onore giocare all’Euganeo. Ci stiamo preparando per dare il massimo contro una squadra molto forte che è davanti a tutti e sta rispettando le aspettative della vigilia. Sono preparato al fatto che domenica arriveranno emozioni molto intense ma il mio obiettivo è quello di riuscire a trattenerle per essere il più professionale possibile e rispettare le aspettative del Trento". —

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