Il sogno di Infantino Ebrei e arabi mondiale condiviso



Prendi il Mondiale ogni due anni e buttalo nella mischia del dibattito sul futuro del calcio. Potenzialità contro equilibrio, Fifa contra Uefa, con ragioni e problemi su ogni tavolo e pochissima voglia di trovare un’intesa. Poi prendi il dissidio più profondo che ci sia e fallo rotolare su un campo dove tutto sembra possibile.


Gianni Infantino, presidente della Fifa, esporta la sua visione e propone addirittura un potenziale Mondiale organizzato da Israele ed Emirati, da ebrei ed arabi insieme: un incrocio tra un sogno e una botta di megalomania.

L’idea non arriva per caso, ma in un discorso studiato (e studiato bene) letto all’inaugurazione del Museo della tolleranza a Gerusalemme, davanti al premier israeliano Bennett e all’ex segretario di Stato americano Pompeo. Inizia così: «Il calcio ha giocato e può giocare un ruolo nella diplomazia mondiale. Può riportare le donne allo stadio in Iran per esempio e può anche aiutare ebrei e musulmani a giocare insieme. La Fifa si aspetta candidature che parlino di pace, la Palestina deve essere parte della nostra comunità. Le proposte devono essere coraggiose, perché Israele non pensa a un Mondiale con altri Paesi della Regione? Perché non con gli Emirati Arabi?». Una candidatura ai futuri Mondiali da raddoppiare, in teoria dal 2028, e anche al Nobel per la pace. Se funziona.

Per ora Israele sorride educatamente, gli Emirati valutano un’opportunità che, dopo il caos con l’edizione assegnata al Qatar, difficilmente avrebbero a breve in altro modo e la Palestina annulla l’incontro programmato a Ramallah con Infantino. Offesi dall’ipotesi e dal fatto che sia stata fatta in presenza della cerchia di Trump (compresi Ivanka e il marito). Il capo della Fifa non voleva raccogliere conferme, solo seminare scenari futuri.

Ci sta, magari è tutto un po’ eccessivo, ma ammesso l’approccio visionario ci sarebbero anche questioni più gestibili da risolvere. Due giorni fa, a Wembley, gli ultrà ungheresi hanno dato l’ennesima prova di inciviltà: cori razzisti e rissa con gli addetti alla sicurezza. Nuova squalifica per i tifosi, partite da giocare a porte chiuse e multe. Non serve, è ora di tentare un altro approccio, magari più radicale. Quanto un mondiale biennale che lisci ogni conflitto geopolitico. —



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