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CALCIO SERIE C

L’incredibile storia del talento Zaccagno Dalla nazionale U20 alla disoccupazione

24 anni di Caselserugo, passato al Torino e titolare azzurro «Poi infortunio e scelte sbagliate, ma ora voglio rinascere»

Stefano Volpe
2 minuti di lettura

Stefano Volpe / PADOVA

Dal Mondiale in azzurro al fianco di Barella e Pessina al ritrovarsi senza squadra. Nel giro di appena 4 anni.

La crisi scatenata dal Covid ha colpito uno dei giocatori padovani più promettenti dell’ultima generazione. Il portiere Andrea Zaccagno, 24 anni, per il momento è un disoccupato di lusso. Nell’ultima sessione di mercato non ha trovato squadra, è tornato a casa e ora si sta allenando con la Primavera del Padova.

Sembra incredibile, visto che Zaccagno ha fatto parte da protagonista dell’ultima infornata d’oro del calcio azzurro ma è la realtà di un movimento che conserva ancora diverse storture. Il portiere originario di Casalserugo è cresciuto nel Padova, dove è rimasto fino al fallimento del 2014, quando è stato acquistato dal Torino. In granata ha vinto al primo colpo lo Scudetto Primavera e l’anno successivo si è messo al collo la medaglia d’argento agli Europei Under 19 come riserva di Meret. Il 2017, la stagione di grazia, l’ha visto giocare da titolare un entusiasmante Mondiale Under 20 concluso al terzo posto in una squadra che oltre ai futuri campioni d’Europa Barella e Pessina, contava anche sui vari Orsolini e Dimarco.

Poi cos’è successo?

«Dal 2018 mi è capitata un serie di disavventure», sospira, senza perdere il sorriso, Zaccagno. «La più grave nell’estate 2019. In ritiro con il Torino, durante un uno contro uno con Zaza, mi rompo la spalla destra. Devo operarmi, sto fermo a lungo ma anticipo il rientro visto che mi voleva l’Entella in Serie B. Una scelta sbagliata perché subisco una ricaduta e mi devo bloccare ancora».

Alla fine di quella stagione il Torino lo cede a titolo definitivo alla Cremonese.

«Dopo essermi ripreso dall’infortunio riesco a guadagnarmi la fiducia di Bisoli che mi lancia da titolare. Peccato che dopo la mia prima partita il mister venga esonerato. Arriva Pecchia che si porta come portiere Carnesecchi e io non gioco più. A fine stagione di comune accordo con la società non rinnovo il contratto per cercare una soluzione in C dove poter giocare. Non avrei mai pensato di ritrovarmi a piedi».

Si è dato una spiegazione?

«La crisi di questi ultimi anni ha portato la maggior parte delle società di Serie C a puntare su portieri molto giovani. Per contenere gli ingaggi e guadagnare contributi. Sono rimasto tagliato fuori ma spero entro gennaio di trovare una sistemazione. Fisicamente sto bene, ho ancora tanto da dare e sono sicuro che tutta la rabbia accumulata in questo periodo si trasformerà in cattiveria agonistica».

Si imputa qualche errore?

«Non avrei dovuto accettare la chiamata della Pro Piacenza nel 2018. Arrivavo da un campionato da titolare con la Pistoiese, la Pro sembrava avere grandi ambizioni e invece fallì a stagione in corso. Con il senno di poi non avrei dovuto accelerare il rientro dopo l’infortunio. Avessi saputo che un mese dopo si sarebbe scatenata la pandemia…».

I compagni di Nazionale li sente ancora?

«Ogni tanto. Lì ho vissuto il calcio vero, ho visto da vicino il fenomeno di Mbappè e giocato un Mondiale in cui c’erano Bentancur e Lautaro. Il più forte? Barella, per tecnica e testa».

Un futuro nel Padova come lo vede?

«Mi piacerebbe molto. Devo ringraziare Cano e Zancopè che mi hanno dato l’opportunità di allenarmi con la Primavera. Mi sono anche iscritto all’università». —

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