Contenuto riservato agli abbonati

Pallanuoto femminile, rigori drammatici al Plebiscito di Padova: lo scudetto va a Catania

Lacrime nella vasca per l’Antenore, rimane il tabù: la finale sfuma dopo il 10-10 ai regolamentari. Decisivi i pali di Centanni e Meggiato

PADOVA. Le lacrime si confondono all’acqua della vasca. È destino che al Plebiscito non si riesca a festeggiare uno scudetto. I precedenti quattro, che la squadra di Posterivo ha infilato uno dopo l’altro fra il 2015 e il 2018, li ha conquistati tutti lontano da casa. E neanche stavolta il tabù è sfatato per l’Antenore, perché nell’impianto padovano l’epilogo è il più atroce, con l’Orizzonte Catania che la spunta ai rigori, confermando il titolo del 2019, nell’ultima edizione disputata prima della pandemia. Ancora quei maledetti rigori.

Mercoledì 9 giugno finale tremendo, che ha accumunato quattro delle cinque gare di questa serie scudetto. E così tocca vedere Tania Di Mario e Martina Miceli, presidente e coach del club etneo, che si tuffano in piscina assieme alle proprie giocatrici, per celebrare il ventunesimo titolo della storia della loro squadra.

QUEIROLO MONSTRE

La serie si chiude con il 3-2 del setterosa siciliano, che si impone per 14-11 dopo i tiri dai cinque metri, quando i tempi regolamentari erano andati in archivio sul 10-10. E la sequenza è impietosa e crudele, con le biancorosse che si presentano all’appuntamento senza due specialiste del calibro di Ranalli e Martina Savioli, uscite per limite di falli nell’ultimo quarto.

Decisivi i pali colpiti ai rigori da Centanni e Meggiato, mentre a segno vanno Barzon (al primo titolo con l’Orizzonte, per lei che aveva vinto tutti i precedenti del Plebiscito), Marletta, Vukovic ed Emmolo, al cospetto della trasformazione di Queirolo.

Già, Elisa Queirolo. Un’immensa Elisa Queirolo. I suoi sei gol hanno tenuto vive le speranze patavine, ma non sono bastati, in una serata iniziata malissimo ma che, a un certo punto, sembrava potesse capovolgersi in qualcosa di magico.

LA RIMONTA NON BASTA

Sì perché nel conto c’è una partenza a dir poco ad handicap, l’ennesima di questa serie, con l’Antenore che, per la quarta volta su cinque partite, si trova a inseguire, stavolta per 1-5. E occorrerà interrogarsi sul perché ogni volta Padova abbia avuto bisogno di carburare, un po’ pagando la tensione, un po’, anche, la sua diversa struttura fisica, di fronte a un’avversaria più “pesante” e in grado di entrare meglio nel match.

Pareva che la sfida fosse segnata ancora prima di cominciare sul serio, invece gol dopo gol capitan Teani e compagne tornano sotto e rimontano con pazienza, tanto da portarsi pure davanti, con Ilaria Savioli, a due minuti dalla sirena, in superiorità numerica.

Era il primo vantaggio delle ragazze di Stefano Posterivo, a quel punto lanciatissime. Non è stato sufficiente, perché Aiello, a sua volta in superiorità, le ha riagguantato sul 10-10, pareggiando un incontro combattutissimo e molto fisico, come tutti in questa serie, con le giocatrici in vasca che sul piano agonistico - e dei colpi proibiti - non si sono risparmiate.

LA DELUSIONE

Resta tanto rammarico, come conferma lo stesso Posterivo, «perché le ragazze sono state straordinarie nel riuscire a rientrare in partita rimontando quattro gol di svantaggio. C’è stato grande equilibrio, tra due squadre di alto livello».

Stavolta il tecnico evita di soffermarsi sulle decisioni arbitrali («Non era facile dirigere questa partita dopo tutte le polemiche seguite a gara4»), ma non può esimersi dal tornare sull’episodio che avrebbe potuto consegnare un finale diverso a questa corsa scudetto: «A 20 secondi dal termine, a Catania, non ci è stato un rigore clamoroso, quando eravamo in parità. Ora, però, è giusto rendere onore alle vincitrici».

Video del giorno

Appartamento a fuoco all'Arcella, ecco l'intervento dei vigili del fuoco

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi